Gli anelli impossibili di Chariklo: quale forza impedisce loro di disperdersi nello spazio?
Attorno a Chariklo, un piccolo corpo celeste oltre Saturno, esistono due sottilissimi anelli che sfidano le leggi della dinamica orbitale. Risonanze gravitazionali e satelliti ancora sconosciuti potrebbero spiegare come riescano a sopravvivere.

E’ sorprendente come l’asteroide Chariklo, di appena 250 km di diametro, riesca a mantenere attorno a sé un sistema di anelli sottili e ben definiti.
Le leggi della meccanica celeste suggeriscono, infatti, che strutture così delicate dovrebbero progressivamente allargarsi, deformarsi, perdere materiale ed eventualmente scomparire. Eppure, dal 2013 data di scoperta, gli anelli sono ancora lì, sorprendentemente ben definiti. La risposta potrebbe nascondersi in un delicato equilibrio tra collisioni, risonanze gravitazionali e l'eventuale presenza di minuscole lune ancora invisibili ai telescopi.
Perché gli anelli dovrebbero disperdersi?
Chariklo è un piccolo asteroide, dal diametro di circa 250 km, che orbita attorno al Sole (in circa 70 anni), ad una distanza di circa un miliardo di chilometri, tra le orbite di Saturno e Urano. Di piccoli corpi rocciosi come lui ne esistono numerosi e la loro famiglia è chiamata dei Centauri.
Chariklo però si distingue dai fratelli per la presenza di un sistema di due anelli, chiamati, rispettivamente, C1R il più interno a 390 km di distanza dall’asteroide, e C2R il più esterno a 405 km.
Questi anelli sono molto sottili, 6-7 km C1R e circa 2 km C2R. Proprio questa loro sottigliezza suscita non poca curiosità negli astronomi.
Gli anelli sono costituiti di rocce di diversa grandezza e ciascuna roccia orbita attorno all’asteroide quasi indipendentemente dalla presenza delle altre, soggetta principalmente alla forza di gravità dell’asteroide centrale. Il moto di ciascun frammento di roccia è descritto dalle leggi di Keplero, per cui le rocce più interne orbitano più rapidamente di quelle più esterne. Quindi, non si tratta di una struttura rigida, ma di singole rocce che condividono la stessa regione di spazio ma all’interno della quale procedono ognuna con propria traiettoria e velocità.
In tali sistemi ciò che succede è che le rocce più veloci possono raggiungere ed urtare quelle più lente e le collisioni possono trasferire energia e momento angolare da un'orbita all'altra.
Questo processo, che viene chiamato diffusione viscosa, tende progressivamente ad allargare gli anelli. È un fenomeno già conosciuto nello studio degli anelli di Saturno.
James Webb caught Chariklos rings changing in real time Tiny worlds at the edge of the Solar System were supposed to wear their rings like quiet jewelry stable, slow, almost frozen in time. Chariklo just proved otherwise. The James Webb Space Telescope has shown that this centaurs two rings are evolving in opposite directions over just a few years. Chariklo is a hybrid body about 250 kilometers across, orbiting between Jupiter and Neptune. It has traits of both asteroids and comets. Discovered in 1997, it made headlines in 2013 when astronomers found two narrow, dense rings around it a rarity for such a small object. Those rings are too thin and too far away to photograph directly, even with Webb. The only way to map them is a stellar occultation: when Chariklo briefly passes in front of a distant star, the rings dim the starlight, and that flicker reveals their structure. On October 18, 2022, researchers used Webb for the first stellar occultation that had been specifically predicted and planned for the telescope and it worked. Chariklo was moving relative to Webb at only about 2.5 kilometers per second, giving an unusually sharp look at the rings. Compared with occultations from the past decade, the result was unexpected. The rings had barely moved. Their density had. The inner ring became much more opaque roughly 50 percent more. The outer ring faded, with its signal dropping by about 60 percent. One ring looks like it is gaining material or grinding larger particles into finer dust. The other looks like it is losing material and may even be temporary. The cause is still unknown. It could be real evolution, a difference between infrared and earlier visible-light observations, or both. What is clear is that rings around small bodies are not static decorations. They can change fast. The observation itself is a milestone: the first planned occultation successfully captured by James Webb. It opens a new way to watch how rings form, evolve, and survive not just around giant planets, but around the Solar Systems overlooked wanderers.
— Black Hole (@konstructivizm) September 16, 2026
Il fatto che entrambi gli anelli rimangono sottili invece di allargarsi è il primo motivo di curiosità. Inoltre, i reciproci urti potrebbero portare i frammenti più piccoli ad aggregarsi in frammenti più grandi. Diversamente, le forze mareali che agiscono con intensità diversa sui diversi frammenti possono ostacolare questo processo.
Alla luce di queste evidenze osservative e considerazioni teoriche ci si chiede che cosa impedisce alle particelle di disperdersi e che cosa evita che si riuniscano in un piccolo satellite?
Risonanze gravitazionali: quando la gravità diventa un alleato
Una possibile soluzione arriva da un fenomeno chiamato risonanza orbitale.
Per comprenderlo, pensiamo a un'altalena. Se le diamo piccole spinte a intervalli regolari, sincronizzati con il suo movimento, possiamo modificarne progressivamente l'oscillazione. Una situazione analoga può verificarsi nello spazio quando i movimenti di due corpi sono legati da rapporti precisi tra i rispettivi periodi.
Sappiamo che essendo Chariklo di forma irregolare, il suo campo gravitazionale non perfettamente uniforme può esercitare perturbazioni periodiche sulle particelle degli anelli.
Uno studio pubblicato nel marzo 2026 su Astronomy & Astrophysics dagli astronomi Heikki Salo e Bruno Sicardy ha mostrato, attraverso simulazioni numeriche, che questa risonanza può contribuire a concentrare le particelle entro una regione relativamente stretta, contrastando la naturale tendenza degli anelli ad allargarsi.
Questa potrebbe essere la spiegazione al fatto che nel tempo gli anelli rimangano sottili.

Tuttavia, le stesse simulazioni dicono che la risonanza può provocare, nel lungo periodo, una lenta migrazione delle particelle verso l'esterno.
Per arrestare tale processo potrebbe intervenire un altro protagonista: un piccolo satellite pastore.
I “pastori” sono delle lune la cui attrazione gravitazionale contribuisce a delimitare un anello, impedendo l'eccessivo allargamento, in analogia all'azione del pastore che impedisce al gregge di disperdersi. Basterebbe una luna di circa 1 km di diametro a impedire la dispersione degli anelli. Tuttavia, è troppo piccola perché possa essere osservata con gli attuali telescopi.
Anelli eterni o strutture destinate a scomparire?
La domanda a cui gli astronomi vorrebbe rispondere è se questi anelli siano strutture eterne o transitorie che stiamo oggi osservando ma che in futuro scompariranno dopo essersi disperse nello spazio.
Le recenti osservazioni con il telescopio James Webb, quando confrontate con le precedenti effettuate con Hubble, hanno rilevato una variazione nell’opacità degli anelli. Questa potrebbe essere dovuta alla diversa lunghezza d’onda a cui osservano Hubble e James Webb. Nel caso in cui non si tratti di un effetto strumentale ma di un’evoluzione fisica, questa potrebbe suggerire che gli anelli siano strutture dinamiche nelle quali il materiale può essere redistribuito, perduto o eventualmente rifornito.
Un sistema di anelli potrebbe attraversare un ciclo evolutivo nel quale il materiale prodotto da una collisione viene inizialmente distribuito lungo le orbite, successivamente confinato dall'azione delle risonanze e infine disperso quando i meccanismi di stabilizzazione non riescono più a contrastarne l'evoluzione.
È uno scenario ancora da verificare.
Rimane quindi la domanda fondamentale: stiamo osservando sistemi sopravvissuti per tempi lunghissimi grazie a sofisticati equilibri gravitazionali, oppure strutture relativamente giovani e transitorie?
Riferimenti della notizia
Salo, H. & Sicardy, B.. (2026). Rings around irregular bodies. II. Numerical simulations of the 1/3 spin-orbit resonance confinement and applications to Chariklo..
Santos-Sanz, P. et al.. (2026). WST stellar occultation reveals unexpected changes in Chariklo's ring system.