COP30: la Marcia Globale per il Clima scuote i negoziati. Belém 2025 sarà la COP della realizzazione?

Attese, ostacoli e novità hanno caratterizzato la prima settimana di negoziati sul clima a Belém. Continuano le proteste indigene, culminate nella grande marcia globale per il clima di sabato. Ora iniziano i giorni cruciali, COP30 sarà storica?
La prima settimana della COP30 di Belém si chiude tra speranza e tensioni: proteste indigene, problemi logistici e nuovi strumenti finanziari per le foreste tropicali hanno segnato i giorni iniziali della conferenza ONU sul clima.
Dalla Marcia Globale dei Popoli per il Clima al lancio del Tropical Forest Forever Facility, fino al nuovo fondo ambientale ONU per rifugiati e comunità vulnerabili, Belém è al centro dell’attenzione mediatica come forse non avveniva dai tempi della COP 15 di Copenaghen.
Questa settimana sarà decisiva per accordi su NDC, foreste, adattamento e finanza climatica, con un Brasile contradditorio fra il suo forte ruolo diplomatico e le pecche organizzative interne ed esterne.
Altre proteste indigene
Venerdì una nuova protesta di un folto gruppo di indigeni arrivati con la flottila, ha bloccato per alcune ore l’ingresso di COP30. Le tante forze di polizia e militari presenti non sono intervenute per disperdere i manifestanti, evitando così conseguenze non prevedibili. Gli indigeni manifestato per chiedere l’abrogazione di un Decreto legge del Brasile che prevede opere idriche in aree sacre. La protesta ha condizionato i negoziati in una delle giornate più delicate della conferenza.
La protesta si è pacificamente grazie alla mediazione della presidenza della COP. La direttrice esecutiva Ana Toni l’ha definita legittima e parte del normale confronto democratico, sottolineando che il dialogo con i popoli indigeni resterà centrale nei lavori della conferenza. Ha poi ricordato che quest’anno a COP30 ci sono circa 900 rappresentanti indigeni accreditati, un record rispetto alle edizioni precedenti.
La voce dei popoli: la Marcha Global por el Clima
Sabato è stata la volta della grande marcia popolare, con migliaia di attivisti che hanno invaso la città insieme agli indigeni delle proteste di cui sopra. Erano presento oltre mille movimenti da 62 paesi. Gli slogan e i cartelloni principali hanno riguardato giustizia climatica, stop ai fossili, difesa dei territori e dei popoli indigeni. Durante la manifestazione si è svolto anche un simbolico funerale dei combustibili fossili.
L’evento è stato organizzato dalla Cúpula dos Povos, un forum parallelo alla COP ufficiale che ha riunito movimenti sociali e indigeni di tutto il mondo per chiedere azioni concrete contro la crisi climatica e il business finanziario che si nasconde dietro meccanismi come REDD e compensazioni delle emissioni
Le ministre brasiliane Marina Silva e Sonia Guajajara hanno partecipato alla manifestazione, sottolineando il carattere popolare e democratico della COP brasiliana. «È tempo di tracciare la rotta per una transizione giusta e chiudere la dipendenza dai combustibili fossili», ha dichiarato Marina Silva.
Risultati prima settimana e aspettative
La prima settimana della COP30 si è chiusa con risultati parziali e alcune tensioni nei negoziati, specie su ricerca e osservazioni sistematiche. Non vi sono state però, come in altre occasioni, rotture o uscite dal negoziato. Come accaduto a Glasgow, l’Arabia Saudita si è opposta ai riferimenti al ruolo dell’IPCC ed al contrasto del negazionismo e disinformazione climatica.

Il presidente di COP30, l’Ambasciatore André Corrêa do Lago, vorrebbe arrivare a lanciare due nuove iniziative chiave: il “Belém work programme” per attuare l’articolo 9.1sulla finanza climatica dell’Accordo di Parigi e soprattutto il “Belém 1.5°C Action Plan”, una proposta per rilanciare l’ambizione di limitare il riscaldamento globale entro +1.5°C sui livelli preindustriali. Si vocifera di un rafforzamento e accelerazione dell’abbandono dei combustibili fossili, tema certo non gradito ai paesi produttori di petrolio gas e carbone.
Cresce così l’attesa per la sessione alto livello, sono attesi di nuovi i ministri e capi di stato che affineranno il negoziato su finanza, adattamento e giusta transizione.
Cosa deve succedere perché sia una COP di successo?
L’auspicio del Brasile è che la COP30 di Belém diventi una la “COP della realizzazione”: non solo nuovi impegni, ma tradurre in azione concreta ciò che già è stato deciso.
E’ presente a Belém anche Christiana Figueres, artefice come ex segretaria UNFCCC dell’Accordo di Parigi, che ha definito la COP30 una sfida complessa. L’auspicio della Figueres è che dalla seconda settimana esca un documento di copertina di indirizzo politico chiaro che mostri che questa edizione ha portato risultati visibili.
Tuttavia la settimana che si apre appare incerta. Temi chiave come finanza climatica, taglio delle emissioni e uscita dai combustibili fossili restano divisivi, soprattutto tra i Paesi produttori di petrolio e gas.