Scoperti campi magnetici su pianeti extrasolari: un passo decisivo nella ricerca della vita extraterrestre
Per la prima volta gli astronomi hanno ottenuto solide prove dell'esistenza di campi magnetici su pianeti extrasolari. La scoperta apre nuove prospettive nello studio dell'evoluzione planetaria e nella ricerca di mondi potenzialmente abitabili.

L’esistenza della vita sulla Terra è intimamente legata alla presenza del campo magnetico terrestre. Questo, grazie alla sua struttura dipolare, agisce come scudo protettivo, riuscendo a deviare il vento solare e così impedendo che possa raggiungere la troposfera.
Oggi una recente ricerca pubblicata sulla rivista Nature Astronomy ha fornito prove convincenti dell'esistenza di campi magnetici anche su pianeti al di fuori del Sistema Solare e quindi prove solide che questi pianeti possano avere i requisiti per una potenziale abitabilità.
Il mistero dei campi magnetici extrasolari
Il campo magnetico terrestre è generato dai movimenti di materiale fuso ed elettricamente conduttore all’interno del nostro pianeta in prossimità del nucleo. Questo meccanismo di generazione e mantenimento del campo magnetico viene chiamato effetto dinamo. Come sulla Terra, questo meccanismo agisce anche su altri pianeti, come Giove e Saturno. Invece, in pianeti come Mercurio e Marte è quasi assente o debolissimo.
L’assenza di campo magnetico e quindi l’assenza del suo effetto schermante ha conseguenze significative sull’atmosfera.
Infatti l'atmosfera, come avvenuto su Marte, nel tempo viene erosa e strappata via dal vento solare. La presenza del campo magnetico invece garantisce l’integrità dell’atmosfera, la stabilità climatica e potenzialmente anche la vita.
Fino a oggi le ricerche di campi magnetici extrasolari avevano dato risultati limitati e spesso controversi. La nuova ricerca si basa su una tecnica completamente diversa che sfrutta il comportamento delle atmosfere planetarie.
Venti estremi rivelano uno scudo invisibile
Il team guidato dalla ricercatrice francese Julia Seidel grazie al potere di telescopi quali il Very Large Telescope dell'ESO in Cile e il telescopio Gemini North alle Hawaii ha potuto studiare un campione di sette pianeti appartenenti alla categoria degli "ultra-hot Jupiters".
Gli astronomi hanno rilevato su questi sette pianeti la presenza di venti atmosferici con velocità comprese tra circa 7.000 e 25.000 chilometri orari, valori enormemente superiori a quelli osservati su Giove.

Tuttavia, il risultato interessante è che tra questi sette pianeti, i più caldi mostrano venti relativamente più lenti rispetto a quanto previsto dai modelli atmosferici.
L’idea che gli astronomi si sono fatti osservando questo comportamento è che su questi pianeti esistano campi magnetici planetari che interagiscono e frenano i venti atmosferici, essendo questi costituiti da gas ionizzati. Dalla riduzione di velocità rispetto ai modelli viene misurata, indirettamente, l’intensità dei campi magnetici planetari.
Le misure suggeriscono campi magnetici paragonabili a quelli dei giganti del Sistema Solare: circa quattro volte più intensi di quello di Saturno e fino a metà della potenza di quello di Giove.
Perché questa scoperta è importante
La scoperta è importante in quanto apre concretamente alla possibilità di misurare i campi magnetici anche su pianeti a centinaia o migliaia di anni luce dalla Terra.

Mentre ora questo metodo è stato applicato a pianeti gioviani super caldi, che sicuramente non ospitano forme di vita, i prossimi telescopi, come l'Extremely Large Telescope, potrebbero consentire di misurare il magnetismo di pianeti simili alla Terra nella fascia di abitabilità. Questa informazione aggiuntiva aiuterà gli astronomi a capire se su un pianeta abitabile esistano campi magnetici in grado di preservare forme di vita, qualora ne esistano, proteggendole dal vento stellare.
Non meno interessante per gli astronomi è la possibilità di sfruttare le proprietà di questi campi magnetici per esplorare indirettamente gli interni planetari, dove questi vengono generati, ricostruire la loro storia evolutiva e la loro capacità di conservare atmosfere stabili nel corso di miliardi di anni.
A distanza di trent'anni dalla scoperta dei primi esopianeti, oggi gli astronomi non si limitano più a individuarli, ma ne studiano il "meteo", le atmosfere e ora perfino il loro magnetismo.
Riferimento allo studio
"Magnetic field strengths of hot giant exoplanets consistent with Solar System values" Julia V. Seidel et al. Nature Astronomy, (2026) https://doi.org/10.1038/s41550-026-02870-1
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