Svolta meteo dal 12 febbraio: cambia la corrente a getto polare, ecco gli effetti sull'Italia

Per comprendere questa svolta, dobbiamo partire dall'alta stratosfera, dove si stanno verificando processi cruciali per l'equilibrio atmosferico globale nelle prossime settimane.

L’attenzione dei meteorologi è puntata sul dopo 12 febbraio, quando si attende una vera e propria svolta meteo, legata a dinamiche complesse nella stratosfera e nella troposfera, che potrebbero ridisegnare il pattern circolatorio sull'Europa e, di conseguenza, sull'Italia.

Al centro di questa trasformazione c'è il cambiamento della corrente a getto polare, un flusso di venti ad alta quota che influenza profondamente il tempo alle medie latitudini, in queste mese di febbraio.

Verso un minor warming

Per comprendere questa svolta, dobbiamo partire dall'alta stratosfera, dove si stanno verificando processi cruciali per l'equilibrio atmosferico globale. In alta stratosfera, il trasferimento di quantità di moto trasportato dalle onde atmosferiche non raggiunge pienamente l’Artico.

Il vasto serbatoio di aria gelida presente sul nord dell'Eurasia, dove i termometri scendono sotto la soglia dei -40°C.
Il vasto serbatoio di aria gelida presente sul nord dell'Eurasia, dove i termometri scendono sotto la soglia dei -40°C.

Questo fenomeno impone sulla colonna atmosferica il salvataggio della massa del vortice polare stratosferico che, sebbene parecchio indebolito, beneficia di una divergenza d'alta quota. Tale divergenza favorisce un riaccorpamento del vortice polare stratosferico verso l'Artico siberiano, prevenendo un collasso totale.

Il risultato è la generazione di un dipolo artico, una configurazione bipolare che non si configura né come uno split (divisione in due lobi distinti) né come un displacement (spostamento o deformazione laterale del vortice), ma piuttosto come un minor warming.

Si tratta di un riscaldamento stratosferico minore, meno intenso di un Sudden Stratospheric Warming (SSW) major, ma sufficiente a perturbare l'equilibrio polare. Secondo le proiezioni dei modelli come ECMWF e GFS, questo processo sta già mostrando segnali di instabilità, con temperature in stratosfera che potrebbero aumentare di 20-30°C in pochi giorni, senza però raggiungere i picchi estremi di un evento major.

L’inerzia della troposfera e il ruolo delle correnti a getto

Passando alla troposfera, dove si manifestano i fenomeni meteo quotidiani, osserviamo una situazione inerziale, ovvero una circolazione che procede per inerzia senza bruschi cambiamenti immediati.

Qui, la condotta dominante è quella di una corrente a getto subtropicale blandamente oscillante, modulata da onde corte. Queste onde, tipiche di pattern semi-stazionari, introducono variazioni locali senza alterare radicalmente il flusso principale.

Di conseguenza, la corrente a getto polare, quel potente nastro di venti che circonda il Polo Nord a circa 10-15 km di quota, si rinforzerà sensibilmente.

Tuttavia, questo rinforzo non porterà a una zonalità alta (un flusso rettilineo e veloce da ovest a est, tipico di inverni miti e stabili), bensì aprirà la strada a una zonalità bassa. In termini semplici, la zonalità bassa implica un getto polare più debole e ondulato alle medie latitudini, con onde corte che spingeranno varie perturbazioni verso l’area del Mediterraneo.

Questo pattern è coerente con le simulazioni ensemble, che prevedono un indebolimento relativo del vortice polare in troposfera, con frammentazioni che potrebbero dividere il flusso in lobi separati.

Tuttavia, questo rinforzo non porterà a una zonalità alta (un flusso rettilineo e veloce da ovest a est, tipico di inverni miti e stabili), bensì aprirà la strada a una zonalità bassa, con frequenti perturbazioni verso l'area dell'Italia.
Tuttavia, questo rinforzo non porterà a una zonalità alta (un flusso rettilineo e veloce da ovest a est, tipico di inverni miti e stabili), bensì aprirà la strada a una zonalità bassa, con frequenti perturbazioni verso l'area dell'Italia.

L'oscillazione nord-atlantica (NAO), anch'essa prevista in fase negativa, amplificherà questi effetti, riducendo il flusso zonale e promuovendo blocchi anticiclonici alle alte latitudini.

Gli effetti sull'Italia

Sull’Italia ciò si tradurrà nel passaggio di varie perturbazioni, di origine atlantica, che porteranno piogge e diverse ondate di maltempo. Sui monti cadrà tanta neve, anche se non a quote particolarmente basse, almeno nella prima parte.

Al Centro-Sud, la zonalità bassa favorirà l'ingresso di perturbazioni atlantiche, con piogge diffuse, soprattutto su Toscana, Lazio, Campania e Sicilia. Non si esclude un "ribaltone invernale" entro l’ultima decade di febbraio, con irruzioni fredde che potrebbero abbassare le massime sotto i 5°C in pianura al Nord e portare neve in collina al Centro.

Tuttavia, sarà molto difficile avere importanti episodi di freddo. Generalmente il minor warming limita l'intensità, come in passati inverni. Piuttosto, avremo un inverno più dinamico, con alternanza di fasi piovose e brevi periodi freddi, ideale per rimpinguare le riserve idriche dopo un autunno secco. Le probabilità di un blocco atlantico (25-30% secondo i modelli) potrebbero accentuare il freddo, ma al momento prevale uno scenario di moderata instabilità.