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Perchè i temporali spesso si accaniscono sullo stesso luogo?

Il fenomeno del "cold pool" è il principale responsabile dei cosiddetti temporali "autorigeneranti" che per ore si accaniscono sempre sulle stesse località, scaricando ingentissimi quantitativi di pioggia in spazi temporali molto ristretti.

Immagine d'archivio su una delle tante alluvioni lampo che nel periodo autunnale colpiscono il nostro paese

La maggior parte delle alluvioni che colpiscono il territorio italiano, come quelle che frequentemente colpiscono la Liguria e l’alta Toscana, spesso vengono enfatizzate dalla particolare conformazione morfologica del territorio e dalla conseguente disposizione delle correnti in alta quota, da SW (flusso umido fino a 500 hPa), che esalta le correnti ascensionali in seno alla struttura temporalesca, caricandosi in continuazione di vapore acqueo e aria calda in grado di contenerlo per un lungo periodo durante la forte ascesa alle quote superiori della troposfera (moti convettivi), se non fino alla tropopausa, sconfinando fino in stratosfera.

Quando la morfologia agevola i temporali

La presenza di colline e montagne a ridosso del mare contribuisce ad innescare un fenomeno molto particolare, noto con il termine di “cold pool”. Questo particolare fenomeno è alla base della persistenza dei cosiddetti “temporali autorigeneranti” flagellano per ore sempre gli stessi luoghi.

Tale dinamica atmosferica fa in modo che il sistema temporalesco si rigenera nella stessa zona, scaricando su questa un’ingentissima quantità di pioggia in spazi temporali davvero ristretti, causando importanti criticità, di carattere idraulico e idrogeologico, spesso alla base delle alluvioni lampo.

Come si origina il “cold pool”?

Il fenomeno del “cold pool” viene originato dalla discesa di aria fredda dal downdraft (correnti discendenti fredde) delle singole “celle temporalesche” che dal mare risalgono verso l’entroterra.

L’aria più fredda e pesante associata al downdraft, scivolando lungo i pendii montuosi e collinari (come quelli ligure, solo per fare un esempio), ritorna in mare. Giunta in mare interagisce con i venti caldi e carichi di umidità (libeccio, scirocco), che dal mare risalgono verso la costa.

Lungo l’area di convergenza fra le correnti più fresche discendenti associate al downdraft, e i venti umidi marittimi in arrivo dal mare, si vengono a creare i presupposti per lo sviluppo di forti moti ascensionali (updraft), pronti a generare nuove e giovanissime “celle temporalesche” che venendo agganciate in quota dal flusso meridionale, attivo nei medi e alti strati, risalivano verso la terra ferma, scaricando forti rovesci e continui temporali, in rigenerazione ogni 30-40 minuti.

In questi frangenti sono proprio le aree costiere e quelle del limitrofo retroterra ad essere colpite dai nubifragi e dalle precipitazioni temporalesche più intense, capaci di riversare nel giro di pochissime ore l’intero quantitativo di pioggia che cade in 3 mesi. Sono proprio queste condizioni a generare gli eventi alluvionali che colpiscono le nostre località, durante il periodo autunnale, ma non solo.

Come una catena di montaggio questo ciclo va avanti fino a quando l'umido e caldo flusso marittimo non accenna a placarsi, allentando il "forcing" convettivo nelle aree costiere.

Spesso i temporali che si rendono autorigeneranti vengono alimentati pure dal fenomeno del "cold pool"

Configurazioni ideali al suo sviluppo

Generalmente le configurazioni ideali alla comparsa del fenomeno sono quelle che vedono lo sviluppo di ciclogenesi secondarie sul mar Ligure o sul mar di Corsica, o sul Tirreno. Questa configurazione si accompagna quasi sempre a una intensa ventilazione dai quadranti meridionali nei bassi strati. Al traverso di questo intenso flusso meridionale si possono formare di “linee di confluenza” in mare, capaci di produrre intensi “forcing” convettivi.

Linee di confluenza venti e orografia

Le forti correnti ascensionali che si sviluppano al traverso di queste “linee di confluenza” venti, lungo il settore caldo pre-frontale, salendo alle alte quote vengono, a loro volta vengono spazzate dai fortissimi venti presenti nell’alta troposfera, collegati al passaggio di un ramo della “corrente a getto polare”.

Da qui si viene a creare una vasta area di “convezione inclinata” (slantwise convection), che favorisce la formazione di grossi sistemi convettivi a mesoscala che viaggiano allineati in sequenza entro il flusso meridionale.

Quest’ultimi, raggiungendo le catene montuose, possono sostare per intere ore, se non addirittura giorni, sulle medesime aree, causando precipitazioni di carattere torrenziale.

I cumulativi di 200-400 mm in 24 ore non sono così insoliti, con conseguenti eventi alluvionali e inondazioni. Inoltre le ciclogenesi secondarie mediterranee spesso sono accompagnate da intensi venti meridionali nei bassi strati, mentre in quota prevalgono intensi flussi dai quadranti sud-occidentali o occidentali che enfatizzano lo “shear” del vento lungo l’intera colonna atmosferica, favorendo lo sviluppo di “supercelle” (soggetti convettivi dotati di una propria rotazione interna) e tornado.