Mediterraneo, il livello del mare accelera: nuovi dati Copernicus rivelano le differenze tra Est e Ovest
Uno studio pubblicato nel Copernicus Ocean State Report 2026 rivela che il Mediterraneo non si innalza uniformemente: negli ultimi decenni le sue regioni hanno mostrato accelerazioni differenti, influenzate da temperatura, salinità e circolazione marina.

Il futuro delle regioni costiere che si affacciano sul Mar Mediterraneo è minacciato dall’innalzamento del livello del mare. Ma non ovunque in ugual misura e non ovunque con la stessa tempistica.
Un recente studio pubblicato nell'ambito del decimo Copernicus Ocean State Report, mostra come il Mediterraneo occidentale e quello orientale abbiano seguito evoluzioni differenti negli ultimi trent'anni. Misure da satellite ed in situ mostrano un’evoluzione complessa.
Trent'anni di osservazioni: un Mediterraneo in continua evoluzione
Il nostro Mar Mediterraneo, il Mare Nostrum come lo chiamavano gli antichi Romani, da oltre 30 anni viene monitorato da Terra e dallo spazio. Misurazioni “in situ”, effettuate con mareografi installati lungo le coste, combinate con misurazioni dei satelliti altimetrici permettono di ricostruire come l’altezza della superficie marina stia cambiando nel tempo.
Recentemente, i dati raccolti tra il 1993 e il 2014 sono stati analizzati da un gruppo di ricerca coordinato da Federica Borile dell'Università di Bologna e della Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici).
A differenza di altri studi basati sugli stessi dati, sono state utilizzate medie mobili con finestra temporale di 10 anni per individuare gli andamenti nell’altezza marina.
I risultati della ricerca hanno mostrato che esiste un andamento generale di aumento del livello della superficie del Mediterraneo, ma non in maniera lineare. A questa crescita a lungo termine si sovrappongono oscillazioni - accelerazioni e rallentamenti - in maniera diversa da regione a regione, più evidenti tra la parte orientale e quella occidentale.
Proprio queste oscillazioni svelano quanto complesso sia il comportamento di un bacino relativamente piccolo e quasi completamente circondato dalle terre emerse.
Mediterraneo occidentale e orientale: due storie differenti
Una delle scoperte più interessanti riguarda il diverso comportamento delle due grandi regioni mediterranee, separate geograficamente dal Canale di Sicilia.
Mentre la velocità di innalzamento registrata nel Mediterraneo occidentale è passata da 3,0 ± 0,7 a 6,4 ± 1,0 millimetri all'anno, praticamente raddoppiata nel periodo esaminato, la stessa è stata più irregolare nel Mediterraneo orientale, dove ha raggiunto comunque 6,4 ± 1,1 millimetri all'anno nell'ultimo decennio disponibile.
Per comprendere queste differenze il team di ricercatori si è avvalso anche delle ricostruzioni oceanografiche, che permettono di studiare temperatura, salinità e circolazione delle acque. In particolare, nelle acque del Mediterraneo agiscono due meccanismi con effetti opposti. Un meccanismo è l’espansione termica dovuta all’aumento di temperatura della superficie del mare. Il meccanismo opposto è la contrazione dovuta all’aumento di densità prodotto da un aumento della salinità.

Nel Mediterraneo occidentale, recentemente, l'espansione termica ha prevalso sulla contrazione associata alla salinità. In quello orientale i due effetti si sono progressivamente compensati, lasciando maggiore importanza alle variazioni della massa d'acqua, determinate anche dagli scambi attraverso gli stretti e dal bilancio tra evaporazione e apporti idrici.
Le conseguenze per le coste italiane e mediterranee
La velocità di innalzamento locale lungo le coste risulta essere anche maggiore del valore medio.
Ad esempio, in alcune zone del Mediterraneo occidentale, soprattutto lungo le coste algerine, nelle Baleari e sui versanti occidentali della Sardegna e della Corsica la tendenza è superiore agli 8 mm all’anno.

Nell'Adriatico e nell'Egeo si osservano invece valori generalmente più contenuti, con alcune aree adriatiche inferiori a 3 millimetri all'anno.
Il valore massimo è stato registrato a Lampedusa, nel Canale di Sicilia, con quasi 10 mm all’anno.
Le misurazioni dell’innalzamento del livello del mare lungo le coste sono particolarmente complicate. Qui infatti l’innalzamento registrato può essere conseguenza della subsidenza, cioè di un abbassamento del terreno, come ad esempio a Venezia.
Lo studio conferma come il Mediterraneo continui a innalzarsi. Tuttavia, per valutare conseguenze e rischi per le zone costiere non basta conoscere una media generale. Occorre comprendere come cambierà il mare davanti a ciascuna costa, integrando le osservazioni satellitari con le misure locali e con i movimenti del territorio.
Riferimento della notizia
Borile F. et al.. (2026). Decadal variability in the Eastern and Western Mediterranean sea level trends.