L’asteroide 44 Nysa ha tre lobi e una piccola luna: è il primo trilobato

Nuove immagini ottenute con Large Binocular Telescope e il Very Large Telescope suggeriscono che l’asteroide 44 Nysa sia composto da tre lobi uniti. Inoltre, una minuscola luna che lo orbita potrebbe rivelarne massa e densità.

Rappresentazione artistica dell'asteroide 44 Nysa dalla peculiare forma a tre lobi.
Rappresentazione artistica dell'asteroide 44 Nysa dalla peculiare forma a tre lobi.

Gli asteroidi si presentano con una certa varietà di forme. Questa molteplicità di forme è una conseguenza diretta della loro storia turbolenta, durante la quale si sono scontrati tra loro, scontri che ne hanno modellato la forma o magari hanno permesso di aggregarsi in forme più o meno bizarre, o addirittura ne hanno staccato frammenti poi diventati piccole lune in orbita attorno agli stessi.

Tuttavia, un asteroide con tre lobi non era stato mai osservato prima. Si tratta dell’asteroide 44 Nysa che, sulla base delle osservazioni effettuate con due dei più potenti telescopi da Terra, è formato da tre diversi asteroidi che aggregandosi gli hanno conferito questa forma unica a tre lobi.

Non solo, questo sarebbe accompagnato da una piccola luna di appena 1 km di diametro che, proprio lei, potrebbe permettere di misurarne massa e densità.

Un asteroide conosciuto da quasi 170 anni cambia volto

La scoperta di 44 Nysa non è recente, risale al 1857, quando all’Osservatorio di Parigi l’astronomo Hermann Mayer Salomon Goldschmidt lo battezzò assegnandogli il nome del mitologico monte Nisa, dimora delle ninfe.

In anni recenti, le osservazioni sia da Terra che dallo spazio, ad esempio da parte del telescopio spaziale Hubble, hanno mostrato che possiede una superficie molto brillante, ricca di minerali simili all’enstatite, un silicato povero di ferro.

44 Nysa fa parte degli asteroidi della Fascia Principale, cioè è in orbita tra Marte e Giove, e si ritiene che sia di quella tipologia di asteroidi che nelle prime decine di milioni di anni di vita del Sistema Solare, aggregandosi in corpi rocciosi sempre più grandi, i planetesimi, abbia dato origine ai pianeti rocciosi.

Il numero 44 indica che è il 44esimo asteroide ad essere stato scoperto. Il primo fu Cerere nel 1801 mentre oggi se ne contano milioni.

Le osservazioni precedenti suggerivano che poteva trattarsi di un corpo allungato, forse con due lobi, piuttosto che a simmetria sferica.

Immagine rielaborata dell'asteroide 44 Nysa osservato al LBT e al VLT. Credit: Kate Minker et al. 2026
Immagine rielaborata dell'asteroide 44 Nysa osservato al LBT e al VLT. Credit: Kate Minker et al. 2026

Recenti immagini sono state ottenute al Large Binocular Telescope in Arizona, su cui è montato uno strumento italiano, SHARK-VIS (una camera ottica con coronografo di ultima generazione). Queste combinate con immagini ottenute al Very Large Telescope dell’ESO in Cile, su cui è montato il coronografo SPHERE/ZIMPOL, e grazie a sofisticate tecniche di analisi ne hanno svelato la forma trilobata.

Secondo i calcoli 44 Nysa avrebbe un diametro equivalente di circa 75 chilometri e un periodo di rotazione di circa sei ore e mezza.

Tre corpi fusi insieme o una roccia profondamente deformata?

L’interpretazione più affascinante formulata sula base delle nuove immagini è che si tratti di un trinario a contatto: tre antichi frammenti che si sarebbero avvicinati a velocità molto basse, rimanendo uniti grazie alla loro reciproca attrazione gravitazionale.

Quindi, non si tratta di tre corpi che orbitano attorno al comune centro di massa, ma di un unico corpo trilobato. Ma questa non è l’unica ipotesi. Potrebbe infatti trattarsi di un corpo che a causa di urti catastrofici è stato così scavato e deformato da assumere un aspetto trilobato.

I tre lobi mostrano caratteristiche di composizione e di colore simili, suggerendo che i componenti derivino dallo stesso corpo progenitore, magari frammentato in un urto maggiore.

Immagine del Large Binocular Telescope in Arizona utilizzato per osservare 44 Nysa. Credit. LBT
Immagine del Large Binocular Telescope in Arizona utilizzato per osservare 44 Nysa. Credit. LBT

Diverse sono anche le ipotesi sull’urto che avrebbe prodotto i frammenti successivamente riaggregatisi. Una possibile origine è una collisione hit-and-run, ossia un urto radente capace di frammentare un protopianeta i cui frammenti avrebbero potuto formare una sorta di “filo di perle” e successivamente riunirsi attraverso collisioni molto lente.

Un’altra possibilità è che 44 Nysa abbia assunto la sua forma prima di migrare nell’attuale regione della fascia principale, in quanto non è stata identificata una quantità di frammenti ricchi di enstatite sufficiente a testimoniare una disgregazione relativamente recente.

La minuscola luna che potrà rivelare l’interno di Nysa

Le recenti osservazioni hanno individuato l’esistenza di una piccola luna denominata provvisoriamente S/2026 (44) 1, a distanze comprese fra circa 170 e 180 chilometri da Nysa.

Questa luna avrebbe un diametro di circa un chilometro e una luminosità così bassa da essere nascosta dalla luminosità di 44 Nysa. Curiosamente, per la sua scoperta sono state utilizzate le stesse tecniche coronografiche che permettono di scoprire gli esopianeti attorno a stelle brillanti.

Grazie alle leggi di Keplero, conoscendo bene l’orbita e il periodo orbitale di questa luna sarà possibile misurare la massa di 44 Nyse. Conoscendo già il suo volume se ne ricaverà la densità.

Immagine delle 4 unità del Very Large Telescope al Paranal in Cile. Credit: ESO
Immagine delle 4 unità del Very Large Telescope al Paranal in Cile. Credit: ESO

A questo punto si potrebbero verificare due scenari.

Nel caso di elevata densità verrebbe favorita l’ipotesi di un corpo compatto, forse dotato di un nucleo ricco di metalli e abbastanza resistente da conservare deformazioni profonde.

Nel caso di bassa densità sarebbe invece maggiormente compatibile l’ipotesi dei frammenti rocciosi successivamente riaggregati.

Capire l’origine di 44 Nysa fornirà preziose informazioni sui processi di collisione, frammentazione e fusione avvenuti nelle prime fasi del Sistema solare.

Sicuramente, lo studio di questo asteroide mostra il livello di capacità raggiunta dai moderni telescopi terrestri che in condizioni favorevoli, possono essere simili a quelle delle sonde in sorvolo ravvicinato.

Riferimento della notizia

Minker, K. et al.. (2026). Unmasking (44) Nysa: Evidence for a trilobate structure.