'Oumuamua: il primo visitatore interstellare è ormai lontano, ma restano i misteri irrisolti

L'individuazione di 'Oumuamua nel 2017 ha segnato il primo contatto visivo con un oggetto proveniente dall'esterno del nostro sistema solare. Da allora, la scienza cerca di spiegare le sue anomalie fisiche e dinamiche, oscillando tra affascinanti teorie naturali e audaci ipotesi tecnologiche.

'Oumuamua: se inizialmente i media lo hanno paragonato a un lungo sigaro, le analisi spettroscopiche più recenti (2024-2025) suggeriscono una forma discoidale e sottile, simile a una frittella o a un pancake.
'Oumuamua: se inizialmente i media lo hanno paragonato a un lungo sigaro, le analisi spettroscopiche più recenti (2024-2025) suggeriscono una forma discoidale e sottile, simile a una frittella o a un pancake.

'Oumuamua non è solo un "sasso spaziale" che viene da lontano; è un oggetto che ha letteralmente riscritto i manuali di astronomia. Quando è stato avvistato dal telescopio Pan-STARRS1 alle Hawaii, la sua velocità era di circa 26 Km al secondo, una velocità di "fuga" che confermava la sua origine esterna. Troppo piccolo per essere osservato direttamente a grandi distanze (circa 200 metri di lunghezza) abbiamo potuto ipotizzare forma e dimensioni solo dal comportamento della luce riflessa.

L'anomalia principale non risiede però nella sua provenienza, ma nel suo comportamento durante il passaggio ravvicinato al Sole. A differenza delle comete comuni, che sviluppano una vistosa chioma di gas e polveri (la "coda"), 'Oumuamua è rimasto perfettamente nitido, pur manifestando una spinta non gravitazionale. In parole povere, l'oggetto ha accelerato come se avesse un motore invisibile, senza però lasciare traccia di scarti o vapori rilevabili dai nostri strumenti.

La forma: un sigaro o un pancake spaziale?

Le variazioni di luminosità osservate hanno suggerito una forma estremamente insolita. Immaginate di far ruotare un oggetto davanti a una torcia: se è una sfera, la luce riflessa è costante, ma se è un righello, la luce cambierà drasticamente a seconda della faccia esposta.

Troppo piccolo per essere osservato direttamente a grandi distanze (circa 200 metri di lunghezza) abbiamo potuto ipotizzare forma, rotazione e dimensioni solo dal comportamento della luce riflessa.

'Oumuamua ha mostrato oscillazioni di luminosità così ampie da indicare un rapporto tra lunghezza e larghezza di almeno 6:1. Se inizialmente i media lo hanno paragonato a un lungo sigaro, le analisi spettroscopiche più recenti (2024-2025) suggeriscono una forma discoidale e sottile, simile a una frittella o a un pancake. Questa struttura è rarissima in natura per oggetti di queste dimensioni.

La sfida dei "Ghiacci Esotici": Idrogeno contro Azoto

La spiegazione naturale più affascinante divide gli scienziati su quale elemento posso avere garantito la spinta a 'Oumuamua. Una celebre teoria proposta da Jennifer Bergner e Darryl Seligman vede l'oggetto come un iceberg ricco di idrogeno molecolare. Intrappolato nel ghiaccio durante il viaggio interstellare, l'idrogeno sarebbe evaporato a causa del calore del Sole, agendo come un propellente invisibile. Tuttavia, a causa della scarsa resistenza termica dell'idrogeno, molti ricercatori oggi preferiscono il modello dell'azoto solido.

Alcuni scienziati, tra cui Loeb, non hanno escluso che 'Oumuamua possa essere un artefatto alieno. La caratteristica che ha fatto pensare a questa origine, sarebbe stata l'accelerazione non gravitazionale dimostrata dall'oggetto, una volta oltrepassato il Sole e dal quale, invece, avrebbe dovuto essere trattenuto e quindi rallentato.
Alcuni scienziati, tra cui Loeb, non hanno escluso che 'Oumuamua possa essere un artefatto alieno. La caratteristica che ha fatto pensare a questa origine, sarebbe stata l'accelerazione non gravitazionale dimostrata dall'oggetto, una volta oltrepassato il Sole e dal quale, invece, avrebbe dovuto essere trattenuto e quindi rallentato.

Proposto da Alan Jackson e Steve Desch, questo scenario vede 'Oumuamua come un frammento di un "esopianeta simile a Plutone" , strappato via da un impatto miliardi di anni fa, avvenuto in un sistema solare molto lontano. L'azoto, più stabile dell'idrogeno, è anch'esso invisibile e non trascina grani di polvere, spiegherebbe sia la straordinaria riflettività dell'oggetto sia la sua accelerazione, comportandosi come una saponetta cosmica che si consuma gradualmente senza lasciare tracce di polvere o code visibili.

Fiocchi di neve giganti e forze di marea

Altri scienziati, come Amaya Moro-Martín, propongono che l'oggetto sia un "aggregato di polvere porosa". Immaginate un enorme fiocco di neve con una densità bassissima, quasi vuoto all'interno. Un oggetto del genere sarebbe così leggero da poter essere spinto semplicemente dalla pressione della luce solare, eliminando la necessità di ipotizzare motori o emissioni gassose.

Un'altra tesi affascinante, pubblicata su Nature Astronomy, suggerisce che 'Oumuamua sia il risultato di un processo di frammentazione da marea. Una stella avrebbe letteralmente fatto a pezzi un corpo celeste passatole troppo vicino, allungando i frammenti come se fossero di gomma e vetrificandone la superficie. Questo spiegherebbe sia la forma bizzarra sia la capacità di trattenere gas all'interno, rilasciandoli poi in modo controllato.

Il dibattito tecnologico: la Vela Solare

Non si può parlare di 'Oumuamua senza citare l'ormai popolare fisico Avi Loeb docente di Harvard. Nonostante lo scetticismo di gran parte della comunità scientifica (accresciutosi dopo le sue recenti interpretazioni sull'oggetto 3I/ATLAS individuato nel 2025) la sua ipotesi sulla vela solare rimane un punto di riferimento nel dibattito.

Loeb sostiene che l'accelerazione non gravitazionale (non dovuta all'attrazione solare) sia troppo regolare per derivare da un rilascio naturale di gas. Egli ipotizza che 'Oumuamua possa essere una superficie artificiale riflettente, talmente sottile (meno di un millimetro) da utilizzare i fotoni solari come vento per navigare nello spazio interstellare.

Sebbene non vi siano prove radio o visive di una civiltà aliena, questa teoria evidenzia quanto sia difficile spiegare l'oggetto con i soli modelli geologici noti.

Un "Cold Case" nello spazio

Il progetto Breakthrough Listen ha puntato i radiotelescopi verso 'Oumuamua senza rilevare alcun segnale artificiale. Ad oggi, con l'oggetto ormai troppo lontano e veloce per poter essere raggiunto da sonde, 'Oumuamua rimane un "caso irrisolto".

Loeb ipotizza che 'Oumuamua possa essere una superficie artificiale riflettente, talmente sottile (meno di un millimetro) da utilizzare i fotoni solari come vento per navigare nello spazio interstellare.
Loeb ipotizza che 'Oumuamua possa essere una superficie artificiale riflettente, talmente sottile (meno di un millimetro) da utilizzare i fotoni solari come vento per navigare nello spazio interstellare.

Su tre oggetti interstellari finora individuati in appena 8 anni di osservazioni, ben due hanno mostrato caratteristiche estremamente peculiari. Dopo 'Oumuamua, anche il recente 3I/ATLAS ha evidenziato tratti unici, suggerendo che l'eventualità di ricevere visitatori dallo spazio profondo sia non solo abbastanza frequente, ma che questi oggetti siano intrinsecamente caratterizzati da peculiarità letteralmente extra-solari.

Si tratta di mondi lontani da noi, con dinamiche per le quali serviranno spiegazioni scientifiche a cui, probabilmente, non siamo ancora del tutto preparati.

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