Sergio Messina, esperto di astronomia: “Le Tauridi sono ricche di bolidi”. Quando osservarle nel Novembre 2026

Le Tauridi illuminano le notti autunnali con poche meteore, talvolta spettacolari. A Novembre 2026, due massimi e una Luna poco invadente offrono buone occasioni per osservare questo incontro tra la Terra e antichi detriti cometari.

Le Tauridi di inizio Novembre sembreranno provenire da una stessa direzione, il radiante, nella costellazione del Toro.
Le Tauridi di inizio Novembre sembreranno provenire da una stessa direzione, il radiante, nella costellazione del Toro.

Le notti di inizio Novembre ci offrono uno spettacolo anche noto come le “palle di fuoco di Halloween”. Si tratta dello sciame meteorico delle Tauridi che, per la vicinanza con la festa di Halloween, vengono creativamente chiamate anche in questo modo. L’attività di questo sciame è massima a Novembre con ben due appuntamenti, accompagnati quest’anno da condizioni lunari favorevoli.

Due sciami e due appuntamenti nel cielo di Novembre

Lo sciame meteorico delle Tauridi si manifesterà durante due finestre temporali. Intorno al 5 Novembre saranno visibili le Tauridi meridionali; a seguire, intorno al 12 Novembre, le Tauridi settentrionali.

I due picchi dello sciame delle Tauridi saranno il 5 e il 12 Novembre.

Il nome di uno sciame meteorico deriva dalla posizione apparente in cielo del radiante, cioè la direzione dalla quale sembrano arrivare le meteoriti e quindi dalla direzione da cui sembrano dipartirsi le scie luminose. Nel caso delle Tauridi, il radiante si trova all’interno dei confini della costellazione del Toro (Taurus in latino).

Ma proprio nel caso delle Tauridi, i radianti sono due: uno posizionato nella parte meridionale della costellazione (quasi di fronte alla testa del Cetus) da cui promanano le Tauridi meridionali e l’altro in quella settentrionale (vicino alla brillante stella Aldebaran) da cui promanano le Tauridi settentrionali.

La suddivisione di uno stesso sciame meteorico in due o più “rami” o “componenti” non è rara. Oltre alle Tauridi, altri esempi sono le Delta Aquaridi divise in Sud Delta Aquaridi (molto più intense) e Nord Delta Aquaridi, o le Draconidi di Agosto, suddivise addirittura in tre rami, secondo quanto emerso da recenti studi.

Secondo le previsioni dell’International Meteor Organization il massimo delle Tauridi meridionali sarà nella notte tra 4 e 5 Novembre, il massimo delle Tauridi settentrionali nella notte tra 11 e 12 Novembre. Ma conviene osservare anche nelle serate vicine: soprattutto il ramo settentrionale presenta un massimo ampio, distribuito su diversi giorni.

La frequenza media con cui appariranno le scie luminose è intorno a 5–10 meteore all’ora per le meridionali e 5 per le settentrionali, ma in condizioni ideali. Il numero effettivamente visibile potrà essere sensibilmente inferiore.

I radianti delle Tauridi settentrionali e meridionali nella regione del Toro. Credit: NASA
I radianti delle Tauridi settentrionali e meridionali nella regione del Toro. Credit: NASA

La visibilità delle Tauridi quest’anno non sarà ostacolata dalla Luna. Questa sarà calante per il picco del 5 Novembre, quando sorgerà tardi nella notte. Sarà invece una sottile falce crescente per il secondo picco del 12 Novembre. Il novilunio del 9 novembre favorirà anche le notti intermedie.

Perché non uno ma due sciami

Progenitrice dello sciame meteorico delle Tauridi è la cometa periodica 2P/Encke, che completa un’orbita attorno al Sole in circa 3,3 anni.

Questa cometa fu osservata per la prima volta da Pierre Méchain il 17 gennaio 1786, ma prende il nome dall'astronomo tedesco Johann Franz Encke, che ne calcolò e previde l'orbita nel 1819.

Lungo la propria orbita la cometa rilascia una scia persistente di detriti e polveri. Questa scia, che viene alimentata ogni 3.3 anni, nel corso del tempo tende ad allargarsi, ma non in maniera uniforme. Nel nostro caso specifico essa si suddivide in due sotto-scie che vengono attraversate dalla Terra a distanza di circa una settimana, appunto il 5 e poi il 12 Novembre.

Polveri e detriti, chiamati meteore, intercettati dalla Terra e attraversando l’atmosfera terrestre ad una velocità di circa 27-29 km al secondo, si surriscaldano per attrito e si consumano producendo una scia luminosa. Questa, volgarmente viene chiamata “stella cadente” ma si tratta di grani di polvere, nulla a che vedere con le stelle.

L’eventuale frammento non consumato che dovesse raggiungere il suolo prende il nome di meteorite.

Alcune meteore possono risultare particolarmente luminose e vengono comunemente chiamate bolidi. Ad esempio, nel novembre 2019, una Tauride osservata lungo la costa orientale degli Stati Uniti fu prodotta da un frammento di circa dieci centimetri: secondo l’analisi NASA, si consumò completamente, senza lasciare meteoriti. Una scia vistosa, dunque, non implica necessariamente un oggetto capace di raggiungere il terreno.

Come osservarle dall’Italia

Come dicevamo, i due radianti, quello delle Tauridi settentrionali e di quelle meridionali, si trovano all’interno della costellazione del Toro. Questa costellazione, dopo la mezzanotte, è sufficientemente alta sopra l’orizzonte, posizionata di fronte alla costellazione del cacciatore Orione e con la costellazione di Perseo alle spalle.

E’ facilmente riconoscibile grazie alla stella arancione Aldebaran e al vicino gruppo stellare delle Pleiadi.

La costellazione del Toro, con il radiante delle Tauridi settentrionali, tra le costellazioni di Orione e di Perseo. Credit: Stellarium web
La costellazione del Toro, con il radiante delle Tauridi settentrionali, tra le costellazioni di Orione e di Perseo. Credit: Stellarium web

Per osservare lo sciame non è necessario fissare continuamente il Toro. Infatti, le scie possono comparire in ampie porzioni del cielo, sempre apparentemente provenienti dal radiante, e quelle lontane dal radiante possono apparire più lunghe.

Dall’Italia conviene scegliere un luogo con visuale aperta e poche luci artificiali, dedicando all’osservazione soprattutto le ore intorno alla mezzanotte. Gli occhi devono abituarsi al buio: controllare continuamente uno schermo luminoso riduce la capacità di distinguere le meteore deboli. E’ sconsigliabile l’uso di telescopi o binocoli poiché l’osservazione a occhio nudo abbraccia una porzione di cielo molto più vasta aumentando la probabilità di scovarne.