Macchia solare gigante in crescita: ora è 4 volte più grande della Terra e minaccia blackout
Sta suscitando grande interesse ma anche attenzione la regione solare AR 4366 le cui dimensioni sono cresciute enormemente in appena tre giorni e che ha già prodotto 60 brillamenti tra cui il terzo più potente degli ultimi 6 anni. Vediamo come è fatta e perchè così tanti brillamenti.

Gli astronomi solari hanno da alcuni giorni gli occhi puntati su AR 4366, una regione attiva del Sole che sta crescendo a dismisura e potrebbe bombardarci di plasma solare. Questa regione attiva sta evolvendo molto rapidamente. È apparsa sulla superficie del Sole il 30 Gennaio composta da solo 4 macchie per un’area totale di 180 milioni di chilometri quadrati.
Nei giorni successivi il numero di macchie è aumentato esponenzialmente passando a 7 macchie il 31 gennaio, a 21 l’1 Febbraio, a 45 il 2 Febbraio per un’area totale di oltre 2 miliardi di chilometri quadrati (oltre 4 volte l’intera superficie terrestre).
L’immagine di copertina, relativa al 2 Febbraio, è stata ottenuta nella banda del visibile; essa ci mostra la regione attiva AR4366 così come noi la vedremmo ad occhio nudo. Sono visibili le numerose macchie (45) di dimensioni diverse ciascuna composta da una zona centrale scura (l’ombra) circondata da una regione meno scura (la penombra).
Le ombre con le rispettive penombre segnano la posizione in cui gli intensi campi magnetici prodotti dentro il Sole sono emersi in superficie. Specificamente ciascuna macchia rappresenta l’orma visibile del tubo di flusso magnetico che, invisibile, sale su in atmosfera.
La stessa regione attiva è riportata qui sotto in un’immagine ottenuta con un magnetometro, cioè uno strumento che misura la polarità del campo magnetico. In questa figura le regioni di colore verde/blu rappresentano campi magnetici positivi mentre i colori giallo/rosso quelli di polarità negativa.

Notiamo come su scala più grande le due polarità siano separate (+ a destra e - a sinistra). Tuttavia, su scala più piccola, vediamo come nella regione prevalentemente colorata di rosso (negativa) ci siano macchie blu, cioè polarità positive. Proprio questa configurazione in cui le polarità tendono a mescolarsi che si generano i brillamenti solari.
È come se un cavo elettrico senza guaina di polarità positiva toccasse un altro cavo senza guaina di polarità negativa generando un cortocircuito, quindi una produzione istantanea di energia termica.
E di fatto in appena 3 giorni questa regione attiva ha generato ben 60 brillamenti di cui 20 di classe C, 36 di classe M e 4 di classe X, i più energetici. Il 2 febbraio è stato prodotto un brillamento di classe X8.3, il terzo più potente di tutto l’attuale ciclo solare.

I brillamenti più energetici possono generare espulsione di massa coronale, i cosiddetti CME, quindi plasma caldissimo che espulso dall’atmosfera solare viaggia a velocità supersonica nello spazio.
Situazione attuale e previsioni
L’evento X8.3 ha generato uno di queste emissioni di massa coronale che sta raggiungendo la Terra. Oggi alle 10 UTC è stato segnalato il primo black out radio, segno che le particelle cariche hanno iniziato a interagire con il campo magnetico terrestre innescando tempeste geomagnetiche. Al momento tuttavia tanto il flusso di protoni come l’indice Kp di tempesta geomagnetica rimane sotto la soglia di allerta.
La regione attiva continua a modificarsi sia in area totale che in configurazione dei campi magnetici e, aspetto non trascurabile, si sta spostando verso il centro del disco solare, cioè in posizione dalla quale è più probabile che possa centrare la Terra in caso di una prossima emissione di massa coronale.
I telescopi spaziali, in particolare il Solar Dynamics Orbiter, come anche telescopi da Terra continuano a monitorare l’evoluzione, pronti a emettere allerte in caso di eventuali prossimi brillamenti potenti.