Una tragedia silenziosa sotto il mare italiano: l’ecosistema marino che difende le spiagge è in pericolo
Queste praterie sono habitat per oltre 400 specie di alghe e 1.000 specie animali, tra pesci, invertebrati e molluschi. Oggi la sua scomparsa sta esponendo a rischio erosione interi tratti di coste italiane.

La posidonia oceanica è una pianta marina che cresce nel Mediterraneo. La sua distribuzione nel fondale la rendono fondamentale per l’equilibrio ecologico costiero dei nostri mari. Essa svolge un ruolo cruciale nella salvaguardia dell’ecosistema marina.
La posidonia cattura la luce solare che penetra sott’acqua ed è in grado di sviluppare il processo di fotosintesi clorofilliana mediante le sue lunghe e verdi foglie a nastro, contribuendo a produrre ossigeno, assorbire CO2 e contrastare l’effetto serra e l’erosione delle coste.
Grazie alla loro diffusione, le praterie hanno un ruolo principale anche nel garantire e difendere la biodiversità della fauna marina. Un ettaro di prateria può ospitare fino a 350 specie diverse di creature marine, residenti o migranti, offrendo rifugio e nutrimento a crostacei, pesci e a numerose altre specie di elevata importanza ambientale ed economica.
Le caratteristiche di questa pianta
Non tutti sanno che la posidonia produce ossigeno in quantità superiori a molte foreste terrestri, sequestra anidride carbonica contribuendo alla lotta contro i cambiamenti climatici e stabilizza i fondali marini.
Secondo studi recenti, queste praterie sono habitat per oltre 400 specie di alghe e 1.000 specie animali, tra pesci, invertebrati e molluschi, rendendole fondamentali per la biodiversità costiera. La loro presenza garantisce acque più limpide, filtrando inquinanti e nutrienti in eccesso, e supporta l'economia locale attraverso il turismo e la pesca sostenibile.
Le minacce alla sua sopravvivenza
Oggi questa pianta è in grave pericolo. Negli ultimi 50 anni, le praterie di posidonia hanno subito un declino significativo, con perdite stimate in migliaia di ettari solo nelle acque italiane. Le cause sono molteplici e quasi tutte riconducibili all'attività umana.

L'ancoraggio indiscriminato delle imbarcazioni da diporto è una delle minacce più critiche. Le ancore strappano le radici, creando ferite che impiegano decenni a guarire, data la lenta crescita della pianta (solo pochi centimetri all'anno).
L'Italia è il paese più colpito, seguito da Spagna e Turchia, a causa dell'alta densità di traffico nautico nelle sue acque, durante la stagione estiva.
Ma oltre al diportismo selvaggio la posidonia oceanica è minacciata pure dall’inquinamento, come gli scarichi urbani e quelli industriali, con l’introduzione di sostanze chimiche che possono compromettere la salute delle piante.
La minaccia silenziosa dei cambiamenti climatici
Ma un altro importante pericolo è quello rappresentato dal cambiamento climatico. L'aumento della temperatura dell'acqua e l'acidificazione degli oceani riducono la resilienza della Posidonia, rendendola più vulnerabile a malattie e invasioni di specie aliene.
La Posidonia Oceánica, el tesoro del Mar
— disfrutalaciencia (@disfrutalacienc) February 3, 2026
Mediterráneo (@biodiversidad, @mitecogob) pic.twitter.com/E5Y6TUhSVV
In regioni come la Liguria, la Sardegna e la Puglia, dove le praterie sono più estese, il declino oggi è evidente. Molte spiagge che un tempo erano protette ora subiscono erosioni accelerate, con costi elevati per interventi di ripascimento artificiale.
Senza la Posidonia, la biodiversità marina crolla, con la scomparsa di specie ittiche che dipendono da questi habitat per la riproduzione e l'alimentazione. La qualità dell'acqua peggiora, favorendo fioriture algali tossiche, e le coste italiane affrontano un'erosione accelerata, con impatti devastanti sul turismo, che genera miliardi di euro per l'economia nazionale.
Le iniziative di conservazione della posidonia
Fortunatamente anche in Italia si stanno mettendo in campo iniziative molto interessanti, per la tutela di questa pianta. Progetti come quelli del WWF e di enti locali promuovono l'installazione di boe ecologiche per l'ancoraggio, che evitano danni ai fondali.

In Liguria, sforzi di reimpianto su larga scala stanno testando tecniche per ripristinare le praterie perdute, anche se le sfide rimangono significative data la lentezza della crescita. Organizzazioni come Marevivo e Ambiente Mare Italia sensibilizzano il pubblico e spingono per normative più stringenti, inclusa la protezione delle foglie spiaggiate di Posidonia, che fungono da barriera naturale contro l'erosione.
L'Unione Europea, attraverso direttive come Habitat, classifica la Posidonia come specie prioritaria, incentivando aree marine protette. Governi, enti locali e turisti devono adottare pratiche sostenibili, come ancoraggi regolamentati, e la sensibile riduzione dell’inquinamento.
Solo così potremo preservare la posidonia, garantendo che le future generazioni godano di spiagge sicure e di un mare sano. La tragedia è silenziosa, ma la nostra risposta non può esserlo, è tempo di agire prima che sia troppo tardi.