Il kimchi contro le nanoplastiche: dalla tradizione coreana il piatto che potrebbe eliminarle dall'organismo
La cucina coreana potrebbe diventare la nuova frontiera del detox. Dalla tradizione gastronomica orientale arriva una possibile soluzione per espellere dall'organismo le nanoplastiche ingerite con acqua e alimenti

Musica, serie tv, fumetti, skincare: da alcuni anni la cultura coreana spopola in occidente e naturalmente anche i sapori del paese conquistano sempre più persone.
Nella cucina coreana la fermentazione ha un ruolo importante e tra i piatti che sono basati su di essa il kimchi è decisamente il più famoso.
Di questa pietanza antinfiammatoria e antiossidante, ricca di probiotici, vitamine e sali minerali, adesso si conosce anche una nuova, importante proprietà.
Le nanoplastiche nel corpo umano
Le infinitesimali particelle che si formano durante la degradazione di materiali plastici si depositano nell'ambiente, nell’acqua e negli alimenti, e date le loro dimensioni inferiori al millesimo di millimetro, se ingerite riescono a superare anche le barriere dell'organismo.
In questo modo si accumulano in diversi organi, dai reni al cervello.
Al momento i metodi per eliminare le nanoplastiche dall’apparato digerente sono ancora in una fase di ricerca iniziale, ma proprio nel kimchi coreano è stato isolato un batterio lattico che può fare la differenza.
Come il kimchi elimina le nanoplastiche
Alla famosa pietanza coreana è dedicato persino un istituto finanziato dal governo di Seul, il World Institute of Kimchi (WiKim), che si occupa di fare ricerca su tutto ciò che riguarda questo piatto, dalla sicurezza alimentare, ai nuovi metodi di conservazione, alle indagini scientifiche sui microrganismi che esso contiene.

L’istituto quindi ha studiato un batterio lattico dal nome complicato, il Leuconostoc mesenteroides CBA3656, e la sua capacità di legarsi alle nanoplastiche presenti nel tratto gastrointestinale in modo da poter essere poi espulse con le feci.
Dalla ricerca è emerso che in laboratorio il batterio riesce ad assorbire l’87% delle nanoplastiche, mentre in condizioni che simulano l’apparato umano, la percentuale che scende al 57%, rimane comunque molto significativa.
Batteri e fibre per la salute umana
A rendere la scoperta del WiKim anche più interessante c’è il fatto che anche se lo studio è partito dal kimchi, il fenomeno riguarda i batteri lattici e i probiotici in generale, che si possono trovare anche in altri cibi.
Oltre agli alimenti fermentati ce ne sono anche altri che possono aiutare nella lotta alle nanoplastiche. Per restare in Corea, nella salsa di soia tradizionale si trova il Lactiplantibacillus pentosus GH14, dalla elevata proprietà di intrappolare nanoparticelle di polistirene e PET.
Uno studio del 2026, inoltre, ha testato la fibra insolubile della crusca di frumento. Anche in questo caso il risultato della ricerca è molto incoraggiante perché la crusca di frumento, anche se con un meccanismo diverso da quello del kimchi, offre risultati simili.
L'alimento che purifica l'acqua
Una altro alimento che si sta mostrando potenzialmente molto utile, è l’okra, una verdura diffusa nella tradizione culinaria di diversi paesi, dall’India, all’Africa, al centro e nord America.
Si trova anche in italia, dove è nota come gombo. Al suo interno contiene una sostanza gelatinosa che ha mostrato la proprietà di aggregare le particelle di polietilene e PVC presenti nell’acqua, in modo da consentirne il filtraggio.
In questo caso, quindi, non si tratterebbe di mangiare gombo per eliminare le nanoplastiche dall’organismo, ma di impiegare una soluzione naturale per purificare l’acqua da bere.
Riferimento della notizia
sciencedaily.com. (2026). This popular fermented food may help flush nanoplastics from the body.