Più terremoti a ottobre in Italia per gli eventi nel Tirreno: "tra Eolie e Ustica il nuovo confine tra Africa e Eurasia"

C'è stato un incremento nel numero di terremoti in Italia ad ottobre per gli eventi registrati nel Tirreno meridionale. Secondo quanto riportato in uno studio scientifico, questi eventi sismici sono legati al fatto che tra Eolie e Ustica sta nascendo il nuovo confine tra Africa ed Eurasia.

Terremoti nel Tirreno meridionale: ad ottobre se ne sono registrati molti, nell'area delle Eolie, avvertiti distintamente nel nord della Sicilia.
Terremoti nel Tirreno meridionale: ad ottobre se ne sono registrati molti, nell'area delle Eolie, avvertiti distintamente nel nord della Sicilia.

L'INGV, l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha appena pubblicato il bilancio della sismicità nel mese di ottobre 2026 in Italia. Sono stati 1619 gli eventi registrati dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale dall’1 al 31 ottobre 2026, un numero in deciso aumento rispetto al mese di settembre ma anche ai mesi precedenti, con una media che sale ad oltre 52 terremoti al giorno.

Dei 1619 eventi registrati, ben 379 terremoti hanno avuto una magnitudo pari o superiore a 2.0 e 54 eventi di magnitudo pari o superiore a 3.0. Entrambi questi valori sono di gran lunga superiori a quelli degli scorsi mesi.

Il motivo per cui c'è stato questo incremento nel numero di terremoti in questo mese di ottobre è direttamente collegato alla sequenza sismica nel Mar Tirreno meridionale che ha fatto registrare oltre 260 eventi, tutti localizzati nelle vicinanze delle Isole Eolie, a nord-ovest di Alicudi e Filicudi, fa sapere l'INGV.

Di questi eventi il più forte si è verificato il 23 ottobre alle ore 12:19 di magnitudo Mw 5.5 (ML 5.0), fortemente risentito nell’arcipelago delle Isole Eolie e lungo la costa della Sicilia settentrionale. In queste aree è stato raggiunto il V grado nella scala Mercalli, che corrisponde a un terremoto "abbastanza forte", percepito da quasi tutto le persone e con apprensione da chi si trova in edifici, specie se ai piani alti o in aree soggette ad amplificazione delle onde sismiche.

A seguito di questo forte evento, il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV ha diramato una allerta tsunami nel Mediterraneo che è stata poi cancellata qualche ora dopo.

In questo articolo andremo a vedere cosa sta accadendo nel Tirreno meridionale, quali spiegazioni geologiche ci sono dietro questi terremoti.

Terremoti nel Tirreno meridionale: tra Eolie e Ustica il nuovo confine tra Africa ed Eurasia

Il terremoto di magnitudo Mw 5,5 avvenuto il 23 ottobre alle 12:19 nel Tirreno meridionale, a nord-ovest delle Isole Eolie, si colloca nella fascia tettonica compresa tra l’arcipelago e l’isola di Ustica che - secondo uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Earth and Planetary Science Letters - rappresenta un tratto di un nuovo limite di placca in formazione tra Africa ed Eurasia.

Le due placche continuano ad avvicinarsi - informa il CNR in una nota - comprimendo e deformando le rocce lungo il Mediterraneo. Il sistema di convergenza più antico, che aveva contribuito alla costruzione delle catene montuose nell’interno della Sicilia, ha progressivamente rallentato la propria attività. La spinta tra Africa ed Eurasia, però, non si è arrestata e parte della deformazione si è trasferita verso nord, lungo il Tirreno meridionale, attivando un diverso sistema di faglie.

Lungo questa fascia si verificano numerosi terremoti. Le rocce accumulano lentamente deformazione sotto l’azione delle spinte tettoniche, per liberarne una parte attraverso movimenti improvvisi sulle faglie.

I terremoti di ottobre 2026 si inseriscono in questo quadro, anche se l’identificazione della faglia responsabile richiederà analisi sismologiche specifiche. Il nuovo confine non è una frattura unica e continua, ma una fascia articolata di strutture tettoniche.

Dallo Stretto di Messina e dal Tirreno meridionale, il tracciato prosegue attraverso il Mediterraneo centro-occidentale, interessando il margine algerino, marocchino e di Alboran, fino allo Stretto di Gibilterra. Anche questi territori sono sede di forti terremoti legati all’interazione tra Africa ed Eurasia.

A ricostruire questo assetto è stato un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, oggi afferenti all’Istituto di Geoscienze (CNR-GEO), delle Università di Messina e Palermo. Uno studio, firmato da Andrea Billi, Marco Cuffaro, Barbara Orecchio, Mimmo Palano, Debora Presti e Cristina Totaro, ha integrato la distribuzione e le caratteristiche dei terremoti con le misure satellitari GPS/GNSS, capaci di rilevare spostamenti del suolo di pochi millimetri all’anno.

L’analisi congiunta di questi dati ha permesso di delineare il limite incipiente e ricostruire come viene distribuita la deformazione tra le due placche.

Un Mediterraneo ancora in evoluzione

Il terremoto del 23 ottobre insieme al relativo sciame richiama dunque l’attenzione su un Mediterraneo ancora in evoluzione. Comprendere dove si concentra la deformazione aiuta a interpretare la sismicità e a migliorare le valutazioni della pericolosità sismica. Questo non consente di prevedere quando avverrà il prossimo terremoto, né implica che le strutture più antiche all’interno della Sicilia siano prive di attività.

Riferimenti della notizia

Andrea Billi, Marco Cuffaro, Barbara Orecchio, Mimmo Palano, Debora Presti, Cristina Totaro.. (2023). Retracing the Africa–Eurasia nascent convergent boundary in the western Mediterranean based on earthquake and GNSS data, Earth and Planetary Science Letters, Volume 601, 2023, 117906, ISSN 0012-821X..
INGV. (OTTOBRE 2026). Le mappe mensili della sismicità, ottobre 2026.