Perché tanti piccoli uccelli scelgono l'Italia per svernare e come ci arrivano con precisione?
L’Italia funge da crocevia e da area di svernamento privilegiata per molti di questi contingenti nordici, oltre a ospitare popolazioni locali che scendono dalle colline e dalle montagne.

Ogni autunno, mentre le temperature scendono nel Nord e Centro Europa, migliaia di piccoli passeriformi, come pettirossi, codirossi spazzacamino, regoli e altre specie di piccola taglia, raggiungono l’Italia.
Qui si concentrano nelle aree costiere, nelle pianure, nei giardini urbani, negli oliveti e nelle zone collinari a clima mite. Non è un caso, né un capriccio, ma il risultato di un adattamento evolutivo raffinato, legato a metabolismo, disponibilità di cibo e sopravvivenza invernale.
La migrazione verso il sud e le zone miti
I piccoli uccelli insettivori o onnivori hanno un metabolismo elevatissimo. Il pettirosso, ad esempio, pesa tra gli 11 e i 22 grammi e deve nutrirsi quasi continuamente per mantenere la temperatura corporea.
Nelle regioni settentrionali e orientali d’Europa, l’inverno porta gelo prolungato, terreno ghiacciato e scarsità di invertebrati (insetti, ragni, lombrichi). Le bacche e i frutti selvatici si esauriscono o diventano inaccessibili. Restare significherebbe rischiare la morte per fame o ipotermia.
L’Italia, con il suo clima mediterraneo e temperato, offre condizioni più favorevoli, con inverni più miti, soprattutto al Centro-Sud, sulle coste e nelle zone protette dal freddo continentale. Proprio qui insetti e altri piccoli animali proliferano anche in inverno, mentre frutti e risorse antropiche (giardini, mangiatoie) sono più accessibili.
Le popolazioni dell’Europa centrale e meridionale sono invece parzialmente migratrici o stanziali, con spostamenti altitudinali (dalle montagne alle pianure) o di breve raggio.

Il codirosso spazzacamino è nidificante sulle Alpi e sugli Appennini e svernante regolare in Italia, mentre il codirosso comune predilige l’Africa a sud del Sahara, passando sempre dall’Italia. I regoli, tra i più piccoli uccelli europei, effettuano migrazioni parziali o spostamenti verso quote più basse e zone più miti.
Da dove nasce la necessità di migrare?
L’Italia funge da crocevia e da area di svernamento privilegiata per molti di questi contingenti nordici, oltre a ospitare popolazioni locali che scendono dalle colline e dalle montagne.
Questo comportamento non nasce da una scelta consapevole individuale, ma da un programma genetico selezionato dall’evoluzione. Le popolazioni che migravano verso climi più favorevoli sopravvivevano meglio e trasmettevano i geni legati alla propensione migratoria, alla direzione e alla distanza del viaggio.
La migrazione è quindi un tratto ereditario, modulato da fattori ambientali (fotoperiodo, temperature, disponibilità di cibo) che fanno scattare l’impulso migratorio. Nei pettirossi, ad esempio, si osserva una gradazione latitudinale, più a nord si è, più è probabile e lunga la migrazione.
Come fanno a ritrovare sempre gli stessi posti con precisione?
La fedeltà ai siti di svernamento (e di nidificazione) è straordinaria. Molti individui tornano anno dopo anno nello stesso giardino, nello stesso boschetto o nella stessa siepe, a volte con una precisione di pochi metri o centinaia di metri su distanze di migliaia di chilometri.
I volatili percepiscono il campo magnetico terrestre grazie a meccanismi legati a proteine (cryptocromi) negli occhi e, probabilmente, a strutture con particelle magnetiche. Questo sistema funziona giorno e notte, con cielo coperto o sereno, e fornisce una direzione di riferimento costante.

A questi punti di riferimento subentra pure l’esperienza. Dopo la prima migrazione (in cui i giovani seguono un programma innato di direzione e distanza), gli adulti costruiscono una mappa mentale basata su punti di riferimento paesaggistici (coste, fiumi, catene montuose), e altri indizi. La fedeltà al sito di svernamento si rafforza con l’esperienza. Molti pettirossi ricatturati negli anni successivi vengono ritrovati negli stessi luoghi.
Il risultato è una navigazione che combina un’orientazione genetica innata (direzione generale sud-ovest per molte popolazioni europee) con apprendimento e correzione continua. Non è infallibile.
Le condizioni meteo avverse, la predazione e l’esaurimento delle riserve energetiche fanno sì che molti giovani non completino il primo viaggio, ma per gli adulti che ce la fanno la precisione è notevole, come dimostrano decenni di inanellamento.