Collo, ascelle e piedi: scienziati spiegano perché siamo tutti sensibili al solletico nelle stesse zone
La scienza riconosce due tipi principali di solletico: la knismesi, che consiste in un tocco delicato, e la gargalesi, una pressione più intensa che scatena risate incontrollabili. Maggiori dettagli qui.

Il solletico è un fenomeno studiato fin dai tempi di Aristotele e Socrate. I ricercatori si sono interrogati sulla sua origine e sulla sua funzione, ma sono molte le domande ancora aperte. La sensibilità al solletico è uno degli enigmi scientifici più antichi e ancora irrisolti.
Già ai tempi di Aristotele e Socrate, gli studiosi avevano avanzato ipotesi sulle sue origini e sulla sua funzione, ma rimangono interrogativi fondamentali. La sensibilità al solletico è un tratto culturale condiviso o specifico? Segue una precisa organizzazione topografica del corpo? E come si relaziona alle altre sensazioni corporee?
I ricercatori hanno realizzato una mappa corporea ad alta risoluzione della sensibilità al solletico, dimostrando che questa caratteristica è generalizzata tra gli individui. Hanno inoltre scoperto che si distingue dalle mappe della sensibilità tattile, del dolore e del piacere.
Il solletico, un enigma
Confrontando i risultati con le previsioni di cinque teorie storiche e contemporanee, i ricercatori hanno dimostrato che nessuna teoria, da sola, è in grado di spiegare completamente la topografia della sensibilità al solletico.
Sebbene la sensibilità sia maggiore nelle regioni del corpo che vengono toccate meno frequentemente, la sua distribuzione si basa su un meccanismo psicofisiologico più complesso di quanto si ritenesse.
Questa ricerca offre una solida base neurobiologica per comprendere come il cervello elabori il tatto sociale e la comunicazione non verbale dall'infanzia all'età adulta. Inoltre, contribuisce a comprendere i meccanismi di protezione del corpo dagli stimoli esterni e il modo in cui il sistema nervoso elabora sensazioni complesse che combinano stato di allerta e risposta affettiva.

Il lavoro guidato da Xiong e Kilteni rappresenta una pietra miliare nelle neuroscienze del tatto affettivo, distinguendo il solletico da una semplice reazione meccanica o da un mero condizionamento sociale. Esistono due principali tipi di solletico riconosciuti scientificamente: knismesis e gargalesis.
Secondo la mappa, le zone di massima sensibilità sono le ascelle, le costole (i lati del busto), la pianta dei piedi, il collo e la parte posteriore delle ginocchia.
La sensibilità al solletico non coincide con le zone caratterizzate dalla maggiore acutezza tattile, come i polpastrelli delle dita o le labbra. Questo dimostra che il cervello elabora il solletico attraverso reti somatosensoriali e affettive diverse da quelle coinvolte nel tatto fine e funzionale.
Uno dei contributi più solidi dello studio è il confronto tra partecipanti con background culturali radicalmente diversi, provenienti dall'Asia orientale e dall'Europa. Le variazioni nella percezione delle zone più o meno sensibili sono risultate praticamente nulle.
Questo suggerisce che la gargalesis sia un modulo somatosensoriale primario, conservato evolutivamente nella specie umana, in modo simile ai riflessi di difesa o alle espressioni facciali di base. E tu, soffri il solletico?
Riferimento della notizia
Xiong, Z., Kilteni, K. (2026). La sensibilità al solletico negli esseri umani è un'esperienza sensoriale generalizzata, condivisa culturalmente e organizzata a livello corporeo. Nat Hum Behav..