Donald Trump annuncia il ritiro degli USA dall’UNFCCC e dall’IPCC. Quali conseguenze sulla scienza del clima e su COP31?

Annuncio clamoroso dal sito della Casa Bianca, il Presidente USA Trump ritira l’adesione e i finanziamenti all’UNFCCC, all’IPCC e a altre 66 organizzazioni internazionali. Quasi saranno le conseguenze sulla scienza del clima e sui negoziati alle Conferenze delle Parti?

Il logo dell'UNFCCC all'ingresso di COP 30. l'acronimo significa United Nation Framework Convention on Climate Change, la Convenzione sul clima di cui le COP sono organo di governo ha un segretariato con sede a Bonn. aderiscono 198 stati, che scendono ora a 197 con l'uscita degli Stati Uniti d'America. foto Luca Lombroso

Arriva una notizia clamorosa dal sito ufficiale della Casa Bianca, la residenza e sede del Presidente degli Stati Uniti d’America, ora presieduta dal Tycoon Donald Trump. Il titolo è eloquente, “Ritiro degli Stati Uniti da organizzazioni, convenzioni e trattati internazionali contrari agli interessi degli Stati Uniti”. Nel memorandum, si trova poi l’elenco di 66 organizzazioni internazionali e delle Nazioni Unite, fra queste spiccano appunto l’IPCC, International Panel on Climate Change, e l’UNFCCC, la convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici.

Sconcerto e preoccupazione al riguardo fra gli scienziati e attivisti del clima, ma le premesse c’erano già a COP30, con gli Stati Uniti che per la prima volta non avevano partecipato con una delegazione ufficiale.

Cosa dice e cosa è il memorandum

Il documento pubblicato il 7 gennaio 2026 nel sito ufficiale della Casa Bianca è un Memorandum del Presidente degli Stati Uniti, dunque non un vero e proprio ordine esecutivo né, per ora e alcuni enti ONU, una vera uscita. Ciò nonostante il suo peso politico e internazionale è forte, perché di fatto pone i presupposti per uscire poi formalmente da vari trattati e organismi delle Nazioni Unite. In particolare, Trump richiamando quanto conferitogli dalla Costituzione dispone che “tutti i dipartimenti e le agenzie esecutive (agenzie) adottino immediatamente le misure necessarie per attuare il ritiro degli Stati Uniti dalle organizzazioni elencate”, nonché che cessi la partecipazione e i finanziamenti ai suddetti enti.

Nell’elenco vi sono appunto l’IPCC e l’UNFCCC, ed è questo un fatto senza precedenti in tutti i paesi del mondo. Vi sono però altri enti ad esempio l’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, una sorta di IPCCC della biodiversità e natura, il forum internazionale dell’energia, e tanti altri. Fra le agenzie ONU, l’Ufficio del Rappresentante Speciale del Segretario Generale sulla Violenza contro i Bambini; le agenzie ONU sugli oceani, quella sull’energia e quella sull’acqua, l’Università delle Nazioni Unite, la Commissione per la Costruzione della Pace.

Le conseguenze sull’IPCC

Le disposizione di Trump ora avranno due impatti, uno diretto sul funzionamento dell’IPCC. La Riduzione del contributo finanziario e logistico statunitense a un organismo impatterà pesantemente sull’agenzia, che ha sede a Ginevra presso il WMO e. che si regge sulla cooperazione volontaria.

La minore disponibilità di esperti USA nei gruppi di lavoro causerà con perdita di competenze chiave nella modellistica, nella scienza dell’attribuzione, nell’economia dei cambiamenti climatici e in tutti i settori della multidisciplinare scienza del clima.

Rafforzerà poi le narrative negazioniste o attendiste: se una grande potenza “prende le distanze”, il messaggio implicito è che non vi è poi questa urgenza di agire.

L'uscita degli Stati Uniti dall'IPCC e dall'UNFCCC avrà forti impatti sul negoziato, sulla scienza del clima e sull'obiettivo di stare entro gli 1.5°C di massimo riscaldamento rispetto all'era preindustriale. Foto Adobe Stock - autore Ralf

Gli scienziati USA non potranno probabilmente partecipare coi propri enti, pensiamo alla NOAA, alla NASA e alle tante università. In teoria potrebbero partecipare a titolo personale o tramite collaborazioni internazionali, ma potrebbero vedersi negare il visto o il permesso di partecipazione dalle politiche interne sull’immigrazione.

Conseguenze su UNFCCC e COP31

Formalmente gli USA non escono ancora dall’UNFCCC, la convenzione che fu firmata e anche voluta nel 1992 dall’ex presidente George Bush sr. Per uscire, sia la Convenzione Clima che le leggi americane prevedono infatti alcuni passaggi e tempestiche. Ad esempio l'UNFCCC consente a uno Stato di ritirarsi con una semplice lettera formale all’ONU, con effetto dopo un anno, senza sanzioni. Questo atto comporta anche l’uscita automatica da tutti gli accordi collegati, incluso l’Accordo di Parigi, da cui però gli USA sono già fuorisciti.

Sul processo negoziale, è chiaro l’indebolimento e anche attacco al processo multilaterale partecipato sui cambiamenti climatici. Sul piano pratico, gli USA probabilmente non invieranno più, e forse nemmeno faranno, gli inventari dei gas serra. Mancheranno quindi dati essenziali sull’andamento delle emissioni globali.

Riguardo COP 31, che si svolgerà a novembre in Turchia, mancherà nuovamente la delegazione USA. La Conferenza delle Parti rischia così di diventare una conferenza di gestione dell’esistente, senza aumento

Cambierà anche lo scenario delle azioni, che non saranno più globali ma sempre più legate a iniziative parallele e volontarie tramite accordi regionali, alleanze tematiche, finanza privata.

Inoltre potrebbe esserci un effetto a catena, con altri Paesi che potrebbero ridurre l’impegno, anche con fratture interne all’Unione Europea.

Addio definitivo agli 1.5 e anche ai 2°C?

Già ora il superamento degli 1.5°C è ritenuto inevitabile dal WMO stesso, che però lasciava aperta la speranza di un “overshotting”, superamento temporaneo. Con il chiaro disimpegno USA ora è ben difficile sperare anche di stare dentro ai 2 gradi. Ricordiamo comunque che ogni decimo di grado evitato è un vantaggio e riduce il rischio di superamento di punti di non ritorno. Soprattutto, il mandato di Trump dura quattro anni: le cose possono cambiare, il mondo è in continua evoluzione e, in ultima analisi, il futuro si decide anche nella cabina elettorale.