Un rinverdimento del Sahara comporterà fasi di siccità sempre più estreme per l'Europa meridionale?

L'alterazione del regime pluviometrico sull'area del Sahara rischia di avere pesanti ripercussioni sul clima dell'Europa meridionale, ampliando i periodi di siccità sulle nostre regioni.

Da recenti studi emergerebbe un aumento della frequenza e dell'intensità degli eventi piovosi, specialmente in estate, legato a variazioni climatiche naturali, che stanno contribuendo a rinverdire aree desertiche, un tempo prive di vegetazione.
Da recenti studi emergerebbe un aumento della frequenza e dell'intensità degli eventi piovosi, specialmente in estate, legato a variazioni climatiche naturali, che stanno contribuendo a rinverdire aree desertiche, un tempo prive di vegetazione.

Il Sahara è noto per essere il deserto più esteso e arido della Terra, dove prima di vedere cadere una goccia di pioggia possono passare vari anni. Eppure, nell’ultimo decennio, in alcune regioni sahariane si sta registrando un aumento degli eventi piovosi, anche di carattere estremo.

Questi cambiamenti sono legati a dinamiche atmosferiche globali, come lo spostamento della Zona di Convergenza Intertropicale (ITCZ), che trasporta umidità dalle latitudini sub-equatoriali.

Tali variazioni del regime pluviometrico pare che abbiano delle conseguenze, più o meno dirette, sulle sempre più frequenti ondate di calore e cicli di siccità che interessano l’Europa meridionale, e quindi pure l’Italia.

Ma cosa sta accadendo nel Sahara?

Il Sahara copre circa 9 milioni di chilometri quadrati in Nord Africa, dal Marocco al Mar Rosso, ed è caratterizzato da un clima secco subtropicale nel nord e tropicale nel sud. Le precipitazioni medie annue sono inferiori a 5 mm in molte aree, con massimi estivi dovuti a forti temporali.

Tuttavia, studi recenti indicano un aumento della frequenza e dell'intensità degli eventi piovosi, specialmente in estate, legato a variazioni climatiche naturali, che stanno contribuendo a rinverdire aree desertiche, un tempo prive di vegetazione.

Dati satellitari della NASA, come quelli della missione Global Precipitation Measurement (GPM), hanno documentato anomalie significative nel 2024. Ad agosto e settembre, parti del Sahara hanno ricevuto piogge superiori a cinque volte la media annuale, causando inondazioni in Sudan nord-orientale e danni infrastrutturali.

Ecco uno schema di rappresentazione della circolazione atmosferica che fa capo alla cosiddetta cella di Hadley.
Ecco uno schema di rappresentazione della circolazione atmosferica che fa capo alla cosiddetta cella di Hadley.

Uno studio pubblicato su Weather and Climate Extremes nel 2024 ha analizzato 21 anni di dati IMERG (2000-2021) e identificato oltre 38.000 eventi di precipitazioni intense (HPEs) nel Sahara, con il 30% in estate.

Questi eventi sono più comuni nel Sahara meridionale e mostrano un incremento dei fenomeni convettivi, spesso associati depressioni termiche o piccole onde tropicali che risucchiano aria molto umida dalla regione del Golfo di Guinea.

Questi cambiamenti non sono uniformi. Ad esempio il nord-est del Sahara rimane il più arido, ma eventi estremi, come il ciclone extratropicale del settembre 2024 in Marocco e Algeria, hanno creato laghi temporanei e inondato dune sabbiose.

Il collegamento con la cella di Hadley

La cella di Hadley è un sistema di circolazione atmosferica che ascende all'equatore (moti convettivi legati all’ITCZ) e discende alle latitudini sub-tropicali (circa 30° latitudine), trasportando calore verso i poli.

Il suo ramo discendente, dove l’aria dopo essersi scaldata in quota si muove dall’alto verso il basso, crea zone di alta pressione, favorendo un clima secco, lì dove prevalgono i deserti.

Da recenti studi è emerso che la cella di Hadley si stia espandendo sempre più verso nord. La causa è la riduzione del gradiente termico fra equatore e polo. Modelli CMIP6 indicano che gas serra e ozono stratosferico contribuiscono al 30-50% dell'espansione, con effetti regionali.

Sul Sahara, lo spostamento dell'ITCZ più verso nord porta piogge estive più frequenti nel sud, ma rende sempre più arido il nord. Secondo alcuni studi la cella di Hadley potrebbe spostarsi verso nord di altri 2°-3° entro il 2100, influenzato da aerosol e polvere sahariana, che modulano il bilancio radiativo.

Verso fasi siccitose sempre più frequenti sull’Europa meridionale?

L'Europa meridionale, inclusa l'Italia, ha visto un aumento delle fasi di siccità dal 1850 ad oggi, esacerbato dal riscaldamento antropogenico. Il 2022 ha segnato il deficit di storage idrico totale più alto dal 2002, con 280 km³ di acqua mancante nei suoli di Europa centrale e meridionale, dovuto a deficit di precipitazioni e evaporazione potenziata.

Dati satellitari della NASA, come quelli della missione Global Precipitation Measurement (GPM), hanno documentato anomalie significative nel 2024. Ad agosto e settembre, parti del Sahara hanno ricevuto piogge superiori a cinque volte la media annuale, causando inondazioni in Sudan nord-orientale e danni infrastrutturali.
Dati satellitari della NASA, come quelli della missione Global Precipitation Measurement (GPM), hanno documentato anomalie significative nel 2024. Ad agosto e settembre, parti del Sahara hanno ricevuto piogge superiori a cinque volte la media annuale, causando inondazioni in Sudan nord-orientale e danni infrastrutturali.

In Italia, siccità multi-annuali (es. 2021-2023) hanno colpito il Po e il sud, con deficit idrici del 48% nel 2023. L'Osservatorio Europeo sulle Siccità (EDO) riporta che nel 2025, oltre il 40% dell'Europa è in siccità, con alert in Italia meridionale, Grecia e Spagna.

L'espansione verso latitudini settentrionali della cella di Hadley sposta il ramo discendente verso latitudini superiori (35-40° N), favorendo un aumento delle condizioni di tempo stabile, caldo e secco su gran parte dell’Europa meridionale.

Questo riduce le precipitazioni nel Mediterraneo, ampliando le zone aride. Inoltre con una cella di Hadley sempre più alta di latitudine diminuiranno i cicloni extratropicali sull’area del Mediterraneo, con una diminuzione delle precipitazioni su molte regioni italiani.

Maggiormente esposte saranno soprattutto le regioni del Sud, dove le precipitazioni fra primavera ed estate si sono ridotte del -20-30%.