Come la povertà energetica sta danneggiando i paesi a basso reddito e quali sono le possibili soluzioni

Un rapporto del 2026 di The Lancet evidenzia come la disuguaglianza energetica danneggia e frena lo sviluppo, soprattutto nei paesi poveri. La soluzione è nella transizione green

Una donna in un villaggio africano, con un pannello fotovoltaico portatile
Una donna in un villaggio africano, con un pannello fotovoltaico portatile

Dall’energia elettrica dipende la vita di miliardi di persone, praticamente sotto ogni aspetto: dalle cucine e dal riscaldamento delle case, al funzionamento degli ospedali.

Quando accedere all’energia pulita è difficile, ci si ammala di più e ci si cura di meno, ne risultano condizioni di disuguaglianza pari a quelle generate dalla povertà economica.

Una relazione pubblicata ad aprile 2026 su The Lancet esplora la condizione dei paesi a basso e medio reddito, dove sono più frequenti le malattie collegate alla mancanza di energia elettrica, in particolare da fonti rinnovabili, e dove cresce anche la disoccupazione per la difficoltà nell'alimentare le industrie.

Cos’è la povertà energetica

La povertà energetica è un concetto ben definito dalle Nazioni Unite come "l'assenza di sufficiente scelta nell'accesso a servizi energetici adeguati, accessibili, affidabili, di alta qualità, sicuri e rispettosi dell'ambiente, a sostegno dello sviluppo economico e umano".

Gli ostacoli allo sviluppo in questo senso sono quasi sempre di tipo politico prima ancora che economico. Accordi preesistenti per l’estrazione di carbone, petrolio e gas, ad esempio, impediscono la transizione ecologica anche dove questa sarebbe possibile in maniera relativamente semplice.

Nemmeno le guerre degli ultimi anni sono riuscite ad apportare cambiamenti significativi, nonostante siano la causa di continui aumenti del costo dell’energia proveniente da combustibili fossili anche nei paesi più avvantaggiati.

I pericoli della povertà energetica

Secondo il rapporto di The Lancet una delle conseguenze più disastrose della povertà energetica si può osservare nell’aumento di malattie respiratorie, tumori e quindi di decessi.

I dati degli ultimi anni dicono che l’utilizzo dei combustibili fossili nei paesi a basso e medio reddito causa un tasso di inquinamento troppo alto che nel 2023, ad esempio, ha causato più di quattro milioni di morti e centoundici milioni di malati.

A questi vanno aggiunte le vittime dell’inquinamento da combustibili solidi come sterco e rifiuti, che contano quasi tre milioni di morti e centocinque di nuovi malati.

Il problema è globale, ma particolarmente sentito nell’Africa subsahariana e nel sud dell’Asia.

Lo stretto legame tra clima e salute

Agli effetti negativi della disuguaglianza energetica si uniscono i cambiamenti climatici, che li amplificano, e che dipendono anch’essi in larga percentuale dall’utilizzo di combustibili fossili.

Nel primo quarto del XXI secolo la mortalità legata al clima è aumentata del 63,2% nelle persone con più di 65 anni mentre le malattie causate da una maggiore diffusione di insetti tropicali, che prosperano al caldo, sono aumentate del 49%.

Dalla malnutrizione dei bambini alla depressione negli anziani nelle aree urbane, l’impossibilità di utilizzare fonti di energia pulita è collegata in modo più o meno diretto ad un numero enorme di patologie.

L'impatto sociale dell'errato utilizzo delle risorse

Nei paesi a basso e medio reddito esistono spesso infrastrutture per l’estrazione delle risorse, che però non solo sono molto inquinanti, ma vengono portate all’estero.

Sito per l'estrazione di carbone in Sud Africa
Sito per l'estrazione di carbone in Sud Africa

Alla popolazione locale non resta che fare affidamento per lo più alle biomasse come legna, sterco, rifiuti di origine agricola. L'impatto è anche sociale, oltre che sanitario. Nei paesi più poveri la ricerca di queste fonti di energia è spesso affidata ai bambini, che quindi non vanno a scuola.

Per questo l’obiettivo principale nei prossimi venticinque anni è raggiungere zero emissioni, abbandonando progressivamente gas, petrolio, carbone e biomasse e passando alle energie pulite, con ricadute positive anche per l’economia.

Alcuni possibili effetti della transizione energetica

Anche osservando solo l’aspetto economico l’esempio più emblematico del perché la transizione green è necessaria arriva dall’Africa.

Ovunque nel mondo l'utilizzo di energia a basso impatto ambientale sarebbe vantaggioso, ma qui la situazione è ancora una volta paradossale, perché solo il 3% dell’elettricità utilizzata nel continente proviene dall’energia solare, ma la risorsa sarebbe praticamente infinita.

La spesa per installare i pannelli solari, inoltre, potrebbe ammortizzarsi nel giro di soli sei mesi.

Il 2025, comunque, ha già segnato una piccola svolta positiva, con un aumento dell’acquisto dei pannelli solari provenienti dalla Cina, mentre anche le ONG cercano di dotare anche i villaggi remoti di celle solari.

Fonte:

Laura H Kwong - Powering health with energy in low-income and middle-income countries. The Lancet (2026)

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