Scoperto un cratere sottomarino di 100 metri al largo di Panarea: nuovi camini idrotermali e cosa cambia
Panarea fa parte dell’arcipelago delle Eolie, un’area vulcanicamente attiva. L’isola stessa è la punta emersa di un grande edificio vulcanico sottomarino. Il sistema idrotermale che la circonda è tra i più grandi del Mediterraneo.

Le isole Eolie non smettono mai di stupire. Nei giorni scorsi, un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e della Stazione Zoologica Anton Dohrn, ha annunciato la scoperta di un grande cratere sottomarino, lungo circa 100 metri e largo 60, insieme a nuovi camini di origine idrotermale.
La struttura si trova a circa un miglio nautico a nord-est dell’isola di Panarea, a una profondità compresa tra i 60 e gli 80 metri.
Le indagini condotte da un robot subacqueo
Le indagini, condotte anche con un robot subacqueo (ROV), hanno mostrato un’intensa attività di degassamento, caratterizzata da bolle di gas che escono sia dalle pareti del cratere sia dal fondo, e camini idrotermali con emissioni recenti e un flusso di gas elevato.
Le strutture ricordano quelle della “Smoking Land”, scoperta nel 2015 vicino all’isolotto di Basiluzzo. Secondo gli scienziati Antonino Torre, Agostino Semprebello e Alessandro Gattuso, questa nuova area suggerisce che il sistema idrotermale sottomarino di Panarea sia più esteso di quanto si pensasse finora.

Si aprono quindi nuove prospettive per lo studio dell’attività del complesso vulcanico e del suo impatto sull’ecosistema marino, e soprattutto per aggiornare gli scenari di pericolosità.
Perché questa scoperta conta?
Panarea fa parte dell’arcipelago delle Eolie, un’area vulcanicamente attiva. L’isola stessa è la punta emersa di un grande edificio vulcanico sottomarino. Il sistema idrotermale che la circonda è tra i più intensi del Mediterraneo.
La nuova area, con il suo cratere di dimensioni ragguardevoli e i camini attivi, indica che l’energia e la dinamica del sistema sono ancora da comprendere a fondo. Questo non significa un’eruzione imminente, ma richiede un monitoraggio più attento e un aggiornamento delle mappe di rischio.
I rischi legati a questa attività
In tale contesto gas ricchi di CO₂ vengono rilasciati costantemente. Nella maggior parte dei casi il rischio è basso, ma non assente. In zone poco profonde o in presenza di scarsa circolazione dell’acqua, i gas possono creare condizioni anossiche pericolose per la vita marina e, se raggiungono la superficie in quantità elevate, possono creare disagi o rischi per chi si trova in barca o a nuoto. In passato si sono verificati episodi di soffocamento di organismi marini su aree anche ampie.
Esplosioni di gas (gas burst)
Questo è lo scenario più rilevante e quello che ha già mostrato i suoi effetti. Nel novembre 2002, al largo di Panarea, si verificò un’improvvisa e intensa emissione di gas che aprì un cratere e rilasciò enormi quantità di CO₂ (ordini di grandezza superiori al normale). L’acqua circostante divenne anossica, uccidendo la vita marina su un’ampia zona. Nubi di gas tossici potevano formarsi in superficie, specialmente in condizioni di scarsa ventilazione.

Studi successivi hanno mostrato che sul fondale ci sono centinaia di crateri di dimensioni variabili, segno che eventi simili si sono ripetuti nel tempo. La probabilità di una nuova esplosione è considerata alta, con una frequenza stimata intorno a un evento ogni 65-70 anni in media.
Non da poco è pure l’impatto che queste attività potrebbero avere sull’ecosistema. La nuova area scoperta, con un cratere già ampio e attività intensa, rientra in questo contesto di possibili fenomeni improvvisi.
Altri rischi collaterali riguardano la stabilità del fondale (possibili frane sottomarine), l’alterazione chimica dell’acqua (acidificazione locale) e, in caso di eventi maggiori, pericoli per la navigazione e per il turismo, settore fondamentale per le Eolie.