Allerta Meteo, non è finita: neve in fusione, fiumi esondati e valanghe. Medio Adriatico ancora in pericolo

L'Italia affronta le pesanti conseguenze del Ciclone Erminio, che ha flagellato il medio Adriatico con piogge alluvionali, nevicate record e venti di burrasca, causando vittime e gravi danni.

Il passaggio del Ciclone Erminio ha lasciato una scia di danni sul medio versante adriatico causata dall'intensità e dalla persistenza dei fenomeni, a partire dalle precipitazioni abbondati e dai forti venti che hanno sferzato il territorio.

Tutto questo è avvenuto a pochi giorni da un'altra intensa depressione, il vortice Deborah che ci aveva fatto ripiombare improvvisamente in pieno inverno, mettendo già a dura prova le stesse aree poi colpite nuovamente da Erminio.

Accumuli importanti e rischi derivanti

Tra la fine di marzo e le prime ore di oggi, le precipitazioni hanno interessato con violenza e persistenza soprattutto i territori di Abruzzo, Molise e alta Puglia. I dati ufficiali rilevati dalle reti di monitoraggio delle Arpa regionali e dei servizi idrografici parlano di accumuli pluviometrici che in diverse località della fascia collinare e costiera abruzzese hanno superato i 200 mm complessivi.

La situazione dei corsi d'acqua resta estremamente critica, nonostante il parziale allontanamento del centro della bassa pressione in lenta fase di colmamento. Il bilancio peggiore viene dal confine tra Abruzzo e Molise, dove il fiume Trigno ha causato il crollo di un ponte sulla Statale 16 Adriatica.
La situazione dei corsi d'acqua resta estremamente critica, nonostante il parziale allontanamento del centro della bassa pressione in lenta fase di colmamento. Il bilancio peggiore viene dal confine tra Abruzzo e Molise, dove il fiume Trigno ha causato il crollo di un ponte sulla Statale 16 Adriatica.

Come accennato, questa enorme quantità d'acqua è caduta su terreni già saturi per le piogge precedenti, che non hanno potuto assorbire nuove precipitazioni. Di conseguenza i corsi d'acqua sono stati sovraccaricati immediatamente. Questo scenario ha fatto scattare l'allerta rossa della Protezione Civile per rischio idraulico e idrogeologico.

proprio a causa della fusione Il rapido rialzo termico dei prossimi giorni causerà la fusione di miliardi di metri cubi di neve accumulata. Mentre il cielo sarà tornato sereno, fiumi come il Pescara, il Sangro o il Trigno potranno vedere i propri livelli salire nuovamente o restare stazionari sopra la soglia di guardia ancora per molto tempo.
proprio a causa della fusione Il rapido rialzo termico dei prossimi giorni causerà la fusione di miliardi di metri cubi di neve accumulata. Mentre il cielo sarà tornato sereno, fiumi come il Pescara, il Sangro o il Trigno potranno vedere i propri livelli salire nuovamente o restare stazionari sopra la soglia di guardia ancora per molto tempo.

Un'allerta rossa va presa molto seriamente, perché viene emessa quando il rischio riguarda fenomeni di esondazione generalizzata, quando l'acqua non si limita a invadere le campagne, ma può superare o rompere gli argini, distruggere ponti e sommergere strade e centri abitati insieme al fango. È il livello che segnala un pericolo imminente per l'incolumità delle persone.

Anche il rischio idrogeologico rimane al livello più elevato perché, nonostante la cessazione delle precipitazioni intense, il terreno impiegherà molti giorni per drenare l'acqua. Oltre ai terreni appesantiti ed instabili sui versanti collinari e montuosi, il rialzo termico attuale e previsto peggiorerà ulteriormente la situazione. Infatti la neve, sciogliendosi rapidamente, si riverserà a valle, mantenendo i fiumi in piena e continuando ad appesantire i versanti già instabili.

L'emergenza idrica con i fiumi in piena

La situazione dei corsi d'acqua resta estremamente critica, nonostante il parziale allontanamento del centro della bassa pressione in lenta fase di colmamento.

Il bilancio peggiore viene dal confine tra Abruzzo e Molise, dove il fiume Trigno ha causato il crollo di un ponte sulla Statale 16 Adriatica. Crollo che trascinato con sé alcuni veicoli in transito e purtroppo si contano anche dei dispersi, mentre le operazioni di soccorso e ricerca proseguono tra molte difficoltà.

Anche in Puglia la situazione è molto difficile, per l'esondazione dei torrenti Cervaro e Carapellotto che hanno invaso diverse aree adiacenti.

L'acqua ha sommerso per chilometri le strade provinciali, isolando diversi centri abitati. Nelle Marche meridionali, sebbene il livello idrometrico dei principali corsi d'acqua stia iniziando una lenta stabilizzazione, resta l'allerta gialla per rischio idrogeologico, con diversi smottamenti che continuano a preoccupare.

Rialzo termico e pericolo valanghe

Con l'avvicinarsi da ovest del promontorio anticiclonico, insieme ad un imminente rialzo termico, la minaccia maggiore è ora rappresentata dal manto nevoso instabile. I dati di monitoraggio della neve sono impressionanti: sull'Appennino Umbro-Marchigiano, i dati indicano accumuli tra gli 80 e i 120 cm sopra i 1500 metri dal Monte Cucco ai Monti Sibillini. Nel Lazio, sul Terminillo e sui Monti Simbruini si oscilla intorno a spessori medi di 110-140 cm.

Tra Abruzzo e Molise i dati assumono valori eccezionali. Le stazioni Meteomont di Campo Imperatore e della Maiella sfiorano i 250-300 cm di neve totale, con 180 cm di neve fresca caduti bel solo passaggio del Ciclone Erminio. A Capracotta, in Molise, il manto nevoso in paese ha raggiunto i 190 cm, ovviamente paralizzando la viabilità locale.

Lo zero termico da oggi è in rapida ascesa verso i 2400-2600 metri e, nel corso del fine settimana, oscillerà intorno ai 2800-3000 metri. Se ne deduce che l'intero manto nevoso, fino alle vette appenniniche più elevate, sarà sottoposto a rapida e intensa fusione.
Lo zero termico da oggi è in rapida ascesa verso i 2400-2600 metri e, nel corso del fine settimana, oscillerà intorno ai 2800-3000 metri. Se ne deduce che l'intero manto nevoso, fino alle vette appenniniche più elevate, sarà sottoposto a rapida e intensa fusione.

L'aria sta ora subendo un repentino riscaldamento.

Lo zero termico, che durante la fase centrale del ciclone si attestava tra i 700 e i 1000 metri, da oggi è in rapida ascesa verso i 2400-2600 metri e, nel corso del fine settimana, oscillerà intorno ai 2800-3000 metri. Se ne deduce che l'intero manto nevoso, fino alle vette più alte, sarà sottoposto a rapida e intensa fusione.

I bollettini neve e valanghe emessi oggi dal Servizio Meteomont, indicano un livello di pericolo fino a 4 (Forte), con il rischio concreto di distacchi spontanei di neve umida e pesante, le cosiddette "valanghe di fondo". Infatti, la percolazione dell'acqua dalla superficie agli strati inferiori, oltre ad appesantire l'intero strato nevoso, potrebbe fungere da lubrificante tra gli strati di neve e il suolo sottostante, rendendo i pendii estremamente instabili.

I bollettini neve e valanghe emessi oggi dal Servizio Meteomont, indicano un livello di pericolo fino a 4 (Forte), con il rischio concreto di distacchi spontanei di neve umida e pesante, perciò si sconsiglia vivamente ogni attività al di fuori delle piste battute.
I bollettini neve e valanghe emessi oggi dal Servizio Meteomont, indicano un livello di pericolo fino a 4 (Forte), con il rischio concreto di distacchi spontanei di neve umida e pesante, perciò si sconsiglia vivamente ogni attività al di fuori delle piste battute.

Infine ricordiamo che, proprio a causa della fusione di miliardi di metri cubi di neve accumulata e in rapida fusione, mentre il cielo sarà tornato sereno e le piogge saranno cessate, fiumi come il Pescara, il Sangro o il Trigno potranno vedere i propri livelli salire nuovamente o restare stazionari sopra la soglia di guardia ancora per molto tempo.

L'invito è quello di rimanere aggiornati e di informarsi sulle allerte in atto prima di qualsiasi spostamento nelle aree interessate da questa situazione.

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