La Rocchetta Mattei: storia di un nobile eccentrico, dell’elettromeopatia e di un curioso legame con Dostoevskij
Fra i colli che circondano Bologna sorge la Rocchetta Mattei, un eccentrico castello sopravvissuto a decenni di abbandono. Tra le sue splendide sale dallo stile eclettico visse un nobile intellettuale, politico e medico autodidatta la cui fama ha viaggiato lontano

La Rocchetta Mattei prende il nome dal proprio fondatore, il conte Cesare Mattei. Il nobile filantropo e grande studioso scelse un promontorio roccioso e isolato a Savignano, in provincia di Bologna, per costruirsi una casa davvero particolare.
Qui il conte si ritirò e trascorse parecchi anni, fino alla fine dei suoi giorni, arrivando a fondare l’elettromeopatia, i cui benefici attiravano alla Rocchetta Mattei anche molti personaggi importanti.
Sul finire del XIX secolo, la fama di questa nuova tecnica raggiunse infatti anche i grandi sovrani d'Europa.
Un nuovo castello sulle tracce del Medioevo
La Rocchetta Mattei è un monumento giovane. Nel 1859 i lavori di costruzione erano per lo più finiti e il castello era già abitabile.
La storia del sito però è molto più antica e coinvolge nomi illustri della storia medievale. Vista la posizione strategica, infatti, sullo stesso sito che era probabilmente dominio della contessa Matilde di Canossa, fu costruito un complesso di edifici, proprietà degli imperatori Federico Barbarossa e Ottone IV.

Dal XIII secolo in poi, il castello venne lasciato all’abbandono finché Cesare Mattei non rilevò il sito con l’intenzione di costruirne uno nuovo, riprendendo l’originale stile medievale.
Il progetto però cambiò con l’aggiunta di elementi rinascimentali, moreschi, neoclassici e così via, che lo trasformarono nel capolavoro dell’eclettismo che si può visitare oggi.
Dal 2015 la Rocchetta Mattei è stata riaperta al pubblico dopo i danni inflitti dalle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale e dopo circa un quarto di secolo di abbandono.
Un castello da fiaba tra torri, leoni e creature fantastiche
Tra eccentriche architetture, iscrizioni in latino, gargoyle e creature fantastiche, la Rocchetta Mattei è davvero un luogo unico, in parte castello delle favole, in parte vero e proprio monumento al genio del suo fondatore.
Lo stile moresco e quello medievale si fondono a perfezione a partire dall’ingresso, segnato da un ippogrifo e da due gnomi. L'entrata è costituita da un cortile scavato nella roccia dove si trovano una fontana ricavata dall’antico fonte battesimale della parrocchia di Verzuno e la prima pietra di posa, deposta il 5 novembre del 1850.
Il bel giardino pensile permette sia di ammirare la rocca dall’esterno, con le sue torri e le vetrate, che di godere di un bel panorama sugli Appennini.
Il Cortile dei Leoni è altrettanto affascinante. Si ispira di nome e di fatto a quello omonimo dell’Alhambra di Granada di cui è una sorta di versione in miniatura.
Dentro la Rocchetta Mattei, tra stelle, marmi e misteri
Ancora più che all'esterno, all'interno la Rocchetta Mattei invita i visitatori in un mondo esotico, fatto di stucchi, colori e ancora una volta di un delicato equilibrio di stili all'apparenza incompatibili.
La sala da ballo è un perfetto esagono con un soffitto blu pieno di stelle e una grande vetrata rotonda che raffigura il conte Mattei.

Si racconta che il conte avrebbe voluto usarla per festeggiare i suoi novant'anni insieme ad ottantanove novantenni e da questa idea l'ambiente avrebbe preso la denominazione di Sala dei Novanta. Purtroppo la festa non ebbe luogo perché il conte venne a mancare prima di raggiungere i novant'anni.
Fra i tanti ambienti notevoli dell'interno ci sono anche la cappella, ispirata alla Mezquita di Cordova, la Sala dell'Oblio, e la Sala della Pace, uno straordinario esempio di architettura liberty, con seta alle pareti, ampie vetrate e un lampadario d’alabastro.
La Sala Rossa, con gli archi di legno e in stile moresco, era invece quella in cui il conte Mattei si dedicava ai suoi studi. Qui nacque anche la sua personale scienza, l’elettromeopatia, che pur non avendo mai ottenuto alcun riconscimento di fondatezza dalla comunità medica, conobbe lo stesso un'enorme successo.
Da Rocchetta Mattei alla Russia: il successo dell’elettromeopatia
Cerare Mattei non era laureato in medicina ma studiò da autodidatta fino ad arrivare a combinare i principi dell’omeopatia con le presunte energie elettriche del corpo umano.
Il conte esercitò la sua professione di guaritore sempre in collaborazione con un vero medico e nonostante qualche polemica, i suoi fluidi elettromeopatici, in gocce, elisir o polveri, divennero enormemente popolari in tutta l'Europa e oltre.
A Rocchetta Mattei arrivavano infatti anche pazienti illustri, tra cui Ludovico III di Baviera, il Principe di Piemonte e lo Zar Alessandro II dalla lontana Russia.
Ed è con la Russia che la Rocchetta mattei ha un legame che incuriosisce. Proprio negli anni in cui l’elettromeopatia raggiungeva il picco della sua fama, Dostoevskij scriveva I fratelli Karamazov, citando in un famoso passaggio gli studi e i rimedi di Mattei, pur facendolo erroneamente risiedere a Milano.
I due intellettuali non si incontrarono mai, ma evidentemente la notizia degli studi di Cesare Mattei colpì proprio tutti.
Visitare la Rocchetta Mattei
La Rocchetta Mattei si trova a Savignano, nel comune di Grizzana Morandi, in provincia di Bologna ed è raggiungibile tramite la statale nº 64 Porrettana.
Le visite sono possibili solo con guida e con prenotazione, nei fine settimana.
Ogni momento dell’anno è speciale a suo modo per visitare questo sito. Tra primavera ed estate la luce mette in risalto la meravigliosa policromia delle pietre, dei marni, degli stucchi e delle vetrate, mentre i boschi intorno al castello si fanno più rigogliosi e verdi.
In autunno e in inverno, invece, lo stile orientale che sembra così fuori contesto sull’Appennino Tosco-Emiliano si somma alla foschia, alle nebbie mattutine e talvolta persino a qualche nevicata.
Quando questo avviene tutto il castello con il paesaggio circostante assume un’atmosfera ancora più magica e misteriosa.