La natura riconquista le città: i progetti per le aree portuali che fanno bene all'ambiente
Le aree portuali delle grandi città spesso cancellano del tutto gli ecosistemi marini e costieri. In alcuni dei maggiori porti del mondo, però, si corre ai ripari con progetti futuristici che fanno bene all'ambiente e migliorano l'estetica dei luoghi

I moderni porti cittadini stanno cambiando volto grazie a progetti che li rendono più belli ma che soprattutto favoriscono la biodiversità nelle aree urbane.
I porti sono infatti zone di mare pressoché morto, a causa dell’eccessiva urbanizzazione e dell’inquinamento ma in alcune grandi città del mondo ci sono in corso dei progetti in grado di dare nuova linfa vitale agli interi ecosistemi delle aree portuali.
Uno dei primi e più interessanti ha avuto luogo a Copenhagen, ma se qui l'idea geniale è ancora in fase di prototipo, altrove si possono già osservare gli effetti positivi su scala più ampia.
Il progetto danese
Nasce da un’idea dell’architetto Marshall Blecher e del designer Magnus Maarbjerg il progetto Parkipelago, noto anche come Copenhagen Islands.
L'idea semplice ma affascinante, prevede la realizzazione di un vero e proprio arcipelago in miniatura lungo la costa della città.
Composto da piccole isole di qualche metro quadrato, su cui crescono alberi e piante autoctone e selvatiche, l’arcipelago favorisce la nascita di microhabitat per piante, uccelli e insetti. In più ha un notevole valore estetico che rende più bello il litorale cittadino, normalmente soffocato da infrastrutture e cemento, con la possibilità di valorizzare anche le aree meno utilizzate del porto.
Il primo esperimento
Tra il 2018 e il 2019 il progetto danese ha attirato l’attenzione e vinto diversi awards. La prima isola messa in mare era il prototipo CPH-Ø1, un isolotto di venti metri quadri fatto di legno, acciaio e materiali di recupero. La sua superficie ospita un giovane tiglio, mentre il progetto per le altre otto isole prevede la realizzazione di piccoli giardini urbani galleggianti, saune, allevamenti di cozze e anche un bistrot.
Queste isole, per quanto piccole, sono infatti progettate per essere fruibili dalle persone e raggiungibili in barca, a nuoto e in kayak. Un'idea insomma a beneficio sia della popolazione animale che di quella umana, anche perché le isole sono mobili, create per essere spostate all’interno del porto a seconda della necessità, delle stagioni e anche in occasione di eventi.
Ad oggi il progetto danese è ancora in fase sperimentale, anche se il governo ha fatto altri investimenti per proteggere e valorizzare le aree portuali.
I progetti già collaudati
Se in Danimarca il processo per la creazione delle isole artificiali procede a rilento, altrove nel mondo altri progetti simili sono in stadio decisamente più avanzato.
Little Island a New York è tra questi. Lungo il fiume Hudson è stato realizzato un parco galleggiante di circa un ettaro, con tanto di colline e teatro all’aperto, sostenuto da centotrenta pilastri. È una infrastruttura permanente ed uno dei più riusciti esempi di rigenerazione degli argini urbani.

Recycled Park nel porto di Rotterdam è concettualmente molto simile al progetto danese. Qui le isole sono state realizzate coi i rifiuti rimossi dal fume Mosa e sono un habitat molto gradito da uccelli e insetti.
Le Floating Islands di Seoul, sul fiume Han, sono invece un avveniristico progetto su vasta scala. Qui sono solo tre le isole galleggianti, ma l’estensione è tale da consentire l’apertura su di essere di ristoranti e spazi culturali. Questo infatti è un progetto a vocazione per lo più commerciale.
Il valore ecologico delle isole artificiali
Oltre alla bellezza dei progetti e alla genialità del’intuizione, lo scopo principale di questo tipo di progetti è ecologico.
La parte sommersa delle installazioni ha infatti una funzione simile, a beneficio di alghe e altri organismi marini che possono a loro volta aiutare a ricreare un habitat per pesci e molluschi, lì dove gli ecosistemi marini sono stati praticamente distrutti dalle attività portuali.