La faglia "silenziosa" che preoccupa gli scienziati: può scatenare un terremoto magnitudo 9 senza preavviso

In questa vasta area, entro i prossimi decenni, è atteso un terremoto devastante che potrebbe raggiungere i 9 gradi Richter, causando danni ingenti e persino un mega tsunami.

In queste zone le placche sono incastrate tra loro per lunghi periodi, accumulando enormi quantità di energia elastica. Ciò scatenerà un forte terremoto entro i prossimi decenni.
In queste zone le placche sono incastrate tra loro per lunghi periodi, accumulando enormi quantità di energia elastica. Ciò scatenerà un forte terremoto entro i prossimi decenni.

Nel mondo sono davvero tante le aree che rischiano di essere colpite da un forte terremoto, entro i prossimi anni. Ma una di queste, oggi, viene considerata come l’area a maggior rischio.

La zona di subduzione di Cascadia rappresenta una delle minacce sismiche più studiate al mondo. Si tratta di una lunga faglia sottomarina che si estende per circa 1.000 chilometri lungo la costa del Pacifico nord-occidentale, dal nord della California fino all’isola di Vancouver in Canada, passando per Oregon e Washington.

Il grande potenziale di quest’area

La zona di subduzione di Cascadia si è originata a seguito fra la placca oceanica Juan de Fuca che si sta infilando sotto la placca continentale nordamericana, a una velocità di circa 4 cm all’anno.

In queste zone le placche sono incastrate tra loro per lunghi periodi, accumulando enormi quantità di energia elastica. Quando il blocco cede improvvisamente, si verifica un forte terremoto, anche oltre gli 8,5 Richter.

A differenza delle faglie superficiali come la San Andreas, qui il movimento avviene lungo un piano inclinato profondo decine di chilometri, capace di generare terremoti di magnitudo 8,5–9,2 o superiore.

L’ultimo grande evento e il ciclo sismico

L’ultimo grande terremoto di Cascadia avvenne il 26 gennaio 1700. Le prove geologiche (abbassamento improvviso della costa, depositi di tsunami) e storiche (un’onda anomala registrata in Giappone circa 10 ore dopo) indicano una magnitudo stimata tra 8,7 e 9,2.

Studi paleosismologici hanno identificato almeno 19 grandi eventi negli ultimi 10.000 anni. L’intervallo medio tra i grandi terremoti è di circa 500 anni, ma con grande variabilità: da intervalli brevi di 200–300 anni fino a oltre 1.000 anni. Siamo attualmente a oltre 326 anni dall’ultimo evento.

Quindi a breve un nuovo, potentissimo terremoto, colpirà nuovamente l’area, con estrema violenza.

Secondo le stime più aggiornate dell’USGS e di altri enti, la probabilità di un terremoto di magnitudo 9 (rottura dell’intera zona) nei prossimi 50 anni è di circa 10-15%. La probabilità di un evento di magnitudo 7,1 o superiore sale invece intorno al 37%.

Cosa accadrebbe in caso di forte terremoto?

Alcuni studi recenti hanno evidenziato complessità nella struttura della faglia che potrebbero influenzare come si propagherà la rottura, ma non riducono il rischio complessivo. La zona rimane attiva e capace di produrre grandi eventi.

Anche se l’epicentro del sisma sarà in pieno oceano, la rapida propagazione delle onde sismiche, dal fondale del Pacifico alle coste della British Columbia e dello Stato di Washington, provocherebbe frane, crolli di edifici e la liquefazione del terreno.
Anche se l’epicentro del sisma sarà in pieno oceano, la rapida propagazione delle onde sismiche, dal fondale del Pacifico alle coste della British Columbia e dello Stato di Washington, provocherebbe frane, crolli di edifici e la liquefazione del terreno.

Anche se l’epicentro del sisma sarà in pieno oceano, la rapida propagazione delle onde sismiche, dal fondale del Pacifico alle coste della British Columbia e dello Stato di Washington, provocherebbe frane, crolli di edifici e la liquefazione del terreno. Ponti, strade, ospedali e reti elettriche e idriche subirebbero danni gravissimi.

La costa potrebbe abbassarsi improvvisamente di 0,5–2 metri (fino a quasi 2 metri in alcuni scenari).

Questo effetto, combinato con l’innalzamento del livello del mare dovuto al cambiamento climatico, triplicherebbe l’esposizione al rischio di inondazioni permanenti entro il 2100.

Il rischio tsunami sulle coste

Uno dei pericoli più letali dell’attivazione della faglia della Cascadia è legato al possibile tsunami che in pochi minuti si abbatterebbe sulla costa. Il terremoto solleverebbe il fondale oceanico, generando onde che potrebbero raggiungere i 20-30 metri in alcune baie sulla costa (per l’effetto risonanza dell’onda).

In alcune località le persone avrebbero solo 15-30 minuti per raggiungere terreno elevato. Lo tsunami attraverserebbe poi l’intero Pacifico, colpendo anche Hawaii, Giappone e altre coste.

Alcuni studi recenti hanno evidenziato complessità nella struttura della faglia che potrebbero influenzare come si propagherà la rottura, ma non riducono il rischio complessivo. La zona rimane attiva e capace di produrre grandi eventi.
Alcuni studi recenti hanno evidenziato complessità nella struttura della faglia che potrebbero influenzare come si propagherà la rottura, ma non riducono il rischio complessivo. La zona rimane attiva e capace di produrre grandi eventi.

Molte comunità costiere resterebbero isolate per settimane senza elettricità, acqua potabile, comunicazioni o aiuti esterni per almeno 2 settimane.

Preparazione e consapevolezza

Le autorità di Oregon, Washington e British Columbia stanno investendo nella messa in sicurezza degli edifici, nel rafforzamento delle infrastrutture critiche e nella pianificazione di evacuazione per lo tsunami.

Tuttavia, gli esperti sottolineano che la popolazione deve prepararsi individualmente, attraverso dei kit di emergenza per almeno 14 giorni, o piani familiari e conoscenza delle vie di fuga verso l’alto, in caso di allerta tsunami.

Vivere in una zona sismica attiva significa convivere con questa realtà. Informarsi, costruire in modo antisismico e avere un piano di emergenza resta la migliore difesa contro il prossimo “Big One” della Cascadia.

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