L'alluvione del 4 novembre 1966 non colpì solo Firenze: "fu una delle maggiori catastrofi geo-idrologiche italiane"
Ricordiamo il 4 novembre 1966 soprattutto per Firenze sommersa, ma la catastrofe colpì anche una vasta parte del Nord-Est. A sessant’anni di distanza, la ricercatrice CNR Paola Salvati ricostruisce le dimensioni del disastro e i fattori che ne amplificarono gli effetti.

Ricorrono in questo 4 novembre del 2026 i 60 anni dalla storica alluvione di Firenze, un evento che commosse il mondo. In realtà, oltre alla Toscana, quell'ondata di maltempo causò pesanti danni anche in diverse altre regioni del territorio nazionale, come il Veneto (si ricorda l'"aqua granda" di Venezia, un allagamento eccezionale della città che sfiorò i 2 metri di altezza), il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino Alto-Adige.
In merito a quell'evento, il CNR ha diffuso oggi un commento di Paola Salvati, ricercatrice dell’Istituto di Geoscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-GEO).
Alluvione del 4 novembre 1966, una delle maggiori catastrofi geo-idrologiche italiane
L'alluvione del 4 novembre 1966 è ricordata soprattutto per la devastazione della città di Firenze e del suo straordinario patrimonio artistico e culturale. In realtà, l'autunno del 1966 fu particolarmente severo in diverse aree del territorio nazionale, con piogge persistenti che, iniziate già in ottobre, raggiunsero l'apice nei primi giorni di novembre, ricorda Paola Salvati.
Una profonda perturbazione, caratterizzata da intensi flussi di aria calda e umida provenienti da sud, provocò precipitazioni eccezionali su territori già interessati da settimane di piogge abbondanti. Tra il 3 e il 5 novembre si verificarono estese inondazioni, numerose frane e intense mareggiate.
L'eccezionalità dell'evento non dipese soltanto dall'intensità delle precipitazioni, ma dalla combinazione di diversi fattori: la grande quantità di pioggia caduta in circa 48 ore, la persistenza dei flussi di aria umida sulle stesse aree e le condizioni di elevata saturazione dei terreni, dovute alle precipitazioni delle settimane precedenti.
Queste condizioni favorirono una risposta idrologica particolarmente intensa dei bacini, ulteriormente aggravata nelle aree alpine dalla fusione di parte della copertura nevosa.
Secondo le ricostruzioni pubblicate sul sito POLARIS, l'evento causò 134 vittime, quasi 400 feriti e almeno 88.000 tra sfollati e senzatetto.
In Toscana si contarono 47 vittime, delle quali 38 nella provincia di Firenze (19 nella città), cinque in provincia di Pisa, due in provincia di Grosseto, una in provincia di Arezzo e una in provincia di Lucca. L'analisi delle circostanze dei decessi ha evidenziato che oltre la metà delle vittime toscane perse la vita all'interno della propria abitazione, sottolineando il ruolo determinante delle condizioni di esposizione e vulnerabilità della popolazione.
Nelle regioni settentrionali le vittime furono 87, distribuite in nove province, con i bilanci più gravi a Trento e Belluno (26 vittime ciascuna) e Udine (14). Gli sfollati furono oltre 42.000. Nella Pianura Padana e nella Pianura Veneta furono inondati almeno 137 km² di territorio e si registrarono danni in almeno 209 comuni. Nella sola provincia di Belluno furono danneggiati o distrutti circa 4.300 edifici, 528 ponti e 1.346 strade.

Anche le perdite economiche furono enormi, stimate all'epoca in circa 1.000 miliardi di lire, con danni diffusi ad abitazioni, infrastrutture, attività produttive e patrimonio artistico e culturale.
Dal Vajont a Sarno, uno dei disastri geo-idrologici italiani peggiori del secondo dopoguerra
Per numero di vittime, l'evento del 1966 si colloca tra i più gravi disastri geo-idrologici italiani del secondo dopoguerra, dopo catastrofi quali il Vajont del 1963, le alluvioni e le frane del Salernitano del 1954, Stava nel 1985, Sarno nel 1998 e i grandi eventi alluvionali del 1951.
La sua rilevanza storica risiede tuttavia non soltanto nel numero di vittime, ma anche nella vastissima estensione geografica, nella contemporaneità di fenomeni geo-idrologici differenti e nella gravità complessiva delle conseguenze sul territorio e sulla popolazione, conclude Paola Salvati.
Da ricordare poi che in questa data sono avvenuti anche disastri più recenti: il 4 novembre del 2011, 15 anni fa, si registrò una devastante alluvione a Genova, che causò varie vittime e gravissimi danni.