Gli scienziati individuano aree sulla Luna in cui i microbi terrestri potrebbero sopravvivere e diventare una minaccia
Clandestini spaziali? Una nuova ricerca ha rivelato che i microrganismi terrestri potrebbero accidentalmente viaggiare a bordo di missioni dirette al Polo Sud della Luna e sopravvivere per anni nei suoi microambienti in ombra.

Giorni, mesi e anni volano via nell'incessante corsa allo spazio. Negli ultimi due decenni sono stati compiuti numerosi progressi ed è ormai un dato di fatto che, con il passare dei giorni, ci avviciniamo sempre di più al raggiungimento di nuovi orizzonti.
Tuttavia, ogni passo verso un futuro in cui i viaggi spaziali saranno all'ordine del giorno solleva nuove domande, sfide e problemi che devono essere analizzati da molteplici prospettive. Una delle domande più intriganti nella comunità scientifica è la sopravvivenza della vita terrestre oltre il nostro pianeta.
E no, non dobbiamo spingerci "così lontano" con l'immaginazione o in termini di distanza, perché si tratta piuttosto di un nuovo orizzonte di sopravvivenza che quasi nessuno aveva preso in considerazione, e che è emerso nella forma di vita più semplice: i microbi.
E se potessero sopravvivere persino sulla Luna? Questa domanda ha spinto i ricercatori del Goddard Space Flight Center della NASA, in collaborazione con altre istituzioni, a cercare di identificare le regioni in cui le condizioni ambientali potrebbero consentire la sopravvivenza dei microrganismi e, di conseguenza, a prevedere i potenziali rischi.
Topografia lunare: molto più varia di quanto sembri
Composto da basalto, anortosite e silicati, il suolo lunare è molto diverso da quello terrestre. È ruvido, con spigoli vivi e minuscoli frammenti di vetro vulcanico, resti di antiche eruzioni esplosive avvenute milioni di anni fa. Inoltre, quando i meteoriti colpiscono la superficie, il calore estremo fonde il materiale, aggiungendo uno strato di polvere composto da microscopiche perline appuntite.

Il fatto che la Luna sia stata a lungo considerata un ambiente estremamente ostile per la vita sulla Terra non è del tutto errato. L'ambiente lunare presenta temperature che superano i 120 °C durante il giorno, livelli estremi di radiazioni ultraviolette e un vuoto pressoché perfetto.
Cosa è cambiato? Questa recente ricerca, pubblicata il 17 agosto 2026, suggerisce che le regioni permanentemente in ombra del satellite naturale potrebbero offrire condizioni molto più favorevoli alla sopravvivenza dei microrganismi.
Per determinarlo, sono state utilizzate tecniche di telerilevamento della superficie lunare e l'analisi della sua topografia, consentendo una migliore comprensione delle condizioni superficiali ad alta risoluzione spaziale e quindi considerando gli effetti di ombreggiamento della topografia locale.
Ombre permanenti: un nuovo spazio per la vita?
È importante sottolineare che, a differenza della Terra, che ha un'inclinazione assiale di circa 23,5°, la Luna è inclinata di soli 1,5° rispetto al piano dell'eclittica. Questo fa sì che i raggi solari penetrino nelle regioni polari con angoli estremamente bassi, proiettando ombre che si estendono per chilometri.
Queste aree sono note come regioni d'ombra permanenti. L'assenza di luce solare diretta e di radiazioni UV fa sì che le temperature siano opposte a quelle della superficie illuminata dal sole, scendendo a valori estremamente bassi.
Tuttavia, tra queste regioni d'ombra e le aree illuminate dal sole, esistono anche zone in cui la conformazione del terreno blocca solo parzialmente la radiazione solare. Queste caratteristiche geografiche creano microambienti con peculiarità molto specifiche al Polo Sud lunare, consentendo persino l'esistenza di acqua ghiacciata.
Microrganismi terrestri e il problema di uscire da questo mondo
Dato che l'esplorazione lunare con equipaggio della NASA, nell'ambito del Programma Artemis, si concentra specificamente sul Polo Sud lunare, e che le condizioni in alcune aree eliminano due dei più potenti agenti battericidi presenti nello spazio, è sorta la domanda: cosa succederebbe se alcuni microbi ubiquitari raggiungessero anche la Luna?
I test condotti dai ricercatori si sono concentrati su tre generi batterici e due generi fungini; tra questi, un batterio estremofilo coltivato a scopo di ricerca per la sua incredibile capacità di adattamento alle dure e estreme condizioni dell'ambiente spaziale.

I risultati hanno rivelato un quadro affascinante ma preoccupante. I microrganismi possono sopravvivere nelle regioni in ombra della Luna. Sebbene non lo facciano nello stesso modo in cui lo fanno sulla Terra, entrerebbero in uno stato di profonda dormienza noto come criptobiosi.
Non riproducendosi né crescendo, e in assenza di acqua e nutrienti, potrebbero rimanere inattivi per lungo tempo. Poiché questo avviene in aree relativamente "sicure" da condizioni estreme, i microrganismi potrebbero mantenere la loro vitalità per decenni, in attesa di condizioni favorevoli.
Questo solleva una nuova preoccupazione, poiché l'introduzione involontaria di microrganismi o materia organica sulla Luna costituirebbe una forma di contaminazione del satellite naturale, che potrebbe influenzare direttamente i risultati delle ricerche sul ghiaccio lunare condotte nelle future missioni.
Tuttavia, questo studio apre una nuova prospettiva in astrobiologia e introduce nuovi protocolli di sicurezza per l'esplorazione spaziale, riconoscendo che siamo ancora lontani dal controllare l'entità della nostra impronta biologica in questa nuova corsa allo spazio.
Riferimento della notizia
Science Advances. (2026). Potential survivable niches for microbial life on the lunar south pole.