Clima, da quali paesi del mondo arrivano le maggiori emissioni di CO2?

Ad ogni Conferenza delle Nazioni Unite sul clima si scatena la discussione sulle emissioni totali, storiche e pro-capite. La Cina è oggi il maggior emettitore, ma dall’inizio dell'industrializzazione chi è il maggior responsabile della crisi climatica?

Impianti energetici ed industrie sono i maggiori responsabili delle emissioni serra, ma importante ruolo risiede anche nella deforestazione, cambio uso del suolo, agricoltura e allevamenti intensivi.

L’Accordo di Parigi sul clima è nato dal difficile lavoro negoziale di COP 21 del 2015, dove per evitare sterili discussioni su chi è il colpevole delle maggiori emissioni si è lasciato agli Stati libera scelta nel presentare un impegno sostanzialmente lasciato alla buona volontà, che non è stato oggetto di negoziato. Se andiamo infatti a cercare un “colpevole”, le cose si complicano a seconda di come aggreghiamo o interpretiamo i dati. Ecco alcuni esempi

Emissioni assolute

Quanto a emissioni assolute il maggior emettitore come tutti sanno è la Cina. Secondo i dati più recenti è già attorno a 9.7 GtCO2 (miliardi di tonnellate). Seguono gli Stati Uniti, a 4.7 GtCO2 .

Al terzo posto come nazione c’è l’India, 2.4 GtCO2, ma se consideriamo l’intera Unione Europea, è la nostra organizzazione di stati ad essere sul terzo gradino del podio con 2.7 GtCO2. Dopo l’India, troviamo l’Indonesia, a causa soprattutto della pesante deforestazione. L’Italia nella classifica per nazioni è al 18° posto. Questo tipo di approccio però non tiene infatti conto della storia delle emissioni nonché della popolazione.

Emissioni storiche

I paesi in via di sviluppo invocano la giustizia climatica. Alcuni leader e i movimenti per esempio accusano i paesi industrializzati di aver “occupato l’atmosfera”, con le loro emissioni storiche. E’ questa una discussione cruciale nei negoziati.

Alcuni leader e i movimenti per esempio accusano i paesi industrializzati di aver “occupato l’atmosfera”, con le loro emissioni storiche. E’ questa una discussione cruciale nei negoziati.

Un interessante video sviluppato dal sito CarbonBrief mostra cosa è successo dall’inizio dell’era preindustriale ad oggi. Fino a metà XIX secolo le maggiori emissioni non erano dai combustibili fossili, ma dalla deforestazione, negli Usa e nei paesi Europei, e già allora anche in Brasile e Indonesia, per far spazio a coltivazioni di cacao, caffè, tabacco e altro. Poi col boom industriale nel 1900 ai primi tre posti del totale emesso c’erano Usa, Russia e Inghilterra.

Nel 1992, anno della stipula della Convenzione ONU sul clima all’Earth summit di Rio de Janeiro, la Cina era appena arrivata al terzo posto delle emissioni cumulate e seconda in quelle annuali. Gli Usa però, insieme ai paesi industrializzati, avevano già emesso quasi la metà del carbon budget disponibile per stare nell’obiettivo 1.5°C.

Attualmente il maggior emettitore storico sono ancora gli USA, con ben 509 GtCO2. Segue la Cina, sostanzialmente alla metà, quindi Russia, Brasile, Indonesia e Germania, solo settima l’India. Interessante poi notare che la quota di emissioni degli USA equivale a un riscaldamento di 0.2°C sui 1.2°C finora osservati di aumento globale.

Un'immagine storica dell'inizio dell'era industriale. piu della metà delle emissioni cumulate sono state emesse dai paesi occidentali, i soli USA sono responsabili di 0.2°C di aumento delle temperature globali, su 1.2°C finora osservati.

Emissioni pro capite

La classifica dei maggiori emettitori pro capite cambia totalmente, e ai primi posti svettano piccoli Stati con economie molto avanzate basate sul petrolio. Fino ad alcuni anni fa era Lussemburgo il maggior emettitore pro capite, ora è il Qatar con circa 70 tCO2 per abitante.

Fra i grandi stati, gli Usa sono ora attorno alle 16 tCO2 pro capite, erano a quasi 20 fino a non molti anni fa. La Cina ha da poco superato, leggermente, la media Europea, attorno a 8 tCO2. Per abitante, l’Italia è attorno alle 6 tCO2.

Agli ultimi posti paesi poverissimi o in guerra, l’Afghanistan ha una media di emissioni per abitanti di meno di circa un quintale, circa quanto un americano in un giorno!

Se invece, per complicare i conti, guardiamo alle emissioni cumulative ponderate per la popolazione, la classifica cambia ancora, Il maggior responsabile storico in base alla popolazione diventa il Canada, seguito da Usa, Estonia, Australia, Trinidad Tobago, Russia, Regno unito. Spariscono dai primi 20 posti Cina, india, Brasile.

Emissioni dei consumi

Ulteriore modo di guardare alle emissione è quello di basarci sui consumi finali di beni e prodotti vari. Ogni oggetto infatti ha una sua cosiddetta energia grigia, ovvero la quantità di energia necessaria per produrlo, con le conseguenti emissioni. Delocalizzare aziende o industrie infatti implica anche, indirettamente, a delocalizzare in altri paesi produzioni inquinanti, consumi energetici ed emissioni di gas serra.


Il conteggio si fa così complicato, per la difficoltà ad accedere ai dati. Interessante però notare che nel complesso storico cambia poco, pur con una accentuazione delle responsabilità dei paesi occidentali più industrializzati. Questo perché se oggi è la Cina l’officina del mondo ad esportare beni di consumo, nel passato lo erano prima l’Inghilterra e la Germania e poi gli Usa.

Se guardiamo però agli ultimi anni, scopriamo che i paesi europei, che importano molti prodotti ed energia, vedrebbero aumentare del 30% in questo modo le loro emissioni, e la Svizzera addirittura del 209%.

Dobbiamo cambiare approccio

Potremmo poi guardare alla variazione nel tempo delle emissioni, e qui naturalmente si scopre subito il vertiginoso aumento di Cina ed India degli ultimi 30 anni, fino al 300%.

Ma non è questo il punto. Litigando e discutendo di chi è il colpevole, non si arriverebbe mai ad accordarsi, un po’ come fu a Copenaghen col fallimento della COP 15 del 2009.

Il concetto da tenere a mente è che nessuno è colpevole ma tutti siamo responsabili, e solo con l’impegno di tutti per la vera decarbonizzazione e con l’abbandono dei combustibili fossili un giorno potremo, forse, uscire dal problema epocale che abbiamo noi stessi causato.