Il piano della NASA per portare gli esseri umani a vivere sulla Luna comincia a prendere forma

Il programma Artemis punta a una presenza umana stabile sulla Luna entro il 2030, trasformandola in laboratorio per future missioni su Marte attraverso nuove tecnologie, risorse locali e collaborazioni internazionali.

Modulo di Artemis II sulla base di lancio. Credit: NASA
Modulo di Artemis II sulla base di lancio. Credit: NASA

Negli anni Sessanta e Settanta, le famose missioni Apollo (di cui 6 allunate con equipaggio) avevano un prevalente scopo dimostrativo, dimostrare la capacità (degli USA) di poter portare l’uomo sulla Luna, anche se per pochi giorni.

Oggi la prospettiva è molto diversa. Non si tratta più soltanto di “tornare” sulla Luna, ma di imparare a viverci, poiché la Luna viene considerata un laboratorio naturale dove effettuare esperimenti, testare nuove tecnologie, modelli di sopravvivenza e soprattutto sistemi logistici per una permanenza di lungo periodo.

E’ questo il nocciolo del programma Artemis della NASA, creare le basi per una presenza umana permanente sul nostro satellite entro il prossimo decennio.

Il programma Artemis

Il programma Artemis della NASA mira a stabilire una presenza umana sulla Luna come fase preparatoria per la colonizzazione di Marte. Artemis I nel 2022 è stata la prima missione senza equipaggio. Artemis II sarà la prima prevista con equipaggio, pianificata per il 1 aprile 2026. Essa consisterà in un volo circumlunare di circa 10 giorni.

Seguirà Artemis III nel 2027, prima pensata come prima missione con allunaggio ma oggi ripensata come missione di test in orbita terrestre per i sistemi di atterraggio.

Il ritorno umano sulla superficie lunare è previsto con Artemis IV agli inizi del 2028, mentre Artemis V, per la fine del 2028 avvierà missioni regolari e l’uso di infrastrutture come il Gateway orbitale, con prospettiva di basi permanenti.

Figura chiave nei programmi NASA legati all’esplorazione lunare è l’ingegnere spagnolo Carlos García-Galán. Già attivo in altri progetti come Orion e Gateway, oggi è personaggio di punta per il “Moon Base”, che punta alla realizzazione di una base stabile sulla superficie lunare.

Il piano della NASA prevede innanzitutto gli astronauti sulla Luna dopo oltre mezzo secolo con le missioni Artemis. Successivamente, gli allunaggi diventeranno più frequenti fino ad avere una cadenza semestrale. Nel frattempo si sta lavorando allo sviluppo delle infrastrutture quali habitat, sistemi di trasporto e tecnologie per utilizzare le risorse locali.

Realizzare una permanenza sostenibile

Uno dei principali problemi per la realizzazione di basi permanenti è il trasporto da Terra di quanto serve per realizzarle. Ciò che si sta facendo è di pensare come sfruttare le risorse locali, cioè quelle presenti sulla Luna. Ad esempio, il ghiaccio presente nelle regioni polari potrebbe essere trasformato in acqua, ossigeno e anche carburante riducendo in questo modo la dipendenza dalla Terra.

La base lunare Alpha della serie cult di fantascienza Spazio 1999 (1975-1977).
La base lunare Alpha della serie cult di fantascienza Spazio 1999 (1975-1977).

Una delle postazioni più favorevoli sulla superficie lunare è proprio in prossimità dei poli, non solo per la presenza di ghiaccio ma anche perché le condizioni di illuminazione da parte del Sole sono più favorevoli, permettendo una produzione continuativa di energia elettrica con pannelli fotovoltaici.

Anche questo sarà un obiettivo delle missioni Artemis, esplorare le postazioni più favorevoli per la realizzazione della base lunare.

Non solo NASA ma anche partner privati

L’obiettivo è così ambizioso che le sole agenzie governative, la NASA nel nostro caso, difficilmente potrebbero farsi interamente carico dei costi. Diventa quasi scontata l’apertura di questi programmi ad altre agenzie private, come la SpaceX e Blue Origin. Questo elemento rappresenta una significativa novità nel modo in cui si farà esplorazione spaziale.

Le problematiche relative alla permanenza dell’uomo sulla Luna sono molteplici. Non si tratta solo della realizzazione delle infrastrutture, ma di garantire la protezione della salute degli astronauti in caso di lunga permanenza, per la presenza di radiazioni (ricordiamo che la Luna è priva della protezione naturale atmosfera) e la permanenza duratura in ambienti chiusi.

La Luna diventa così un valido banco di prova indispensabile per il prossimo grande obiettivo: Marte.

Secondo i piani, entro il 2030 dovrebbe nascere il primo avamposto umano permanente al di fuori della Terra, non una “colonia”, ma una struttura scientifica e operativa capace di ospitare astronauti per periodi prolungati.

In questo scenario, la Luna rappresenta l’inizio di una nuova fase della storia umana: quella della presenza stabile oltre il nostro pianeta.