Gli ulivi "mangiano" più CO2 di quanta ne emettono: così la scienza salva gli oliveti umbri
Costi elevati e scarsa resa economica minacciano gli oliveti collinari. L'Università di Perugia risponde con tre progetti innovativi: gli ulivi assorbono più CO2 di quanta ne emettano, generando crediti di carbonio e un nuovo reddito agli agricoltori.

In molte regioni italiane produrre olio extravergine di oliva di altissima qualità in territori collinari e frammentati, come accade in Umbria, rischia oggi di trasformarsi in un'attività in perdita. Infatti, il prestigio gastronomico e il valore caratteristico del paesaggio collinare olivicolo, la coltivazione dell'ulivo risulta spesso economicamente poco sostenibile.
L'assenza di un economia di scala, con gli elevati costi di manodopera per potatura, raccolta e spremitura con un prezzo di mercato dell'olio che spesso non riesce a coprire le spese vive di gestione, pesa sempre maggiormente sui bilanci delle piccole aziende agricole.
La conseguenza spesso è quella dell'abbandono dell'attività e del territorio. Da diversi anni, ormai, è facile vedere la progressiva dismissione di oliveti storici su aree interne dell'Appennino, con l'inselvatichimento e degrado colturale delle campagne e con gravi ripercussioni non solo sull'economia locale, ma anche sulla tenuta idrogeologica e, spesso, sulla biodiversità del territorio.
La scienza scende in campo: tre direttrici per il futuro dell'olivo
Il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell'Università degli Studi di Perugia ha messo in campo una strategia scientifica che potrebbe restituire redditività agli agricoltori, invertendo questa triste tendenza.
Il team dell'Unità di Colture Arboree composto da Primo Proietti (professore ordinario di Arboricoltura), Luca Regni (professore associato) e dalla ricercatrice Arianna Cesarini, guidano la ricerca articolata su tre grandi fronti progettuali.

Il primo pilastro riguarda l'innovazione agronomica e la sostenibilità della filiera (al centro anche del recente progetto interregionale tra Umbria e Calabria), che punta a razionalizzare la gestione del suolo, ottimizzare la potatura e ridurre gli input chimici ed energetici.
Il secondo fronte esplora la selezione genetica e le colture in vitro, studiando la tolleranza delle diverse varietà di olivo agli stress idrici e salini legati all'aumento delle temperature.
Il terzo, e più rivoluzionario sul piano economico, trasforma l'oliveto in un vero e proprio strumento certificato di mitigazione climatica.
L'oliveto come "pozzo di carbonio" e fonte di nuovo reddito
I ricercatori perugini, impegnati in prima linea nel progetto europeo LIFE OliVER (erede dell'esperienza di LIFE Olive4Climate), hanno raccolto e analizzato i dati del bilancio complessivo dei gas serra della filiera olearia, arrivando ad un risultato straordinario: gli olivi gestiti con pratiche sostenibili sequestrano dall'atmosfera molta più anidride carbonica (CO2) di quanta ne venga emessa per tutte le operazioni di coltivazione, raccolta e molitura.

L'oliveto immagazzina stabilmente il carbonio nel terreno e nelle strutture legnose della pianta, attraverso tecniche di "Carbon Farming", come il mantenimento di un manto erboso permanente, l'interramento dei residui di potatura trinciati e il riciclo della sansa (bucce, residui della polpa e frammenti di nocciolino triturati) e degli scarti di frantoio per nutrire il terreno.
Una spinta decisiva ai bilanci aziendali
Questa capacità di assorbimento, grazie ai protocolli di certificazione messi a punto dall'Ateneo di Perugia, diventa un valore economico misurabile, un'opportunità economica concreta. La CO2 sottratta all'atmosfera oggi può essere convertita in crediti di carbonio (Carbon Credits).
Le aziende olivicole che adottano questo disciplinare hanno ora la possibilità di vendere i crediti sul mercato volontario alle imprese che intendono compensare le proprie emissioni, ottenendo un reddito integrativo diretto capace di sostenere i bilanci e salvare l'olivicoltura di qualità.

Il progetto LIFE OliVER serve proprio a creare un sistema standardizzato (anche tramite consorzi e aggregazioni di produttori) affinché qualsiasi azienda agricola possa accedere facilmente a questo mercato senza costi burocratici proibitivi.
Riferimento della notizia
Roberto Calisti, Arianna Cesarini, Luca Regni, Primo Proietti. PAC Magazine: Olivicoltura sostenibile per la generazione dei crediti di carbonio: il progetto LIFE OliVER. Opportunità di reddito integrativo per le aziende olivicole grazie ai crediti di carbonio generati con le pratiche agronomiche sostenibili.