Perché pochi giorni prima che entra lo Scirocco migliaia di uccelli migratori attraversano lo Stretto di Messina?

Il fenomeno è stato osservato dopo decenni di osservazione e monitoraggi, durante il periodo della grande migrazione di primavera che attraversa lo Stretto.

Immagine dello Stretto di Messina osservato dai Monti Peloritani.
Immagine dello Stretto di Messina osservato dai Monti Peloritani.

Nello Stretto di Messina, tra marzo e maggio, il cielo diventa un’autostrada per migliaia di uccelli migratori che affrontano la grande migrazione di primavera, dall’Africa all’Europa, per il ritorno nei siti di nidificazione estiva.

Lo Stretto di Messina, insieme al Bosforo e allo Stretto di Gibilterra, è uno dei corridoi migratori più importanti d’Europa. Ma nello Stretto di Messina c’è un momento magico e prevedibile che gli ornitologi conoscono bene da decenni.

Difatti, pochi giorni prima che entra il vento di Scirocco, il passaggio degli uccelli raddoppia, a volte triplica. Poi, quando il vento africano infuria a 70-80 km/h o più, il cielo si svuota improvvisamente. Questo comportamento è stato studiato e osservato da decenni sul posto.

Lo Stretto, un imbuto tra due mondi

Gli uccelli migratori che attraversano il Mediterraneo centrale evitano il più possibile le lunghe traversate marine. Preferiscono volare planando sulle termiche, le correnti ascensionali di aria calda che si formano sopra le terre emerse, per risparmiare energie preziose.

Lo Stretto di Messina, con i suoi soli 3-4 km di mare nel punto più stretto, incanalato tra i Monti Peloritani e l’Aspromonte, rappresenta la via più breve e “sicura”.

Qui le termiche permettono loro di guadagnare quota rapidamente e planare verso la Calabria.

Lo Scirocco cambia tutto

Quando una perturbazione proveniente dal Nord-Africa si avvicina, porta con sé venti meridionali intensi. Nello Stretto si verifica l’effetto Venturi, con il vento che si incanala e accelera, diventando burrascoso.

Lo Stretto di Messina, insieme al Bosforo e allo Stretto di Gibilterra, è uno dei corridoi migratori più importanti d’Europa.
Lo Stretto di Messina, insieme al Bosforo e allo Stretto di Gibilterra, è uno dei corridoi migratori più importanti d’Europa.

I rapaci, che dipendono dal volo planato e dalle termiche, non riescono più a salire a quote elevate (normalmente 1000-1200 metri o più). Sono costretti a volare bassissimi, a pochi metri dal mare, con un enorme dispendio energetico e il rischio concreto di finire in acqua. Inoltre, lo scirocco umido o carico di sabbia sahariana genera spesso foschia o nuvolosità bassa (caligine), che riduce drasticamente la visibilità.

Studi radar condotti proprio nello Stretto hanno dimostrato che la nebbia è il fattore meteorologico che più inibisce la migrazione: gli uccelli la evitano attivamente.

Ecco perché, quando sentono che sta per arrivare una forte perturbazione, gli stormi accelerano.

Meglio attraversare subito, mentre le condizioni sono ancora accettabili, piuttosto che restare intrappolati sul lato siciliano per giorni, con il rischio di ritardare l’arrivo ai siti di nidificazione o di esaurire le riserve energetiche.

I dati raccolti in decenni di campi antibracconaggio (da associazioni come MAN – Associazione Mediterranea per la Natura, WWF e altri) confermano il pattern, con passaggi spettacolari di migliaia di individui al giorno proprio nelle fasi pre-frontali, seguiti da cali netti o arresti durante lo scirocco forte. Non appena il vento ruota o cala, il flusso riprende.

Come fanno gli uccelli a prevedere lo Scirocco?

I venti di Scirocco anticipano, generalmente, l’arrivo di un fronte o una perturbazione da Ovest. Le perturbazioni generano onde sonore a bassissima frequenza (infrasuoni, sotto i 20 Hz), impercettibili all’orecchio umano ma che viaggiano per centinaia, a volte migliaia di chilometri.

Studi radar condotti proprio nello Stretto hanno dimostrato che la nebbia è il fattore meteorologico che più inibisce la migrazione: gli uccelli la evitano attivamente.
Studi radar condotti proprio nello Stretto hanno dimostrato che la nebbia è il fattore meteorologico che più inibisce la migrazione: gli uccelli la evitano attivamente.

Gli uccelli le percepiscono chiaramente. Un celebre studio su warblers americani ha mostrato che gli uccelli abbandonavano i territori di nidificazione 1-2 giorni prima dell’arrivo di forti temporali, quando la tempesta era ancora a centinaia di chilometri di distanza e nessun segnale locale (vento, temperatura, umidità) era ancora evidente. Lo stesso meccanismo è plausibile per le perturbazioni mediterranee.

Questi sensi sono innati, ma affinati dall’esperienza. Gli esemplari adulti, che hanno già compiuto più migrazioni, interpretano meglio i segnali e guidano gli stormi, e gli esemplari più giovani, con meno esperienza.

Un capolavoro evolutivo

Il passaggio dello Stretto prima dello scirocco non è casuale, ma il risultato di milioni di anni di selezione naturale. Gli uccelli che sentivano il maltempo in arrivo e anticipavano la traversata avevano maggiori probabilità di sopravvivere e riprodursi. Quelli che si facevano sorprendere dal vento forte e dalla foschia rischiavano di più.

Oggi questo fenomeno rende lo Stretto di Messina uno dei luoghi più emozionanti al mondo per osservare la migrazione. Chi ha la fortuna di essere sui Peloritani o sull’Aspromonte in quei giorni vede il cielo riempirsi di stormi che volteggiano, si aggregano, sfruttano le ultime termiche buone.

E ci ricorda quanto gli uccelli siano maestri nell’interpretare il linguaggio invisibile dell’atmosfera, un linguaggio che noi umani, con i nostri radar e modelli matematici, stiamo solo iniziando a decifrare.

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