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Clima, cosa sono le emissioni di gas serra militari?

I dati delle emissioni serra militari sono scarsi e imprecisi. Globalmente le forze armate sono una grande fonte di gas serra. Ecco i numeri della CO2 emessa da alcuni mezzi bellici e da alcuni Stati. A COP 26 si è parlato delle emissioni militari?

Un gruppo di caccia militari in volo. Oltre alle emissioni dirette di gas serra, i jet militari volano a quote dove si formano facilmente scie di condensazione che a loro volta impattano sul bilancio radiativo globale.

La guerra è anzitutto una tragedia umana e sociale che ad ogni costo dovremmo evitare. Siamo tutti colpiti e preoccupati della guerra in corso in Ucraina a seguito dell’invasione della Russia ordinata da Vladimir Putin. Il largo impiego di mezzi, le distruzioni, gli incendi e tutto quello che ruota attorno alla guerra ha anche un grande impatto in termini di emissioni di gas serra. È pressoché impossibile entrare nel dettaglio delle emissioni dirette e indirette delle operazioni belliche in corso in Ucraina. Più in generale però il tema delle emissioni militari è uno di quegli argomenti di cui poco si parla, ma che non può essere ignorato.

Le emissioni dei mezzi militari

Le informazioni dettagliate scarseggiano, quelli che citiamo dunque sono solo alcune informazioni raccolte, da prendere come indicative. Un carro armato percorre poche centinaia di metri con un litro di carburante. Per 100 km occorrono quasi 500 litri, il che comporta oltre una tonnellata di CO2 emessa, quanto un’utilitaria in un anno. Numeri incredibili poi per l’aeronautica militare. Un caccia consuma a seconda dei modelli 12-17000 litri di carburante ogni ora. In pratica, un’ora di volo comporta emissione di 20-40 tonnellate di CO2, più di una famiglia in un anno. Un bombardiere strategico ha un serbatoio contiene 1,5 milioni di litri di combustibile avio, una missione di volo comporta emissioni per 4500 tCO2, escludendo eventuali rifornimenti in volo.

Va però ricordato che le emissioni dei mezzi sono solo una parte dei gas serra delle attività militari. A queste si aggiungono infatti l’energia per gli edifici, la logistica nonché l’indotto delle industrie e fornitori degli eserciti, marina e aeronautica.

Le emissioni militari negli inventari serra

Il comparto della difesa, globalmente, si stima incida per il 4-5% delle emissioni, più del settore aeronavale e civile e della gestione dei rifiuti.

In molti paesi i militari sono i maggiori consumatori di energia istituzionali, non solo in Russia e Cina ma anche in USA, Regno Unito e perfino in Svizzera il settore della difesa è il maggior emettitore fra gli enti pubblici.

Prese da se, le emissioni militari di Russia, Cina ed USA le sono simili a quelle di nazioni come Svizzera e Portogallo. Nell’anno della pandemia, a fronte di riduzione di emissioni serra, la spesa militare globale nel 2020 è aumentata del 2,6% nonostante un calo del PIL globale del 4,4% a causa della pandemia di COVID-19. Tali aumenti di spesa militare corrispondo probabilmente anche ad un aumento delle emissioni militari globali, in controtendenza col calo del 2020 per i lockdown. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici obbliga i firmatari a rendicontare le emissioni di gas a effetto serra, ma la parte relativa alle emissioni militari è volontaria e spesso è poco trasparente, inglobata in altre voci degli inventari serra.

Le emissioni militari alle COP

Nei negoziati sul clima mai si è parlato del problema delle emissioni militari, men che meno di pace e disarmo. Nessun accordo internazionale sul clima, incluso quello di Parigi e la COP26, le cita, anzi alla stipula di Kyoto nel 1997 fu escluso l’obbligo di rendicontarle negli inventari serra. Alla COP 26 un gruppo di 225 organizzazioni non governative aveva lanciato un appello ai governi per impegnarsi in riduzioni anche delle emissioni militari. Nell’appello si chiedeva ai governi di fissare obiettivi chiari di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per i militari in linea con l'obiettivo di 1,5 ° C. L’appello è caduto nel vuoto, ma sarà rilanciato alla prossima COP27.

Attività militari a emissioni nette zero?

Sembra quasi paradossale, a fronte della tragedia delle guerre, parlare di azioni militari ecosostenibili. Citiamo comunque alcune azioni al proposito. Si parla ad esempio dell’impiego di biocarburanti in aerei e navi militari. Inoltre nel giugno 2021 la NATO ha dichiarato che intende valutare la fattibilità del raggiungimento di emissioni nette zero entro il 2050, senza compromettere la sicurezza e la difesa. Vanno però citati alcuni Stati, pochi nel mondo, che sono già ad emissioni militari zero. Sono gli Stati senza esercito. I più noti sono Costa Rica, abolì l'esercito nel 1948 investendo i risparmi in salute, istruzione e ambiente e Panama dal 1990.