La Protezione Civile ha pubblicato la mappa sui livelli di allerta dei vulcani italiani

La mappa indica i vulcani italiani attivi e quiescenti, cioè non in attività da molto tempo, e il relativo livello di allerta. Al momento, il livello di allerta più alto è il giallo, attivo solo presso Stromboli, Etna e Campi Flegrei.

Una splendida foto aerea di una eruzione sull'Etna, vulcano attivo situato nella Sicilia nord-orientale.
Una splendida foto aerea di una eruzione sull'Etna, vulcano attivo situato nella Sicilia nord-orientale.

Il Dipartimento della Protezione Civile ha reso disponibile online una mappa interattiva che riunisce, per la prima volta in un unico strumento, i livelli di allerta dei principali vulcani italiani. L'iniziativa, realizzata in stretto raccordo con le strutture regionali di protezione civile, punta a rendere accessibile a tutti un'informazione finora dispersa tra diverse fonti tecniche.

Cosa mostra la mappa

Attraverso un sistema di colori — verde, giallo, arancione e rosso �� la mappa restituisce lo stato di attività di cinque vulcani monitorati: Campi Flegrei, Vesuvio, Stromboli, Vulcano ed Etna. Si tratta dei vulcani maggiormente monitorati per la loro attività recente o per i fenomeni secondari collegati (come nel caso dei Campi Flegrei).

Ogni colore indica la possibile evoluzione del comportamento del vulcano, sulla base dell'incrocio tra i parametri di monitoraggio scientifico e i dati relativi a eventi in corso. In sostanza, il codice cromatico traduce in un linguaggio immediato la condizione di equilibrio — o disequilibrio — in cui si trova ciascun sistema vulcanico.

Allo stato attuale il livello più elevato è giallo, attivo presso l'Etna, lo Stromboli e i Campi Flegrei. Nessun vulcano italiano si trova nel livello arancione o rosso.

Cliccando sui singoli triangoli che rappresentano i vulcani sulla mappa, è possibile accedere a schede di approfondimento con le caratteristiche principali di ciascun sito e, dove disponibili, indicazioni sui comportamenti corretti da adottare e sulla pianificazione nazionale di protezione civile, corredate di link di approfondimento.

Non tutti i vulcani italiani rientrano però in questo sistema di allerta: per Colli Albani, Panarea, Lipari e Pantelleria i livelli non sono stati definiti, mentre per l'isola di Ischia sono ancora in fase di elaborazione.

Estinti, quiescenti, attivi: come si classificano i vulcani italiani

La comunità scientifica internazionale distingue i vulcani italiani in base al loro stato di attività. Come indicato sul sito ufficiale della Protezione Civile, sono considerati estinti quelli la cui ultima eruzione risale a oltre diecimila anni fa: rientrano in questa categoria Salina, Amiata, Vulsini, Cimini, Vico, Sabatini, le Isole Pontine, Roccamonfina e il Vulture.

Una foto aerea del Vesuvio, vulcano quiescente situato alle porte di Napoli.
Una foto aerea del Vesuvio, vulcano quiescente situato alle porte di Napoli.

Sono invece quiescenti i vulcani che hanno eruttato negli ultimi diecimila anni ma che oggi attraversano una fase di riposo — più precisamente, quelli il cui periodo di quiete attuale è più breve del più lungo intervallo di riposo mai registrato in passato. In questo gruppo troviamo Colli Albani, Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio, Lipari, Vulcano, Panarea, l'Isola Ferdinandea e Pantelleria.

Sono considerati estinti quelli la cui ultima eruzione risale a oltre diecimila anni fa: rientrano in questa categoria Salina, Amiata, Vulsini, Cimini, Vico, Sabatini, le Isole Pontine, Roccamonfina e il Vulture. Sono invece quiescenti i vulcani che hanno eruttato negli ultimi diecimila anni ma che oggi attraversano una fase di riposo. In questo gruppo troviamo Colli Albani, Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio, Lipari, Vulcano, Panarea, l'Isola Ferdinandea e Pantelleria.

Tra questi, Vesuvio, Vulcano e Campi Flegrei si trovano in condizioni di "condotto ostruito" e hanno una frequenza eruttiva molto bassa. Il livello di rischio, però, non è uniforme: varia sia in base alla pericolosità dei fenomeni attesi sia alla densità della popolazione esposta, e alcuni di questi vulcani mostrano fenomeni di vulcanismo secondario — degassamento dal suolo, fumarole — che nella quotidianità possono comunque generare situazioni di rischio.

I vulcani attivi oggi in Italia

Sono infine attivi i vulcani che hanno eruttato negli ultimi anni: Etna e Stromboli, che eruttano con frequenza regolare e che, proprio per la loro condizione a "condotto aperto", presentano una pericolosità più contenuta e a breve termine.

Un capitolo a parte riguarda i vulcani sottomarini, concentrati nelle aree sommerse del Mar Tirreno e del Canale di Sicilia: alcuni sono ancora attivi, altri ormai estinti costituiscono vere e proprie montagne sottomarine.

Tra i più noti figurano Marsili, Vavilov e Magnaghi, ma vanno ricordati anche Palinuro, Glauco, Eolo, Sisifo, Enarete e i numerosi apparati presenti nel Canale di Sicilia.

Il quadro completo: dove si trovano i vulcani italiani

L'Italia ospita, non a caso, il vulcano più grande d'Europa: l'Etna. Ma il suo territorio è disseminato di sistemi vulcanici attivi o da poco quiescenti, concentrati in quattro grandi aree: la pianura campana con il mare antistante (Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio), l'arcipelago delle Eolie, l'Etna e l'area del Canale di Sicilia.

Tutti questi vulcani italiani sono posizionati nell'area del Tirreno centro-meridionale.

Ci sono poi i vulcani la cui attività è terminata migliaia di anni fa, ma che geologicamente sono comunque recenti, come quelli dell'area romana (Colli Albani). Ancora più antichi quelli situati nel Lazio settentrionale (nell'area oggi disseminata di magnifici laghi vulcanici come Bolsena, Vico e Bracciano) e nella Toscana del sud, come l'Amiata.

Un breve ripasso

Vesuvio e Campi Flegrei. Il Vesuvio, famoso in tutto il mondo per la sua storia e il suo mito, è tra i vulcani più pericolosi del pianeta. La sua ultima eruzione risale al 1944, in piena Seconda guerra mondiale; da allora resta quiescente, ma la sua storia geologica insegna che, dopo pause anche molto lunghe, il risveglio tende a essere violento. Il monitoraggio costante è imposto anche dalla densità abitativa dell'area: circa 600mila persone vivono entro un raggio di 10 km dal cratere.

Poco distante si trova la grande caldera dei Campi Flegrei, che racchiude numerose bocche eruttive: negli ultimi dodicimila anni si sono contate 61 eruzioni, l'ultima delle quali, nel 1531, portò alla formazione del Monte Nuovo. Il problema principale in quest'area, attualmente, resta quello dei terremoti collegati al bradisismo.

Lo Stromboli, definito dai Greci il "Faro del Mediterraneo" è noto per le sue continue eruzioni che hanno dato il nome al tipo di attività definito "stromboliana".
Lo Stromboli, definito dai Greci il "Faro del Mediterraneo" è noto per le sue continue eruzioni che hanno dato il nome al tipo di attività definito "stromboliana".

Le Eolie. L'arcipelago è composto da sette isole — Alicudi, Filicudi, Salina, Lipari, Vulcano, Panarea e Stromboli — a cui si aggiungono almeno sei vulcani sottomarini. Oggi sono considerati attivi Stromboli, Vulcano e Lipari. Stromboli, alto 924 metri sul livello del mare, si eleva in realtà da un fondale profondo 1.500-2.000 metri: contando anche questa parte sommersa, le sue dimensioni si avvicinano a quelle dell'Etna.

La sua attività, fatta di continue esplosioni di modesta entità, ha dato il nome allo stile eruttivo "stromboliano". Vulcano, la cui base si trova a mille metri sotto il livello del mare, ha eruttato l'ultima volta tra il 1888 e il 1890 e oggi mostra numerose fumarole attive nell'area craterica. Lipari, invece, alterna cicli eruttivi esplosivi a lunghe fasi di quiete: l'ultimo ciclo attivo risale a un periodo compreso tra 8.000 e 1.200 anni fa.

Etna e Canale di Sicilia. Con un'altezza che oggi si aggira intorno ai 3.340 metri sul livello del mare (variabile nel tempo), l'Etna è non solo il vulcano attivo più grande d'Europa, ma anche uno dei più attivi al mondo, con un'attività prevalentemente effusiva fatta di colate laviche fluide e esplosioni di intensità contenuta.

Nel Canale di Sicilia, le isole di Pantelleria e Linosa non registrano attività vulcanica di superficie da migliaia di anni, ma l'area resta viva grazie ai numerosi vulcani sottomarini, responsabili di eruzioni sporadiche nel 1831 e nel 1891 al largo di Pantelleria. Proprio l'eruzione del 1831 portò alla temporanea emersione dell'isola Ferdinandea, cancellata pochi mesi dopo dalla forza delle onde.

Riferimento della notizia

Protezione Civile italiana. (2026). Mappa Livelli di allerta vulcani in Italia.