Vivere su Marte? Alcuni organismi terrestri ci riescono e aprono nuove possibilità anche per l'uomo
Nuovi esperimenti mostrano che Marte non è poi così inabitabile, almeno non per tutti. Alcune forme di vita terrestri riescono a sopravvivere e forniscono informazioni fondamentali per i futuri viaggi nello spazio

Da recenti esperimenti condotti in India è risultato che la vita su Marte potrebbe essere possibile, o almeno non è così impossibile come si credeva. Il pianeta rosso è notriamente invivibile per tanti motivi, e pure ci sono alcuni orgnaismi che riescono ad aggirarli tutti.
La scoperta apre un ventaglio di nuove possibilità per quanto riguarda la sopravvivenza lontano dalla Terra, particolarmente rilevanti in vista dei futuri viaggi nel cosmo con equipaggio umano.
Marte, un pianeta (quasi) invivibile
C’è una lunga serie di fattori in base ai quali la vita su Marte è ritenuta impossibile per gli esseri umani. Le temperature estreme di circa - 60°C, le tempeste di polveri che bloccano la luce solare e l’assenza di acqua allo stato liquido sono tra essi.
A tutto questo si aggiunge la quasi totale mancanza di un’atmosfera che possa, fra l’altro, bloccare le radiazioni cosmiche, per cui sopravvivere su Marte sarebbe una sfida che l’umanità è destinata a perdere.
Il percolato tossico del suolo costituisce un altro ostacolo particolarmente ostico, perché altera i processi biologici indispensabili alla vita.
Nonostante questo, però, sembra proprio che per le cellule di lievito ci siano buone possibilità di sopravvivenza.
Un sistema di autodifesa per le cellule
Il Physical Research Laboratory di Ahmedabad, in India, ha utilizzato un dispositivo detto High-Intensity Shock Tube for Astrochemistry (HISTA), in grado di simulare le onde d’urto che viaggiano a più di cinque volte la velocità del suono e che sono frequenti su Marte a causa dell'impatto con i meteoriti.
Il sale sodico di perclorato ad alta concentrazione ha permesso invece di simulare la superficie del suolo del pianeta rosso.
Queste strutture si chiamano comunemente "granuli di stress" e hanno il compito di mettere in pausa le funzioni non essenziali in caso di situazioni ambientali particolarmente pericolose per la sopravvivenza.
Altre cellule di lievito modificate per impedire loro di mettere in atto questo meccanismo di protezione, non sono invece sopravvissute.
Dalle forme di vita semplici, un modello per la vita nello spazio
È noto agli scienziati che anche altre forme di vita semplici possono essere in grado di sopravvivere in modo simile, tra cui ad esempio i tardigradi, minuscoli animali che non raggiungono un millimetro di dimensioni e sono molto comuni sulla Terra.

La loro capacità di resistere alle radiazioni e al gelo cosmico è già ben conosciuta e documentate, ma stavolta gli esperimenti si sono concentrati sul Saccharomyces cerevisiae, il lievito di birra comune che ha la particolarità di condividere diverse caratteristiche biologiche con altre forme di vita, anche molto più complesse, tra cui quella umana.
Il genoma di questo lievito, ad esempio, è stato mappato e si sa che svolge funzioni simili a quello dell’uomo.
Perché la scoperta è fondamentale
Non è la prima volta che le cellule di questo lievito vengono utilizzate per esperimenti riguardanti l'esistenza di forme di vita terrestri nello spazio, o anche mandate in orbita per studiarne i metodi di sopravvivenza in condizioni così estreme.
Quello condotto in India, però, è anche tra gli esperimenti più innovativi perché è uno dei pochi che ha simulato le particolari condizioni di vita su Marte, fornendo le prime risposte su come si potrebbe arrivare, un domani, a produrre su un altro pianeta ciò che serve per la vita umana.
Questi studi sono particolarmente interessanti perché la difficoltà negli approvvigionamenti è tra i principali problemi nei possibili viaggi spaziali a lungo raggio.
Fonte:
PNAS Nexus - Life on Mars? Tiny cells just survived shock waves and toxic soil Science Daily (2026)
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