Le onde giganti nelle profondità dello Stretto di Messina spiate dai satelliti, come si formano?
Questo fenomeno è talmente imponente da essere osservato persino dai satelliti, eppure per le navi e le barche che solcano questo braccio di mare il mare appare calmo, o appena increspato. Ecco perchè.

Se guardiamo lo Stretto di Messina dall'alto, attraverso gli occhi tecnologici dei satelliti Sentinel di Copernicus, il mare tra Sicilia e Calabria rivela un segreto affascinante. Grandi treni di onde concentriche, simili a cerchi concentrici generati da un sasso lanciato in uno stagno, si propagano regolarmente lungo la superficie dell'acqua.
Eppure, se vi trovaste a navigare in quel preciso istante su una barca, attorno a voi vedreste solo un mare calmo e piatto. O al massimo, un forte flusso d’acqua orizzontale. Si tratta di uno dei fenomeni oceanografici più spettacolari e studiati del pianeta, le onde interne solitarie.
Il motore sottomarino dello Stretto
Per capire come nascono questi giganti invisibili, dobbiamo immergerci sotto la superficie dello Stretto. In questo braccio di mare ogni 6 ore si incontrano due corpi d'acqua profondamente diversi.
Da un lato abbiamo l'acqua del Mar Tirreno, più calda e meno salata (quindi più leggera), e quella del Mar Ionio, più fredda e densa. Soprattutto in estate, questa separazione crea un netto confine termico chiamato termoclino, una sorta di invisibile pavimento liquido che divide i due strati.

Il catalizzatore del fenomeno è la conformazione del fondale. Nell’imboccatura Nord dello Stretto si trova una "sella" sottomarina, un rilievo che riduce la profondità del mare a circa 72 metri nel punto più stretto, tra Ganzirri e Punta Pezzo.
Una volta superata la sella, l'acqua rimbalza come una molla, generando grosse turbolenze che si manifestano in gigantesche onde sottomarine che possono raggiungere ampiezze verticali comprese tra i 30 e i 100 metri.
Invisibili a bordo, evidenti dallo spazio
La caratteristica più sorprendente delle onde interne è la loro interazione con la superficie. L'energia dell'onda viaggia in profondità, lasciando il livello del mare geometricamente orizzontale. Una nave non beccheggia e non sale lungo il profilo dell'onda.
Tuttavia, il movimento verticale sottomarino genera forti correnti orizzontali chiamate rispettivamente Scendende, con moto Nord-Sud, e Montante, con moto Sud-Nord.
Laddove l'acqua superficiale tende a salire dalle profondità dello Stretto verso l’alto, le increspature tese dal vento vengono compresse, creando fasce di mare liscio come uno specchio, note nella tradizione marinara dello Stretto come macchie d'olio.

Lì dove l'acqua si muove dall’alto verso il basso, la superficie si fa più rugosa e frammentata, con increspature, e fenomeni come le scale di mare, comunissimi nel quotidiano lungo tutto lo Stretto.
I satelliti come riescono a vedere queste onde?
I sensori ottici dei satelliti sfruttano un fenomeno geometrico chiamato sunglint (il riflesso del sole specchiato sul mare). Le zone lisce riflettono la luce solare lontano dal sensore (apparendo scure nell'immagine satellitare), mentre le zone rugose la disperdono in tutte le direzioni (apparendo chiare).
È così che lo spazio riesce a fotografare l'impronta digitale di un fenomeno totalmente sommerso, presente solo a grandi profondità.
L'importanza per l'ecosistema e la navigazione
Le onde interne non sono solo uno spettacolo visivo, ma rappresentano il cuore pulsante dell'ecosistema dello Stretto. Rompendosi contro le coste o i fondali, queste onde mescolano i diversi strati d'acqua provocando l'upwelling, ovvero la risalita di nutrienti profondi, fosfati e nitrati verso la superficie illuminata dal sole.
Questa continua fertilizzazione è il motivo per cui lo Stretto di Messina vanta una biodiversità marina straordinaria ed è un punto di transito cruciale per grandi pelagici come tonni, pesci spada e cetacei.