7 luglio, due anni dal riconoscimento UNESCO per le faggete italiane

Il 7 luglio del 2017 l'UNESCO dichiarava Patrimonio dell'Umanità alcune delle antiche faggete italiane: fra i boschi valorizzati dall'Organizzazione dell'ONU, anche quelli di altri paesi europei.

Lorenzo Pasqualini Lorenzo Pasqualini 07 Lug 2019 - 10:29 UTC

Il 7 luglio del 2017, esattamente due anni fa, L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) inseriva fra i siti patrimonio dell'umanità anche alcuni boschi italiani. Si tratta delle antiche faggete dell'Appennino (e non solo), valorizzate per l'elevata biodiversità, l'estensione e la buona conservazione. Quel giorno, l'UNESCO ha dichiarato patrimonio dell'umanità anche altri boschi d'Europa, dall'Albania fino alla Spagna, passando per Romania, Croazia, Germania e Slovenia.

Le faggete italiane patrimonio dell'umanità

L’UNESCO ha deciso di tutelare l’unicità e l’universalità delle faggete italiane primordiali situate nel parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, dove si trovano alberi centenari (fino a 560 anni di età!), i più antichi dell’emisfero settentrionale. Le faggete del Parco d'Abruzzo diventate patrimonio Unesco sono quelle della Valle Cervara, la Selva Moricento, Coppo del Morto, Coppo del Principe, ed i boschi della Val Fondillo.

Altre foreste valorizzate dall'Unesco sono quelle della Tuscia laziale, sul Monte Cimino (un antico vulcano) e nella zona dei laghi di Bracciano e Martignano (Monte Raschio). Poi ci sono le antiche foreste del parco nazionale del Gargano (Foresta Umbra e bosco del Falascone) e del parco nazionale del Pollino, queste ultime le più meridionali della rete. Valorizzate anche le faggete di Sasso Fratino, nel parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.

Secondo l'Unesco, queste faggete vetuste "sono indispensabili per comprendere la storia e l’evoluzione del faggio, che si è diffuso in tutte le altitudini, dalle zone costiere alle montagne, partendo dalle originarie aree glaciali dell’Europa sud orientale ed espandendosi verso l’Europa nord occidentale".

I boschi di faggio

Le faggete italiane sono state inserite, insieme a quelle di molti altri paesi d’Europa, fra i siti patrimonio dell’umanità per l’enorme biodiversità animale e vegetale. I boschi di faggio, un albero del genere Fagus diffuso in tutto il mondo con diverse specie, sono presenti in tutta Europa, dalla Scandinavia alla Sicilia: si diffusero nel continente al termine dell’ultima Era Glaciale. Poi, l'attività umana ne ha ridotto molto l'estensione per fare spazio ai pascoli.

Fra il 2007 ed il 2011 l’Unesco aveva dichiarato patrimonio dell'umanità i boschi primordiali della Slovacchia, dell'Ucraina e della Germania. Poi, nel luglio 2017, sono state inserite anche le faggete di Italia, Spagna, Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Romania e Slovenia.

Le faggete italiane sono diventate il sito numero 52 nella lista dei patrimoni UNESCO italiani, arrivati poi nel 2018 alla cifra "record" di 54 (non ci sono altri paesi al mondo con tanti siti Unesco: dopo di noi solo Cina e Spagna). La tutela UNESCO porterà ad una protezione ancora maggiore di questi boschi, in certi casi già protetti da parchi nazionali o regionali.

Passeggiate nei boschi

Uno dei momenti migliori per ammirare e godere di questo grande patrimonio è l'estate, quando i boschi di faggio proteggono dal sole durante le camminate in montagna. Altro momento ideale per camminare in questi boschi è l'autunno, quando le foglie cambiano colore ed iniziano a cadere.

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