Il Giappone verso una luna di Marte: perché l'imminente missione spaziale nipponica atterrerà su Phobos e non su Marte

Marte può attendere: con la missione MMX la JAXA punta su Phobos per aggirare i costi record dello sbarco sul pianeta rosso. Un mix di ingegneria, risparmio energetico e caccia a preziosi frammenti marziani per riscrivere il futuro dell'esplorazione marziana.

La missione MMX (Martian Moons Exploration), in partenza il 20 ottobre 2026, punterà il "sistema marziano", per studiare da vicino le sue due lune Phobos e Deimos.
La missione MMX (Martian Moons Exploration), in partenza il 20 ottobre 2026, punterà il "sistema marziano", per studiare da vicino le sue due lune Phobos e Deimos.

L'agenzia spaziale giapponese JAXA si prepara ad un passo storico, puntando a una destinazione apparentemente stravagante, ma strategicamente vantaggiosa.

Infatti, mentre le agenzie spaziali mondiali si stanno confrontando con sfide economiche e logistiche molto difficili per raggiungere il pianeta rosso e studiarlo a fondo, la missione MMX (Martian Moons Exploration), il cui inizio è fissato per il 20 ottobre 2026 con il lancio dal Tanegashima Space Center, non punterà al pianeta Marte, ma raggiungerà il "sistema marziano", per studiare da vicino le sue due lune Phobos e Deimos.

L'atterraggio avverrà direttamente sulla superficie di Phobos, con l'obiettivo di prelevare e riportare sulla Terra i primi campioni di questa luna. Questa scelta non è semplicemente dettata dalla volontà di esplorare e studiare il satellite naturale di Marte, ma anche dalla necessità di contenere costi e le enormi sfide ingegneristiche, rendendo fattibile una missione che resta comunque molto ambiziosa per il Giappone.

Il vantaggio energetico

La spinta necessaria per accelerare, frenare, atterrare e poi far ripartire una sonda su Marte ha dei costi enormi. Questa spinta chiamata Delta-V, risulterebbe molto elevata per atterrate sul pianeta rosso. Questo, infatti, rappresenta un sistema complesso e rischioso, composto da un'atmosfera che, pur rarefatta, è in grado di generare un attrito e un calore estremi, con la necessità di scudi termici sofisticati, paracaduti supersonici e sistemi di discesa con retrorazzi controllati.

Il Delta-V è l'inzieme della spinta necessaria per accelerare, frenare, atterrare e far ripartire una sonda su Marte. Più è alto il Delta-V e maggiori sono i costi di una missione. Marte rappresenta un sistema complesso e rischioso, composto da un'atmosfera che, pur rarefatta, è in grado di generare un attrito e un calore estremi, con la conseguente necessità di scudi termici sofisticati, paracaduti supersonici e sistemi di discesa con retrorazzi controllati.
Il Delta-V è l'inzieme della spinta necessaria per accelerare, frenare, atterrare e far ripartire una sonda su Marte. Più è alto il Delta-V e maggiori sono i costi di una missione. Marte rappresenta un sistema complesso e rischioso, composto da un'atmosfera che, pur rarefatta, è in grado di generare un attrito e un calore estremi, con la conseguente necessità di scudi termici sofisticati, paracaduti supersonici e sistemi di discesa con retrorazzi controllati.

La quantità di carburante che sarebbe necessaria per frenare la corsa e per poi ripartire, vincendo la forza di gravità marziana, rende le missioni di ritorno da Marte con campioni, progetti mastodontici e dai costi enormi.

Al contrario, quella per raggiungere Phobos sarà una missione radicalmente diversa. Infatti la luna ha un diametro di appena 22 km e la sua gravità è estremamente debole. Basti pensare che la velocità di fuga per allontanarsi dalla Luna è di soli 11,4 metri al secondo.

Ma la missione per Phobos non è soltanto una scelta conveniente, infatti la luna marziana rappresenta un vero e proprio mistero cosmico. Tra le ipotesi si pensa che Phobos e Deimos siano degli asteroidi catturati dalla gravità marziana, oppure che derivino da detriti di un immenso impatto primordiale. In entrambi i casi le informazioni che dovessero derivare dal loro studio e dalle analisi dei campioni avranno una valenza scientifica enorme.

Per miliardi di anni la superficie di Phobos è stata bersaglio di frammenti della superficie di Marte, scagliati nello spazio in seguito all'impatto di asteroidi caduti sulla superficie del pianeta. Perciò i campioni raccolti potrebbero contenere tracce di materiale di origine marziana, da poter studiare nei laboratori terrestri.

Cooperazione globale e il rover Idefix

La missione giapponese è frutto di una cooperazione internazionale che vede collaborare insieme l'Agenzia Spaziale Francese e quella Tedesca, ma anche l'ESA, l'Agenzia Spaziale Europea, con il supporto dell'americana NASA. A bordo della sonda principale viaggerà un piccolo rover chiamato Pidefix, dal peso di circa 25 kg, che è stato sviluppato congiuntamente da francesi e tedeschi e che avrà il compito di studiare la superficie di Phobos.

A bordo della sonda principale viaggerà un piccolo rover chiamato Pidefix, dal peso di circa 25 kg, che è stato sviluppato congiuntamente da francesi e tedeschi e che avrà il compito di studiare la superficie di Phobos.
A bordo della sonda principale viaggerà un piccolo rover chiamato Pidefix, dal peso di circa 25 kg, che è stato sviluppato congiuntamente da francesi e tedeschi e che avrà il compito di studiare la superficie di Phobos.

La NASA ha fornito il campionatore pneumatico P-Sampler, necessario per scavare la superficie della Luna e per raccogliere i campioni, mentre l'ESA fornirà la strumentazione per le comunicazioni da e per lo spazio profondo tramite la rete Eastrack. Il ritorno della capsula contenente i campioni è previsto per il 2031 con un atterraggio nel deserto australiano.

Phobos e il futuro: tra prospettive e cautela ingegneristica

La luna di Marte, risulta strategica anche per le future missioni verso il pianeta. Infatti l'idea di sfruttare la luna marziana come avamposto, per gestire le operazioni sul pianeta, non è nuova. Da anni le agenzie spaziali internazionali stanno valutando questa opzione che, tuttavia, non risulta priva di difficoltà e di rischi.

Ii dati e i campioni, che la missione MMX potrà offrire, faranno chiarezza sugli eventuali vantaggi ma anche sui rischi dovuti, ad esempio, alle elevate radiazioni che un avamposto del genere potrebbe ricevere in modo diretto dal Sole e dallo spazio profondo.