In Africa orientale sta per nascere un nuovo mare, ormai non manca molto

L'Africa non è un continente statico e, sotto la sua superficie, una frattura si sta lentamente propagando, raggiungendo una fase critica che potrebbe aprire le porte a un nuovo oceano.

La parte orientale del continente africano si sta frammentando, e questo cambierà in futuro la mappa come la conosciamo oggi.
La parte orientale del continente africano si sta frammentando, e questo cambierà in futuro la mappa come la conosciamo oggi.

In Africa sta accadendo qualcosa di invisibile a occhio nudo, ma che i geologi studiano da decenni. Sotto la superficie della parte orientale del continente, la crosta terrestre si sta allungando, indebolendo e fratturando a un livello che gli scienziati considerano ormai critico.

Un altro aspetto fondamentale di questo fenomeno è l'accumulo di stress tettonico. Per milioni di anni, la tensione tra le placche non si è rilasciata in modo uniforme, ma si è concentrata in aree specifiche. Quando questa energia si concentra, la deformazione può accelerare significativamente, portando a episodi di fratturazione più rapidi del previsto.

Un continente che si sta dividendo in due

Il protagonista chiave di questo processo è la Rift Valley dell'Africa orientale, un'enorme faglia che si estende per migliaia di chilometri dall'Etiopia al Mozambico. Al suo interno, le placche tettoniche come quella africana e quella somala si stanno lentamente allontanando, a una velocità di pochi millimetri all'anno.

Può sembrare insignificante, ma in termini geologici è sufficiente a cambiare la mappa del mondo.

La scoperta chiave: una crosta sull'orlo del baratro

Le ricerche più recenti si concentrano su un'area specifica: il Rift del Turkana, tra Kenya ed Etiopia. Lì, gli scienziati hanno rilevato qualcosa di cruciale: la crosta terrestre è molto più sottile del previsto.

In alcune zone, raggiunge a malapena i 13 chilometri di spessore, rispetto agli oltre 30 chilometri delle aree vicine. Questo assottigliamento estremo indica che la regione è entrata in una fase avanzata del processo di rifting.

"Necking": quando la rottura è inevitabile

I geologi usano un termine molto efficace per descrivere questa fase: "necking" (strozzatura). Si tratta essenzialmente dello stesso processo che si verifica quando un materiale viene allungato fino a restringersi al centro prima di fratturarsi.

In termini tettonici, significa che la crosta diventa sempre più debole e la fratturazione si concentra in un'area specifica.

È, in breve, la fase che precede la definitiva frammentazione del continente. Man mano che la crosta si allunga, il materiale proveniente dall'interno della Terra risale: questo spiega precisamente perché l'Africa orientale è una delle regioni più attive del pianeta in termini di vulcanismo, sismicità e formazione di grandi valli.

Il magma in risalita non solo alimenta i vulcani, ma indebolisce ulteriormente la crosta, facilitando la fratturazione.

Cosa accadrà in Africa in futuro?

Se il processo continuerà come ha fatto finora, l'Africa orientale continuerà a muoversi verso una profonda trasformazione geologica, sebbene praticamente impercettibile per l'uomo, dato che stiamo parlando di una scala temporale di milioni di anni.

In alcune aree, come l'Etiopia, sono già state osservate fratture che compaiono improvvisamente dopo eventi sismici, allargandosi di diversi metri in pochi giorni. Cambiamenti così visibili in un lasso di tempo così breve sono insoliti in geologia.

Nella prima fase, la frattura all'interno del Rift dell'Africa orientale si allargherà gradualmente, portando a un aumento dell'attività sismica, a nuove eruzioni vulcaniche e alla formazione di grandi depressioni che potrebbero riempirsi d'acqua, creando laghi sempre più estesi.

Col tempo, la crosta terrestre si romperà completamente in alcuni punti chiave. Quando ciò accadrà, si creerà un collegamento con l'Oceano Indiano, permettendo all'acqua di inondare l'area fratturata e formando un nuovo mare o oceano.

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