Inizio novembre gelido per il ponte di Voejkov e il Burian? Il meteorologo Luca Lombroso fa chiarezza

Inizio novembre freddo, colpa del Burian e del Ponte di Voejkov? Analizziamo con un approfondimento il significato di questi neologismi. Ecco dove soffia veramente il Buran (termine più corretto).
In questi giorni di fine ottobre inizio novembre si fa un gran parlare della figura barica del Ponte di Voejkov nonché dell’irruzione fredda con il presunto Burian che irrompe in Italia.
Sono termini che compaiono quasi a ogni avvezione fredda invernale, fanno colpo, attraggono l’attenzione ma spesso sono scomodati a sproposito. Il termine Burian poi, come vedremo, è sbagliato (il vento siberiano si chiama buran) inappropriato per l’Italia.
Vediamo di spiegare dunque cosa sono, come sono nati questi termini e che cosa rappresentano veramente.
Cos’è il Ponte di Voejkov
Il termine Ponte di Voejkov si è diffuso nei forum di meteorologia nei primi anni del XX secolo. Con questo neologismo si intende la formazione di una grande fascia anticiclonica nata dall’unione dell’alta pressione atlantica con l’anticiclone russo-siberiano. L’asse, il termine più appropriato sarebbe comunque “asse di Voejkov”, si distende in latitudine, in zone settentrionali, così nel suo fianco meridionale scorre aria fredda di origine continentale artica.

Prende il nome dal climatologo e geografo russo Aleksandr Voejkov (1842-1916). Voejkov non usava però ponte o asse, ma identificò con questo nome il promontorio del massimo esteso sulla Siberia in inverno, lungo il 50° parallelo. La struttura attraversa gli Urali fino a Ucraina e Moldavia, per indebolirsi verso la Francia meridionale, forma poi una sella con l’anticiclone delle Azzorre.
Quasi mai citato nella letteratura scientifica moderna, comparire in poche pubblicazioni, fra cui una Matishov del 2014.
La situazione attuale: è un ponte di Voejkov?
Intanto, più correttamente non si dovrebbe parlare di “ponte” ma di “asse” o meglio ancora di “cresta”. Voejkov infatti studiò quest’ultima.
Venendo all’irruzione in corso, i primi giorni di novembre saranno caratterizzati da un robusto anticiclone con massimo principale di 1040 hPa sulla Scozia, unito in una sella a un altro anticiclone presente sulla Russia europea settentrionale. In seguito il massimo si porterà più a nord, con asse rivolto verso il Mar Nero. In quota aria fredda alimenta un vortice retrogrado.

La figura barica in atto dunque, in ogni caso, non corrisponde a quella del presunto asse o ponte di Voejkov, a volte indicato anche come Weikoff.
E il burian?
Sempre in questi giorni è rispuntato il termine burian.
In Italia è stato associato per la prima volta ad ondate di gelo in occasione di una storica irruzione di fine dicembre 1996. Poi, si è diffuso con l’avvento sempre di forum e gruppi social fra gli appassionati, usato per identificare grandi irruzioni fredde, anche in presenza dell’asse di Voejkov.
In realtà è un uso improprio, in quanto buran è un nome locale del vento gelido da E-NE. Un po’ come se ci fosse sudest in Russia, venisse chiamato scirocco o il nordovest maestrale.
L’American Meteorological Society infatti nel suo glossario definisce Buran “Un forte vento da nord-est che soffia in Russia e in Asia centrale". Interessante che quando solleva neve viene chiamato "buran bianco" o, nella tundra, "purga".

In Alaska il vento gelido da NE è noto come "burga", in USA e Canada Blizzard, nella east coas USA Nor’estarn. In Francia e Svizzera è detto Bise, in Spagna levante, in Germania Ostwind o Ostwetterlage e in UK Beast from the East. Per l’Italia dunque anche quando il vento orientale è più corretto parlare di bora o grecale.
Quindi, inizio novembre di gelo e neve?
In questi giorni in effetti l’Italia sarà investita da venti freddi di bora e grecale, con raffiche a Trieste stimate anche a 80-90 km/h. Le isoterme scendono di valore, ma a fatica si arriva ad avere la linea di 0°C a 850 hPa prossima alle Alpi. Le temperature al suolo scenderanno in misura minore, senza importanti gelate in pianura. Solo nelle valli alpine si avrà gelo. Freddo si, vento anche ma non certo tali da scomodare un vento siberiano.
Quanto alle precipitazioni, piogge anche abbondanti sono confermate al centro sud versante Adriatico a seguito della segnalata ciclogenesi. Temporali anche in altre zone del sud, variabilità al centro, precipitazioni in genere deboli al nord.
E la neve? Nessuna nevicata interesserà la pianura padana, nemmeno la collina a basse quote vedrà la neve. Solo modeste imbiancate sono previste sulle Alpi, specie in quelle marittime piemontesi esposte all’est, oltre 800-1000 m, localmente 600 m.
Prime nevicate sono previste nell’Appennino Emiliano oltre 1000-1200 m, mentre in quello centrale si avranno anche 5-10 cm di neve nelle zone sopra ai 1200-1300 m di Abruzzo e Molise.
Allargando lo sguardo , freddo ma sotto anticiclone e quindi senza neve l’Europa centrale, mentre le nevicate potranno interessare a bassa quota l’Austria e in parte la Slovenia, oltre alla zona balcanica. Più freddo anche in Francia, ma con scarsi fenomeni e senza nevicate a bassa quota.
Insomma, l’autunno avanza e l’inverno inizia a bussare alle porte, ma Voejkov e Buran (non burian) restano a casa loro, in Russia.
Riferimenti notizia:
Matishov, G. G., Dzhenyuk, S. L., Moiseev, D. V., & Zhichkin, A. P. (2014). Pronounced anomalies of air, water, ice conditions in the Barents and Kara Seas, and the Sea of Azov. Elsevier.
AMS Glossary of Meteorology, voce buran: https://glossary.ametsoc.org/wiki/buran/