Risolto l'enigma geologico che incuriosiva anche Leonardo: dopo 500 milioni di anni il Paleodictyon svela i suoi segreti
C'è qualcosa che unisce gli studi di Leonardo da Vinci, i fossili degli Appennini e i fondali oceanici. È il Paleodictyon, una rete di gallerie perfettamente geometriche, scavate da un animale ignoto da sempre. Ora gli scienziati italiani sono finalmente riusciti a tracciarne l'identikit

Un icnofossile è il reperto di un animale la cui identità è rimasta ignota e il Paleodictyon ne è forse l’esempio più eclatante e rappresentativo.
I fossili fino ad ora rinvenuti risalgono a centinaia di milioni di anni prima che i T-Rex comparissero sulla Terra e sono giunti a noi dal Cambriano attraverso mezzo miliardo e oltre di anni di storia.
L'artefice di queste geometrie perfette non è mai stato identificato, diventando un vero e proprio enigma per i geologi, ma adesso gli studiosi dell’Università di Cagliari sono finalmente riusciti a tracciarne un identikit.
Il Paleodictyon nell’era moderna
Non solo un icnofossile, il Paleodictyon è stato definito anche fossile vivente perché viene tutt’ora realizzato dal suo misterioso autore.
La differenza con i fossili del Cambriano è che questi moderni reticoli sono spariti dalle acque poco profonde dove un tempo venivano creati e ora ne ne trovano solo nei profondi abissi oceanici.
In tempi moderni uno di essi è stato fotografato proprio mentre veniva realizzato, ma a 3.500 metri di profondità, sulla Dorsale Medio-Atlantica.
Lo studio dei reperti ad una tale profondità non è per niente semplice per questo molto a lungo e fino a tempi molto recenti, si è continuato ad attribuire il Paleodictyon a svariate forme di vita, tra cui spugne, vermi, alghe e amebe.
Chi sono i veri autori del Paleodictyon
Lo studio internazionale guidato dal paleontologo Andrea Baucon dell'Università di Cagliari si è basato sulla geometria dei tunnel, che è praticamente perfetta.
Gli spigoli sono acuti, mentre i lati degli esagoni che formano i reticoli sono quasi identici, con una variazione, nella loro lunghezza, di solo mezzo millimetro per ogni cella.
Questo modo di scavare nel terreno è tipico degli artropodi, il gruppo di invertebrati più vasto al mondo. Essi possono scavare nei sedimenti grazie alle loro zampe articolate e alla protezione fornita da un esocheletro duro fatto di chitina.

I misteriosi autori di queste geometrie perfette, quindi, sarebbero animali marini in tutto simili ai comuni porcellini di terra.
A cosa serve la maglia di tunnel
Tra i misteri del Paleodictyon c'è anche lo scopo di questi tunnel perfetti, che non è del tutto chiaro. In passato si sono fatte diverse ipotesi, tra cui quella secondo cui le gallerie servivano per far proliferare i batteri di cui gli artropodi di nutrono.
Più di recente, invece, gli scienziati che hanno partecipato allo studio hanno concluso che le gallerie potrebbero fare da rete di comunicazione per i membri delle colonie di artropodi, che li userebbero per scambiarsi segnali acustici, chimici o idraulici.
L’idea è particolarmente affascinante perché lascia ipotizzare l’esistenza di una vera e propria organizzazione sociale all’interno delle colonie di questi piccoli animali.
Leonardo da Vinci e il Paleodictyon
Che esista un legame tra fossili antichi milioni di anni e il genio del Rinascimento sembra incredibile, e invece un legame c'è.
A contribuire al mistero di queste maglie esagonali di tunnel c’è anche la loro vasta diffusione. Gli esempi più moderni giacciono sul fondo dell’Atlantico, ma gli studiosi hanno esaminato in particolare i fossili che si trovano sugli Appennini.
La loro presenza sulle montagne è presto spiegata: gli Appennini erano un tempo il fondo del mare, che poi si è sollevato trasformandosi nelle montagne che vediamo oggi, infatti le tracce di organismi marini tra quelle cime sono già abbondantemente note.
Non è sempre stato così, però, ed è qui che entra in gioco la figura di Leonardo da Vinci, che ebbe modo di vedere il Paleodictyon di persona, e di notarne le peculiarità. Ne prese quindi nota nei suoi taccuini, tra cui anche il famoso Codice Leicester.
Già cinque secoli fa Leonardo ipotizzava che quegli strani disegni avessero un’origine biologica, e che le montagne fossero nate in qualche modo dal mare, al tempo in cui la chiesa riteneva i fossili oggetti di origine minerale, generati da qualche anomalia della natura.
Riferimento della notizia
CNR. (2026). Identikit dell'animale che tesse esagoni da mezzo miliardo di anni.