Il cimitero più inquietante d'Italia: cadaveri vestiti e in piedi da 400 anni

Nel nord delle Marche si trova un caratteristico borgo che è un autentico scrigno di cultura. Tra bellissimi paesaggi, monumenti di grande importanza e musei, qui c'è anche una sorta di cimitero unico in Italia

La cittadina marchigiana che ospita le mummie, con il Palazzo Ducale circondato dal verde
La cittadina marchigiana che ospita le mummie, con il Palazzo Ducale circondato dal verde

Ad alcuni chilometri da Pescara si trova una piccola città d'arte molto amata per le sue bellezze storiche e per i suoi panorami, ma nota anche per una chiesa dalle caratteristiche davvero singolari.

Da secoli qui sono conservate delle vere e proprie mummie, in posizione eretta, e con ancora sul corpo segni evidenti di chi fossero in vita e della causa della morte.

La particolarità più grande è che queste mummie si sono formate spontaneamente, in seguito a un processo naturale che nel tempo qualcuno ha anche cercato di replicare, ma senza successo.

La Chiesa dei Morti

La chiesa che ospita le mummie si trova ad Urbania ed un tempo era nota come Cappella Cola, dal nome del costruttore originario, oggi invece tutti la conoscono come Chiesa dei Morti.

Ad accrescere la sua fama c'è anche la decorazione realizzata con ossa umane disposte lungo una parete e su un lampadario, ma il motivo principale per cui tanti visitatori giungono qui ogni anno, sono le mummie.

Per quanto lo spettacolo dei diciotto corpi qui conservati sia macabro e possa evocare scenari misteriosi, la loro presenza nella chiesa affonda le radici nell’illuminismo.

Da alcuni anni, inoltre, la scienza è in grado anche di spiegare come mai essi si siano preservati così bene nel corso di quattro secoli.

La storia delle diciotto mummie

Urbania è una città antica che custodisce numerosi tesori, dal palazzo Ducale alla Cattedrale di San Cristoforo, al teatro Bramante, ai musei. Non per niente deve il suo nome ad un personaggio illustre, papa Urbano VIII che nel 1636 ne fece una diocesi.

La storia della Chiesa dei Morti però comincia più tardi, nel 1804, quando Napoleone regnava in quasi tutta Europa. Quell’anno venne promulgato l’Editto di Saint-Cloud che stabiliva che per ragioni sanitarie e di uguaglianza sociale i cimiteri dovessero essere spostati fuori delle mura delle città.

L’usanza del tempo, inoltre, era quella di seppellire i defunti insieme, avvolti in sudari, mentre le bare servivano solo per il trasporto. Secondo la nuova legge, invece, i corpi dovevano essere seppelliti in tombe singole, ciascuna con la sua lapide.

Il cuore essiccato di una delle mummie, dove si vede chiaramente la ferita letale
Il cuore essiccato di una delle mummie, dove si vede chiaramente la ferita letale

Nel 1806 anche Urbania dovette adeguarsi. Fu la Confraternita della Buona Morte ad occuparsi di spostare il cimitero di San Francesco dal centro città a un luogo esterno, ma al momento del disseppellimento si scoprì che diciotto corpi seppelliti circa duecento anni prima erano perfettamente mummificati.

Di alcuni si è potuta ricostruire, se non proprio la vita, almeno la morte. Uno dei corpi, ad esempio, appartiene ad un uomo morto accoltellato di cui si conserva anche il cuore con uno squarcio al centro. Un altro corpo è quello di un uomo morto per impiccagione, alcuni altri erano invece malati.

Un esperimento fallito

Tra i defunti tutt’ora esposti nella chiesa ce n’è anche uno che si distingue. Si tratta di uno scheletro vestito di tutto punto, che però non è una mummia.

Lo scheletro in abito talare nella Chiesa dei Morti appartiene al priore Vincenzo Piccini, che al tempo del disseppellimento era anche il chimico e farmacista di Urbania.

Incuriosito dal fenomeno, Piccini cercò di studiarlo e alla fine produsse un unguento che in teoria avrebbe dovuto mummificare anche il copro suo e dei suoi familiari.

Alla fine andò diversamente. La sostanza fu utilizzata alla morte del priore, come era suo desiderio, ma di lui e dei familiari sono rimaste solo le ossa.

Le cause naturali della mummificazione

Il mistero delle mummie di Urbania è stato svelato solo molto più tardi dell'esperimento del priore Piccini.

Non solo le teorie del chimico erano errate. Anche l'ipotesi fatta in seguito, ritenuta attendibile per diversi anni, alla fine si è rivelata sbagliata.

Per molto tempo si è pensato che la mummificazione dei diciotto corpi fosse dovuta all'Hypha bombycina Persoon, un fungo in grado di disidratare i corpi.

Di recente, invece, dagli studi dell’Università di Pisa in collaborazione con quella del Michigan, è emerso che il fenomeno è dovuto al pH elevato del terreno di origine calcarea, combinato al potere assorbente della tela dei sudari che avvolgevano i corpi.