Tre anni dall'alluvione in Emilia-Romagna: il bilancio della scienza tra clima, ambiente e salute

A tre anni dall’alluvione in Romagna del 16-17 maggio, ripercorriamo quell’evento a partire dalla situazione sinottica “cul-de-sac”. Tanta la produzione scientifica, quali sono i primi risultati di scienziati e ricercatori?

Campagne allagate durante l'alluvione in Romagna del maggio 2023.
Campagne allagate durante l'alluvione in Romagna del maggio 2023.

Il 15 maggio 2023 un nostro articolo previsionale titolava “Martedì di maltempo e allerta per lo straordinario ciclone Minerva: tutti i dettagli”, specificando in particolare il rischio di piogge torrenziali in Emilia Romagna.

Purtroppo la situazione si verificò puntualmente. Fu alluvione in Romagna e parte dell’Emilia orientale nei giorni 16-17 maggio. 23 fiumi esondati, un centinaio di comuni coinvolti, 36000 persone evacuate e purtroppo 13 vittime.

A tre anni da questa inusuale situazione sinottica a cui conseguì l’alluvione in Romagna, ripercorriamo la meteo storia di quell’evento e facciamo il punto sulla produzione scientifica che ha approfondito questo evento.

La sinottica: cos’è il cul-de-sac

La situazione sinottica responsabile dell’alluvione in Romagna del 16-17 maggio 2023 è nota ma val la pena di ripercorrerla.

Nel previsionale del 15 maggio 2023 parlavamo infatti di “danza delle gocce di aria fredda”, descritta da Meteosvizzera che parlava del susseguirsi di piccole strette e dinamiche saccature in quota. Al suolo ciò trovava corrispondenza col ciclone Minerva, che risaliva dal Mar Jonio verso il Basso Tirreno e poi il medio Adriatico.

L'alluvione in Emilia Romagna del maggio 2023. Foto di Andrea Raggini, Emilia Romagna Meteo.
L'alluvione in Emilia Romagna del maggio 2023. Foto di Andrea Raggini, Emilia Romagna Meteo.

Questa situazione accentua per l’orografia appenninica le precipitazioni lungo il versante emiliano romagnolo. Il fenomeno è stato approfondito in una pubblicazione scientifica (Scoccimarro et al, Sci Rep 15, 36823 - 2025). In questo studio innovativo viene introdotto il termine “cul-de-sac”, o vicolo cieco. La Pianura Padana infatti è un bacino geografico semi-chiuso, aperto ai venti di sud-est, in particolare a quelli generati da cicloni stazionari centrati nel Golfo di Genova.

L’alluvione nelle pubblicazioni scientifiche: clima e ambiente e frane

L’evento alluvionale del 16-17 maggio 2023 è stato oggetto di svariati studi e di approfonditi report scientifici. Una produzione utile a comprendere meglio i tanti aspetti meteorologici, geologici e territoriali di questa situazione inusuale.

Abbiamo già citato sopra lo studio che ha introdotto il termine cul-de-sac, titolo completo “A cul-de-sac effect makes Emilia-Romagna more prone to floods in a changing climate”. Il ruolo dei cambiamenti climatici viene qui sottolineato, in particolare l’aumento dei cicloni stazionari o lenti ma devastanti risulta coerente con un clima e un mar Mediterraneo più caldo.

Meno noto ma molto interessante l’articolo di Arrighi et al, “Brief communication: On the environmental impacts of the 2023 floods in Emilia-Romagna (Italy)”, in cui viene analizzato l’impatto dell’alluvione sul patrimonio ambientale, spesso non adeguatamente viene valutato. I danni principali hanno riguardato le risorse idriche, gli ecosistemi acquatici, i servizi ecosistemici culturali, il trasporto di inquinanti, l’erosione e gli impatti sulla balneabilità di fiumi e mare.

L'incredibile ciclone Minerva in azione il 16-17 maggio 2023. La situazione, ora nota come "cul de sac", vicolo cieco, fu ben prevista dal modello ECMWF disponibile anche sul nostro portale.
L'incredibile ciclone Minerva in azione il 16-17 maggio 2023. La situazione, ora nota come "cul de sac", vicolo cieco, fu ben prevista dal modello ECMWF disponibile anche sul nostro portale.

Altro aspetto dell’alluvione furono le frane: l’articolo “RER2023: the landslide inventory dataset of the May 2023 Emilia-Romagna meteorological event” di Berti e altri ricercatori analizza l’inventario delle frane innescate o rimesse in movimento dall’alluvione del maggio 2023. Sono ben 80000 le frane innescate in un’area di 6000 km2, raccolte in un apposito inventario utile a sviluppare modelli predittivi e a migliorare la pianificazione territoriale.

Aspetti ecologici e sanitari

Uno studio scientifico di Zaghi e altri (Non-cholera Vibrio spp. invasive infections in the summer following May 2023 flood disaster in Romagna, Italy: a case series) per esempio ha analizzato l’aumento in Romagna di infezioni da batteri quali i Vibrio vulnificus Vibrio harveyi nelle acque marine calde e contaminate dall’alluvione. I casi sono stati limitati a 3-4 soggetti in pazienti fragili, non direttamente attribuibili all’alluvione ma comunque con possibili connessioni con gli eventi climatici estremi.

L’alluvione impattò poi molto l’agricoltura. Tanti gli studi al riguardo, a partire dal monitoraggio da satellite. Bocchino e altri ricercatori nell’articolo “Valutazione dei danni da alluvione alle colture mediante integrazione di immagini Sentinel-2 e dati in situ: il caso dell'Emilia-Romagna del 2023” applicano un nuovo approccio per la valutazione dei danni da alluvione in agricoltura.

Infine gli aspetti biologici: l’articolo è recentissimo, del 14 aprile 2026, Bentivogli et al. “Short-term recovery of inland and marine environments after the 2023 Emilia-Romagna flood”, su Communication Earth Environment.

L'alluvione in Emilia Romagna del maggio 2023. Foto di Andrea Raggini, Emilia Romagna Meteo.
L'alluvione in Emilia Romagna del maggio 2023. Foto di Andrea Raggini, Emilia Romagna Meteo.

I ricercatori hanno analizzato gli effetti dell’alluvione su fiumi, canali e ambienti marini. Il recupero ecologico è stato solo parziale, non si è tornati alle condizioni precenti ma si sono formate nuove condizioni ecologiche post-evento.

Cosa resta da fare

La produzione scientifica naturalmente prosegue, il susseguirsi di alluvioni nella stessa zona nei due anni successivi peraltro ha dato molto materiale agli scienziati.

Il tema gigantesco e oggetto di accesa discussione nelle comunità locali però resta quello del post alluvione, su cui ancora scarseggia la bibliografia. Quali soluzioni servono per affrontare l’aumento, ormai scontato, di eventi estremi?

La discussione è accesa fra chi sostiene la necessità di grandi opere come dighe, casse d’espansione, alzare gli argini unita a controllare drasticamente la vegetazione dei fiumi e chi invece caldeggia soluzioni naturali, ridare spazio ai fiumi e la necessità di delocalizzare, decementificare e rinaturalizzare il territorio. Ci torneremo con un apposito approfondimento.

Non perderti le ultime novità di Meteored e goditi tutti i nostri contenuti su Google Discover, completamente GRATIS

+ Segui Meteored