Far aggiustare dispositivi elettronici conviene: cosa prevede il Diritto alla Riparazione che protegge anche l'ambiente
Sono in vigore le nuove regole del Diritto alla Riparazione che invita i consumatori ad aggiustare smartphone ed elettrodomestici invece che comprarne di nuovi. Ecco quali sono le novità per risparmiare e ridurre l’impatto ambientale

Il 22 ottobre 2026 è entrata in vigore la legge sul Diritto alla Riparazione. La modifica al Codice del Consumo introduce per chi vende apparecchiature elettroniche ed elettrodomestici l’obbligo di riparazione di alcuni articoli, anche al di fuori della garanzia, o l’estensione di essa entro certi limiti.
L’obsolescenza programmata che per anni ha obbligato le persone a comprare nuovi telefoni, TV, PC e così via, ha gravato sia sulle tasche degli acquirenti, che sul settore delle riparazioni, che sull'ambiete. Lo scopo quindi è ridurre gli sprechi.
Scopriamo cosa cambia adesso.
Come funziona l'estenzione della garanzia
Per invitare i consumatori a scegliere di far aggiustare un oggetto invece di comprarlo nuovo, la normativa prevede una estensione della garanzia che elimini il rischio di ritrovarsi nuovamente senza copertura poco dopo la riparazione.

Ad esempio, se si sceglie di far riparare uno smartphone, la garanzia si estende di altri 12 mesi dalla data della riparazione, ma solo per una volta.
Questa regola vale per gli acquisti effettuati a partire dal 31 luglio 2026 e va chiesta al negozio, fisico o on line, dove l’oggetto è stato comprato.
Il rinnovo non avviene se la riparazione si richiede a garanzia già scaduta. In questo caso si può comunque scegliere la riparazione, che produttori e venditori sono tenuti a effettuare in tempi brevi e costi ragionevoli.
Nuove regole per la riparazione fuori garanzia
Tra le novità più importanti c’è proprio quello che avviene a garanzia scaduta. Anche in questo caso è possibile chiedere ai produttori la riparazione di un dispositivo, che deve avvenire gratuitamente o a costi ragionevoli, in tempi rapidi.
I pezzi di ricambio devono avere un prezzo tale da non spingere le persone a preferire di acquistare un oggetto nuovo e soprattutto devono restare disponibili sul mercato.
Per elettrodomestici come lavatrici e lavastovliglie, ad esempio, le parti di ricambio non possono essere ritirate dalla vendita per almeno dieci anni a partire dall’immissione sul mercato dell’ultima unità del modello. Per smartphone e tablet, il periodo è di sette anni.
In ogni caso tutte le informazioni su come richiedere una riparazione e su come funziona la garanzia devono essere chiare, pubbliche e facilmente reperibili sui manuali o sui siti del prodotto stesso.
Cosa si intende per "costo ragionevole"
La definizione di "costo ragionevole" è vaga perché non esiste un tetto massimo al costo delle riparazioni ma l’utente finale può contestare un prezzo ingiustificabile e pretendere un preventivo dettagliato. Anche l'AGCM può intervenire se nascono controversie.
Per gennaio 2028, poi, è prevista la nascita di una piattaforma europea per i singoli paesi, dove i consumatori possono cercare chi ripara un prodotto nella propria città, confrontare le modalità, i costi e i tempi medi, che però vanno valutati in dettaglio di caso in caso. Quindi non si tratterà di un vero e proprio listino ma più che altro di una stima.
Ad ogni modo un produttore non può impedire ai consumatori di far riparare un elettrodomestico a un costo più contenuto. Questo vuol dire che il Diritto alla Riparazione prevede che sia sempre possibile utilizzare parti di ricambio compatibili o usate, purché ciò avvenga in sicurezza e senza violare la proprietà intellettuale.
Cosa succede se la riparazione non è possibile
La riparazione non è oggettivamente possibile in tutti i casi, quindi il venditore non è obbligato a prescindere ad occuparsene.
In questo caso al consumatore può essere offerta una sostituzione con un prodotto ricondizionato a un costo contenuto. In alternativa il venditore può mettere a disposizione un prodotto sostitutivo temporaneo, per la durata della riparazione, gratuitamente o, ancora una volta, a un costo ragionevole.
Ricevere un prodotto sostitutivo e temporaneo, però, è un servizio aggiuntivo, che il venditore può scegliere di offrire, ma non è tenuto a farlo. Vale a dire che non è un diritto garantito del consumatore.
I benefici per ambiente ed economia secondo la stima UE
A pochi giorni dall’entrata in vigore della legge sul Diritto alla Riparazione non si può naturalmente notare ancora nessun beneficio, ma la Commissione Europea ha realizzato una stima per i prossimi quindici anni, per valutarne l’impatto sull’ambiente e sull’economia.

L’obsolescenza programmata e la scarsa convenienza nelle riparazioni che hanno spinto le persone a eliminare i dispositivi invece di ripararli, costano all'anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti, 30 milioni di tonnellate di materie prime e altre risorse, più 261 milioni di tonnellate di emissioni espresse in CO₂ equivalente, cioè nell’unità di misura per l'impatto delle emissioni di vari gas serra sul riscaldamento globale.
Dal punto di vista economico, invece, i consumatori risparmieranno 11,7 miliardi di euro all'anno evitando l'acquisto forzato di oggetti nuovi. Anche il settore delle riparazioni e della rigenerazione vedrà una crescita di 320 milioni di euro all'anno in investimenti e sviluppo economico.
Riferimento della notizia
Riccardo Liguori. (2026). Diritto alla riparazione in vigore dal 22 ottobre: ti spiego le nuove regole per smartphone ed elettrodomestici.