Clima, allarme gas serra: la CO2 supera i 430 ppm, quali rischi oltre questa soglia

Gli osservatori di riferimento di Mauna Loa alle isole Hawaii e di Monte Cimone in Italia evidenziano picchi mai visti da quando esiste l’uomo sulla terra di concentrazione di biossido di carbonio in atmosfera. Superati i 430 ppm cosa può succede e quale valore non andrebbe superato?

La maggior parte delle emissioni di CO2 proviene dall'uso dei combustibili fossili, gas petrolio e carbone, come nelle ciminiere della foto, che fanno parte di una centrale termoelettrica. Le concentrazioni stanno aumentando a tassi record, a complicare la situazione ora si è aggiunta la guerra fra USA Israele e Iran.
La maggior parte delle emissioni di CO2 proviene dall'uso dei combustibili fossili, gas petrolio e carbone, come nelle ciminiere della foto, che fanno parte di una centrale termoelettrica. Le concentrazioni stanno aumentando a tassi record, a complicare la situazione ora si è aggiunta la guerra fra USA Israele e Iran.

Fino a non moltissimi anni fa accedere ai dati di concentrazione di biossido di carbonio in atmosfera era difficile anche per gli addetti ai lavori. Oggigiorno grazie ad osservatori di riferimento mondiale come Mauna Loa alle isole Hawaii e Monte Cimone in Italia, possiamo conoscere in tempo reale i valori di concentrazione di CO2 e farci un’idea, in anticipo sui bollettini WMO che ufficializzano il dato validato, dell’andamento dei gas serra in atmosfera.

Colpì gli esperti e climatologi il superamento della soglia tonda di 400 ppm nel 2013, e quindi nel 2018 di 410. Lasciati alle spalle i 420 ppm, ora siamo attorno a un nuovo valore simbolico mai superato da ere geologiche, 430 ppm.

I dati dell’Osservatorio di Mauna Loa

Nel sito NOAA GML sono disponibili ogni mese i dati aggiornati di concentrazione di biossido di carbonio, confrontati col mese precedente. Febbraio 2026 indica così un valore di 429.35 ppm, lo scorso anno nello stesso mese era 427.05 ppm.

Siamo dunque a un passo dal superamento della soglia di 430 ppm, probabile marzo superi questo limite, dopo che nel 2025 era stato toccato nel solo mese di maggio a 430.51 ppm.

Il dato mediato sui 12 mesi annuale, che è più rappresentativo scientificamente, al mese di febbraio 2026 è stato di 429.35 ppm, è quasi certo che a marzo o aprile si superi così anche nel dato della media annuale la soglia simbolica di 430 ppm.

Mauna Noa, lo ricordiamo, è un osservatorio di riferimento che iniziò le misure nel 1954 con valori attorno a 315 ppm in occasione dell’anno geofisico internazionale. Dopo pochi anni di misure, in una famosa pubblicazione gli scienziati Roger Revelle e Hans E. Suess, scrissero:

“il genere umano sta conducendo un gigantesco esperimento geofisico, inimmaginabile in passato e irripetibile in futuro: nel giro di qualche secolo immetteremo nell’atmosfera e negli oceani tutto il carbonio organico immagazzinato nei sedimenti durante centinaia di milioni di anni”.

La situazione a Monte Cimone.

In Italia è presente la seconda più antica serie di misure continuative di concentrazione di CO2 in atmosfera, a Monte Cimone. Grazie al Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare i dati sono disponibili in tempo quasi reale nel sito MeteoAM.

Qui la soglia 430 ppm è già stata superata, febbraio 2026 ha avuto un valor medio mensile di 433.2 ppm, nello stesso mese del 2026 il valore era 430.47 ppm. La serie iniziò nel 1979, con valori attorno a 435 ppm.

Le differenze di valore rispetto alle isole Hawaii non devono stupire, e sono dovute a vari fattori legati alla dinamica dell’atmosfera e alla diffusione dei gas serra, che risente anche della presenza o meno di oceani, suolo, vegetazione ecc.

Il dato globale è quello che più conta, in genere è vicino al valore di Mauna Loa, ma è interessante notare come a differenza dell’inquinamento atmosferico diretto la CO2, che è un gas serra o “inquinante climatico”, si diffonde in modo uniforme nell’atmosfera in tutto il globo.

Il respiro della terra

Se notate i dati dei due osservatori con attenzione spicca che a settembre-ottobre le concentrazioni hanno un minimo annuale, lo scorso anno era sui 424-425 ppm in entrambi gli osservatori. A maggio invece c’è un massimo, si nota anche la curva con un andamento annuale ben preciso, ma a cui c’è sovrapposto un netto aumento.

L’andamento annuale è detto anche “respiro della Terra” e dipende dal ciclo stagionale della vegetazione. Alberi e foreste infatti, oltre che gli oceani, svolgono importanti servizi ambientali gratuiti all’emissiva ed energivora a fonti fossili economia planetaria. La vegetazione, in particolare nell’estate boreale, con la crescita delle foglie assorbe e rimuove CO2 dall’atmosfera, poi rilasciata nei mesi naturali.

Dovremmo ringraziare molto e tutelare le foreste, senza di loro ora la CO2 sarebbe già oltre i 450 ppm.

La soglia di pericolo e cosa rischiamo

Prima dell’accordo di Parigi nei negoziati sul clima si parlava di indicare non una soglia in temperatura, i famosi 1.5°C o 2°C, ma in concentrazione di CO2. La politica discuteva di 450 ppm come soglia, ma la scienza ha indicato un valore critico in 350 ppm.

Fu il noto climatologo James Hansen a pubblicare uno studio in cui sostiene che bisognava rientrare in questo valore, in quanto oltre la situazione della fusione dei ghiacci artici e continentali e altri punti di non ritorno avrebbero potuto andare fuori controllo.

Ora siamo appunto a 430 ppm, e gli eventi estremi che si vedono ne sono la conseguenza. L’aumento continuerà fino a che non verranno lasciati dove stanno petrolio, gas e carbone, ovvero nel sottosuolo.