Segnali climatici preoccupanti: El Niño torna in anticipo, rischio record di temperatura nel 2027
Dopo l'evento estremo di El Niño del 2023 e del 2024, gli scienziati avvertono che l'Oceano Pacifico potrebbe dirigersi verso un altro episodio di riscaldamento. La ricorrenza accelerata di El Niño sfida gli schemi storici e aumenta il rischio di record di temperatura globale.

Il sistema climatico del pianeta potrebbe stare entrando in una fase inquietante. A malapena superato uno degli episodi di El Niño più intensi degli ultimi decenni, diversi centri di monitoraggio avvertono che l’oceano Pacifico equatoriale torna a mostrare segnali di riscaldamento prematuro.
Secondo una recente analisi pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian, i modelli climatici iniziano a suggerire la possibilità di un nuovo evento, qualcosa che fino a pochi anni fa era considerato improbabile in un intervallo di tempo così breve.
Il fenomeno di El Niño, ufficialmente noto come El Niño-Oscillazione del Sud, consiste in un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico centrale e orientale.
Questo processo altera la circolazione atmosferica tropicale e modifica i regimi di precipitazioni e temperature in gran parte del pianeta. I suoi effetti si fanno sentire con particolare intensità in America del Sud, nel Sud-Est asiatico, in Australia e nell’Africa orientale, generando siccità severe in alcune regioni e inondazioni devastanti in altre.
The new C3S multi-model climate model mean is out. It continues to show the likelihood of El Niño by summer/fall 2026. Still some question of magnitude, but at least a moderate event seems pretty likely. The atmospheric response looks classic, with enhanced precip and low pic.twitter.com/fS0dO6WyWd
— Andy Hazelton (@AndyHazelton) February 13, 2026
Anche il sito Nation Thailand riporta le preoccupazioni di esperti asiatici che osservano un comportamento oceanico atipico nel Pacifico occidentale. Parallelamente, un’analisi diffusa dall’organizzazione Climate Adaptation Alliance, sottolinea che l’intervallo tra gli eventi caldi potrebbe accorciarsi, aprendo interrogativi sul ruolo del riscaldamento globale in questa dinamica. La ripetizione di eventi estremi in un arco temporale ridotto mette sotto pressione i sistemi produttivi, energetici e sanitari a scala globale.
Un oceano che accumula energia e cambia le regole
Dal punto di vista fisico, il Pacifico tropicale funziona come un gigantesco serbatoio di energia termica. Quando gli alisei si indeboliscono, l’acqua calda che normalmente si concentra nella parte occidentale dell’oceano si sposta verso est, rilasciando calore nell’atmosfera. Questo scambio non solo aumenta le temperature regionali, ma può spingere record termici su scala planetaria.
L’ultimo episodio intenso ha coinciso con l’anno più caldo mai registrato a livello globale. Secondo i dati dell'Organizzazione meteorologica mondiale e del servizio climatico europeo Copernicus, la temperatura media del pianeta ha superato ampiamente le soglie storiche. La combinazione tra il forcing antropico dovuto ai gas serra e la variabilità naturale associata a El Niño ha prodotto un salto termico che ha lasciato il segno in incendi boschivi, ondate di calore marine ed episodi di piogge torrenziali.
Studi pubblicati su riviste come Nature Climate Change suggeriscono che il riscaldamento globale potrebbe amplificare l’intensità degli eventi di El Niño più estremi. Sebbene la frequenza complessiva del fenomeno non mostri un aumento lineare evidente, cresce l’evidenza che gli episodi più potenti tendano a diventare più probabili in un oceano più caldo. Ciò significa che ogni nuovo Niño ha una maggiore capacità di infrangere record e di innescare impatti socioeconomici più profondi.
Cosa potrebbe significare un nuovo Niño in così poco tempo
La possibilità di un nuovo evento non implica una certezza assoluta, ma aumenta la probabilità di scenari di rischio. Nel Sud-Est asiatico, un Niño forte è spesso associato a deficit di piogge e a problemi nella produzione di riso. In America del Sud può alterare la distribuzione delle precipitazioni, intensificando le inondazioni in alcuni bacini e aggravando la siccità in altre regioni agricole chiave.
A livello globale, un altro episodio caldo potrebbe spingere nuovamente la temperatura media del pianeta verso nuovi massimi storici. Ciò avrebbe implicazioni dirette sulla criosfera, accelerando il ritiro dei ghiacciai e la fusione nelle regioni polari. Aumenterebbe inoltre la frequenza delle ondate di calore marine, un fenomeno che ha già provocato episodi massicci di sbiancamento dei coralli in diverse aree del Pacifico.
La sfida scientifica consiste ora nel perfezionare i modelli di previsione stagionale e comprendere meglio l’interazione tra variabilità naturale e cambiamento climatico indotto dall’uomo. Le informazioni diffuse da The Guardian e da altri media internazionali mettono sul tavolo una realtà scomoda: il sistema climatico si sta muovendo più rapidamente del previsto. In questo contesto, ogni segnale precoce nel Pacifico equatoriale merita attenzione, perché ciò che accade in quelle acque finisce per ripercuotersi su tutti i continenti.