Innalzamento del livello del mare: oltre i 2 metri entro il 2100

Un team di ricercatori olandesi, britannici e statunitensi ha pubblicato uno studio che avverte sui rischi per le comunità e gli ecosistemi costieri legati allo scioglimento dei ghiacciai. Gli effetti potrebbero essere peggiori di quanto già previsto in un rapporto dell’Ipcc

Ivonne Carpinelli Ivonne Carpinelli 25 Mag 2019 - 10:53 UTC
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L’innalzamento del livello del mare (Slr) è già una minaccia per le comunità e gli ecosistemi costieri. Il fenomeno è provocato dallo scioglimento delle calotte glaciali in Groenlandia e Antartide per effetto del cambiamento climatico provocato dalle attività dell’uomo: urbanizzazione, metodi di sfruttamento delle terre e delle risorse naturali, agricoltura intensiva e uso di pesticidi sono tra le principali minacce odierne.

L'ultima ricerca sull'innalzamento dei livelli del mare

Alcuni ricercatori stanno provando a quantificare l’innalzamento dei mari per consentire ai policy makers di elaborare adeguate politiche di adattamento per le comunità costiere. Il team composto da Jonathan L. Bamber, Michael Oppenheimer, Robert E. Kopp, Willy P. Aspinall, and Roger M. Cooke ha redatto lo studio Ice sheet contributions to future sea-level rise from structured expert judgment pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences della United States National Academy of Sciences.

Il team composto da ricercatori olandesi, britannici e statunitensi ha usato la tecnica Structured expert judgment (Sej) che si basa su modelli deterministici e sfrutta l’analisi matematica per prevedere l’evoluzione climatica globale. Gli scienziati hanno raccolto le stime sull’innalzamento dei mari di 22 esperti di banchise polari e li hanno combinati con gli scenari relativi all’aumento della temperatura globale di fascia alta e bassa.

È emersa una “probabilità piccola ma significativa di Slr superiore a due metri entro il 2100 nello scenario ad alta temperatura”, sottolinea Jonathan L. Bamber della School of Geographical Sciences dell’Università di Bristol sul sito della BBC. Questo comporterebbe “una perdita terreni per 1,79 milioni di chilometri quadrati” e amplierebbe il fenomeno già in atto dei migranti climatici “con un potenziale impatto su circa 187 milioni di persone”.

Le previsioni sull'instabilità dei ghiacci

Il modello Sej ha permesso di elaborare stime e previsioni che, seppure incerte, come rimarcato nell’articolo, contribuiscono a fare luce su fenomeni potenzialmente critici. “Un’innovazione chiave in questo lavoro”, precisa Bamber, è l’analisi della reciproca influenza “tra i processi di accumulo, deflusso e scarico in ciascuna calotta glaciale”. Strumenti che aiutano a indagare “l’instabilità dei ghiacci marini” e si spera possano “essere ulteriormente sviluppati e applicati in altre aree della ricerca sul clima”, precisa Bamber.

Effetti peggiori di quanto previsto dall'Ipcc

Le cifre emerse nel rapporto confermano le previsioni dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) contenute nel Fifth Assessment Report ma dimostrano che gli effetti dello scioglimento dei ghiacciai possono essere peggiori del previsto. In questo rapporto l’aumento del livello del mare era stimato tra i 52 e i 98 centimetri entro il 2100. Una previsione già definita troppo cauta da esperti e glaciologi di tutto il mondo.

Non tutto è perduto. Se le emissioni globali di gas serra saranno tagliate, come previsto dalle politiche europee e internazionali, c’è solo il 5 per cento di probabilità che l’innalzamento dei mari al 2100 superi i 2 metri. Si tratta comunque di un “rischio serio”, conclude Bamber, che non va sottovalutato.

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