Grandine come arance e raffiche estreme: che temporale ha devastato il Cremonese lo scorso 28 agosto?
Il temporale distruttivo che ha colpito Cremona, e parte della sua provincia, potrebbe essere legato a un potente rear flank downdraft associato a una grossa supercella di tipo HP.

Nel pomeriggio di venerdì 28 agosto 2026, poco dopo le 16, Cremona e ampie porzioni del Cremonese sono state travolte da un evento meteo estremo di rara violenza. In una decina di minuti, secondo alcune testimonianze addirittura otto, la città è stata messa in ginocchio da grandine di dimensioni eccezionali (chicchi grandi come arance o palline da tennis), raffiche di vento devastanti, alberi secolari sradicati a migliaia, tetti scoperchiati, sottopassi allagati e un patrimonio storico ferito in modo doloroso.
Almeno una quarantina di persone (43 secondo i bilanci più aggiornati) hanno ricevuto assistenza al pronto soccorso, nessuna in condizioni gravi; otto-dodici famiglie sono state evacuate. I Vigili del Fuoco hanno accumulato un centinaio di interventi solo nella fase acuta.
Cosa ha provocato questi danni ingenti?
Si è letto, in particolare nei media generalisti, dei gravissimi danni provocati nel Cremonese a causa di una tromba d’aria (tornado), oltre alle grandinate distruttive.

Al momento pare probabile che si sia trattato di un intenso downburst, che non significa minimizzare l’evento, anzi. Un downburst cattivo può produrre danni anche maggiori di un tornado debole-moderato, essendo il downburst più prolungato ed esteso, quindi ha più tempo e spazio per distruggere.
Ma c’è un particolare. Quegli effetti e quei danni sono stati provocati da temporali a supercella di tipo HP (High Precipitation).
Cosa accade nelle supercelle HP?
Per semplificare, distribuisce le correnti discendenti associate alle precipitazioni in modo particolare, ovvero le “sventaglia” seguendo la circolazione del mesociclone (il cuore del mesociclone).
Si hanno quindi due aree principali di flussi che scendono. La prima è il FFD (Forward Flank Downdraft), anteriore, e il RFD (Rear Flank Downdraft), sul lato posteriore.
Il secondo si “arriccia” intorno al mesociclone, anzi, ne fa proprio parte, rappresentando quella parte di cascata di precipitazioni che passa dietro al centro del mesociclone e fuoriesce con spinta generalmente da nord-ovest verso sud-est.
È noto come la forte rotazione dell’updraft e del mesociclone produca un notevole abbassamento della pressione in determinate regioni della supercella. Soprattutto sul lato posteriore della corrente ascendente che ruota, la forza del gradiente di pressione può contribuire direttamente all’accelerazione del vento verso il basso.

L’elevatissima umidità nei bassi strati potrebbe aver limitato il raffreddamento evaporativo puro, senza tuttavia impedire la formazione di correnti discendenti esplosive, proprio perché l’RFD di una supercella rappresenta una struttura dinamicamente complessa e non un semplice downdraft termodinamico.
Tra l’altro, nelle HP supercells la separazione fra updraft e zona delle precipitazioni è meno netta rispetto alle supercelle classiche, e la struttura delle correnti discendenti può essere particolarmente complessa.
La corrente discendente, poi, non porta verso il basso soltanto aria raffreddata e accelerata per galleggiamento negativo (evaporazione, fusione), ma può anche trasportare verso il basso aria che possiede già un elevato momento orizzontale.
Le condizioni ideali per fenomeni estremi
Le condizioni di quel pomeriggio erano ideali per lo sviluppo di strutture così organizzate. Difatti, avevamo aria calda e umidissima nei bassi strati della Pianura Padana, forte contrasto termico e wind shear intenso in quota. La supercella ha trasformato un temporale in un sistema capace di concentrare energia in modo spaventoso.

Il bilancio, a pochi giorni di distanza, resta pesante. La città e il territorio contano i danni materiali e il trauma collettivo. I lavori di messa in sicurezza, sgombero e verifica strutturale proseguono, con task force di tecnici attivate e immobiliare storico e civile da ripristinare.
Quello del 28 agosto non è stato un “semplice temporale estivo”. È stata la dimostrazione concreta di come, in un ambiente fortemente instabile come quello padano, una supercella HP possa produrre RFD downburst capaci di concentrare su aree relativamente circoscritte una potenza distruttiva eccezionale, amplificata dalla grandine di dimensioni straordinarie.