Queste sono le dinamiche che causano le intense e persistenti ondate di calore in Europa
Tutto nasce spesso da una profonda depressione extratropicale sull’Atlantico settentrionale che risucchia aria calda verso l'Europa. Ma proprio qui si innesca un meccanismo a catena che può rendere l'ondata di calore intensa e persistente.

Negli ultimi anni l’Europa, e l’Italia in particolare, ha assistito a estati sempre più dominate da ondate di calore eccezionali, con temperature sopra i +40 °C per diversi giorni, notti tropicali, siccità e incendi.
Dietro questi eventi non c’è solo “fa caldo perché è estate”. Esiste una precisa dinamica atmosferica che trasforma una semplice massa d’aria calda in un blocco persistente capace di durare anche tre o quattro settimane.
Tutto inizia da una depressione in Atlantico
Tutto nasce spesso da una profonda depressione extratropicale sull’Atlantico settentrionale, tra Islanda, Groenlandia e isole britanniche. Questa depressione ruota in senso antiorario e risucchia aria dalle latitudini subtropicali (Nord Africa, Maghreb, Spagna meridionale e bacino del Mediterraneo) e la spinge verso nord-nordest, direttamente sull’Europa centrale e occidentale.
L’aria calda si espande, la colonna atmosferica si “gonfia” verso l’alto e aumenta il geopotenziale (l’altezza delle superfici isobariche, in particolare quella dei 500 hPa). Si forma così un promontorio anticiclonico in quota, un vero e proprio “cappello” di alta pressione che si estende dal Nord Africa fino alla Scandinavia.

Sotto questo promontorio il cielo si presenta sempre sereno o al più velato dal pulviscolo desertico, il sole batte senza interruzioni e le temperature salgono rapidamente. Specie in aree fortemente urbanizzate, senza alberi.
Il ruolo della corrente a getto
Sul bordo occidentale del promontorio l’aria calda subtropicale che sale verso latitudini più settentrionali incontra l’aria più fresca e umida dell’Atlantico. Questo forte gradiente termico orizzontale (differenza di temperatura su breve distanza) accelera i venti in quota e il getto polare (jet stream) si intensifica e si incurva proprio lungo il fianco del promontorio.
Un getto polare forte e ondulato è fondamentale perché favorisce la divergenza della massa d’aria in quota sul lato orientale del promontorio. Questa divergenza agisce come un aspirapolvere in alto, che risucchia aria dalla superficie e favorisce la risalita all’interno della saccatura a valle.

La depressione a valle e l’alta pressione a monte si rinforzano a vicenda. Si crea il tipico schema di blocco atmosferico (spesso configurato come “blocco Omega”, dalla forma della lettera greca Ω).
Il Feedback positivo, il motore della persistenza del caldo
La vera ragione per cui queste ondate diventano estreme e durature è dovuta a un circolo vizioso positivo. L’alta pressione in quota provoca subsidenza (discesa di aria dall’alto verso il basso).
L’aria che scende si comprime e si riscalda per compressione adiabatica (lo stesso principio del riscaldamento di una pompa da bicicletta). Tale riscaldamento aggiuntivo espande ulteriormente la colonna atmosferica, il geopotenziale sale ancora e l’anticiclone di conseguenza si rafforza.
Il contrasto termico con l’aria atlantica più fresca mantiene forte il getto polare, che continua a sostenere dinamicamente la configurazione bloccata, per giorni o settimane.

Una volta innescato, questo meccanismo diventa difficile da interrompere. Può durare settimane, fino a quando una perturbazione molto energica o un cambio di configurazione emisferica non rompe il blocco.
Il Mar Mediterraneo, che si scalda molto in estate, funge da serbatoio di calore e umidità, alimentando ulteriormente le temperature notturne elevate (notti tropicali), specie lungo le coste.
Il cambiamento climatico quanto incide?
Il cambiamento climatico sta rendendo questi episodi più probabili e intensi. Le temperature medie più alte, il maggior riscaldamento del continente rispetto all’oceano, e un getto polare estivo più debole e ondulato favoriscono la formazione e la persistenza di questi blocchi.
Il risultato è che le ondate di calore diventano più frequenti, più lunghe e più estreme, interessando da vicino vaste porzioni del vecchio continente, e da vicino pure l’Italia.