Il Mediterraneo può sfornare cicloni più forti di Harry?
Secondo determinati studi scientifici, e anche simulazioni, il Mediterraneo in determinate situazioni può sfornare dei cicloni ben più intensi di Harry che ha duramente colpito le coste di Sardegna, Sicilia e della Calabria.

Il Mediterraneo, spesso percepito, soprattutto dai popoli anglosassoni, come un mare calmo e accogliente, nasconde un potenziale gigantesco che il cambiamento climatico sta amplificando. Lo scorso gennaio il ciclone Harry ha colpito con violenza le regioni meridionali dell'Italia, causando danni ingenti in Sardegna, Sicilia e Calabria.
Ma Harry non è un caso isolato dato che nel bacino mediterraneo i cicloni extratropicali possono evolvere in formazioni ancora più intense, come dimostrato dalla letteratura scientifica. Soprattutto nei casi delle ciclogenesi esplosive.
La scia di danni e distruzione lasciata da Harry
Tra il 18 e il 21 gennaio 2026, il ciclone Harry si è abbattuto sulle coste meridionali italiane con una forza paragonabile a una tempesta "secolare".
Le conseguenze sono state davvero tremende, con intere spiagge cancellate, strade litoranee distrutte, porti devastati e aziende agricole isolate. In Sicilia, i danni stimati ammontano a circa 741 milioni di euro, concentrati nelle province di Catania (244 milioni), Messina (202,5 milioni) e Siracusa (159,8 milioni).

La Sardegna ha riportato mezzo miliardo di euro di perdite, mentre in Calabria si contano centinaia di milioni, con un totale nazionale che supera i 2 miliardi, inclusi effetti indiretti come il blocco delle attività produttive e il rischio di un calo del PIL regionale.
Fortunatamente, non si sono registrate vittime dirette, ma migliaia di persone hanno dovuto evacuare, e il governo ha stanziato 100 milioni di euro per interventi urgenti, prorogando lo stato di emergenza per un anno. Immagini dei danni evidenziano la violenza delle onde, alte fino a 10 metri, che hanno invaso strade e abitazioni, lasciando detriti e allagamenti diffusi.
I cicloni mediterranei extratropicali
I cicloni mediterranei sono sistemi di bassa pressione che si sviluppano nel bacino del Mediterraneo e presentano caratteristiche extratropicali. A differenza dei classici uragani tropicali, che traggono energia dal calore latente del vapore acqueo sopra i mari tropicali, i cicloni extratropicali derivano principalmente dal contrasto termico tra masse d'aria calda subtropicale e fredda subpolare.
Nel Mediterraneo, questi fenomeni spesso iniziano come depressioni extratropicali alle medie latitudini, ma possono subire una "transizione tropicale". Un processo in cui un ciclone extratropicale si trasforma dinamicamente e termodinamicamente in uno con nucleo caldo, occhio centrale e venti simmetrici.

Questi cicloni si formano tipicamente in autunno o inverno, quando le temperature superficiali del mare (SST) sono ancora elevate, ma l'aria in quota è più fredda. Studi modellistici hanno analizzato casi specifici, confermando che l'instabilità baroclina è la causa principale della ciclogenesi.
Perché alcuni cicloni possono essere peggiori di Harry?
Sebbene Harry sia stato devastante, la scienza indica che cicloni mediterranei extratropicali possono diventare ancora più intensi, superando la sua forza. Con l'aumento delle temperature marine (fino a +2-3°C entro fine secolo), i cicloni possono trarre più energia, portando a venti più forti e piogge più intense.
Uno studio del 2018 ha dimostrato che temperature del mare più calde permettono a tempeste come Harry di durare più a lungo e intensificarsi, raggiungendo intensità estreme, sia come velocità del vento che forza del moto ondoso.
Recenti studi indicano un incremento del 36% nell'intensità delle piogge estreme nel Mediterraneo occidentale dal 1950, legato al clima più caldo che trattiene più vapore acqueo. In proiezioni questi sistemi depressionari potrebbero essere più vigorosi, con durate estese e impatti maggiori su coste vulnerabili.
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