Disastro di Chernobyl: davvero la Russia usò l’inseminazione delle nubi per ridurre il fallout radioattivo a Mosca?

Quarant’anni dopo la catastrofe di Chernobyl, emergono ancora oggi curiosità, aneddoti e particolari di quella vicenda. Fra le tante, alcune notizie parlano di uso della geoingegneria: davvero l’URSS indusse la pioggia artificiale per salvare Mosca dal fallout? Facciamo chiarezza.

Un cartello di pericolo di radiazioni nella zona di esclusione ancora oggi disabitata attorno alla centrale nucleare di Chernobyl.
Un cartello di pericolo di radiazioni nella zona di esclusione ancora oggi disabitata attorno alla centrale nucleare di Chernobyl.

Si parla molto in questi giorni dell’anniversario del disastro alla centrale nucleare di Chernobyl. Nella notte fra il 25 e 26 aprile 1986, una serie di errori, imprudenze, sottovalutazioni e carenze progettuali causò il peggiore disastro nucleare della storia.

A quarant’anni di distanza emergono ancora oggi curiosità e aneddoti, sia sulle cause della catastrofe che su alcuni aspetti legati alla meteorologia. Fra questi, l’ipotetico uso da parte dell’Unione Sovietica dell’inseminazione delle nubi per limitare la diffusione del fallout, sacrificando alcune zone per salvarne altre.

Chernobyl: il meteo (e l’esplosione non nucleare) determinante

Prima ancora di addentrarci in queste notizie e indiscrezioni che in questi giorni riemergono, è bene ricordare che la causa prima della diffusione di sostanze radioattive in tutta Europa e anche in buona parte dell’emisfero boreale, fu l’incidente nucleare stesso.

La fusione del nocciolo di un reattore nucleare è il peggior incidente possibile a un impianto energetico nucleare. Ne conseguirono due esplosioni non nucleari e un lungo incendio, il tipo di reattore infatti usava grafite e questo complicò le operazioni di spegnimento.

Venti, piogge e situazione sinottica fecero il resto portando i radionuclidi prima verso la Scandinavia poi col blocco scandinavo dei primi di maggio la nube radioattiva arrivò fino a Francia, Italia, Spagna e Regno Unito.

Cos’è il cloud seeding

L’inseminazione delle nubi è una tecnica di modifica artificiale del tempo nota da tempo e usata per indurre la pioggia, dissolvere le nebbie specie se brinose e ridurre il rischio di grandine. Da non confondere con le teorie del complotto sulla geoingegneria e scie chimiche, è nota fin dal 1946, scoperta negli USA dal chimico Vincent Schaefer, ricercatore nei laboratori General Electric.

Funziona, almeno teoricamente, inseminando nubi con sostanze chimiche simili a nuclei di condensazione, come lo ioduro d’argento. L’introduzione in una nube di queste sostanze facilita la formazione di cristalli di ghiaccio e quindi la precipitazione.

Come si nota, condizione necessaria per usarla è che siano già presenti nubi idonee alla pioggia, del tipo di nembostrati o cumulonembi. Senza nubi, il cloud seeding non è praticabile. Per spargere le sostanze inseminanti si usano aerei razzi diretti all’interno della nube.

Fu praticata e sperimentata molto negli anni 1960/70/80, da entrambi i blocchi, Stati Uniti e URSS, contrapposti nella guerra fredda. I risultati furono sempre controversi e mai ben dimostrati.

L’inseminazione delle nubi a Chernobyl

Secondo varie notizie e fonti, subito dopo il disastro di Chernobyl mentre da un lato le autorità sovietiche tenevano oscurata o minimizzavano la notizia, dall’altro era grande la preoccupazione che il fallout arrivasse fino a Mosca.

Fu così che il presidente del Comitato per l'idrometeorologia Yuri Antonievich Izrael avrebbe deciso, il 27 aprile 1986, di tentare di inseminare artificialmente le nubi sulla Bielorussia per limitare poi il fallout radioattivo sulla Russia e sulla Capitale Mosca se, come prevedevano i meteorologi sovietici, la nube radioattiva fosse giunta fino a Mosca.

La centrale nucleare di Chernobyl è ancora fonte di preoccuazione, il nuovo sarcofago qui in costruzione di recente è stato colpito da un drone durante la guerra fra Russia e Ucraina.
La centrale nucleare di Chernobyl è ancora fonte di preoccuazione, il nuovo sarcofago qui in costruzione di recente è stato colpito da un drone durante la guerra fra Russia e Ucraina.

L’operazione Cyclone, questo il nome in codice della missione, è sempre stata negata dalle autorità sovietiche e poi russe. Tuttavia ci sarebbero varie testimonianze che avvallano le operazioni di cloud seeing in Bielorussia nei giorni successivi l’incidente.

Fra queste, il documentario della BBC The Science of Superstorms del 2007, cita operazioni di cloud seeding nei giorni successivi all’incidente, con la presunta testimonianza diretta del pilota sovietico Aleksei Grushin.

Va detto che queste sono fonti giornalistiche e divulgative, senza alcuna prova scientifica né documenti desecretati in grado di avvallarla.

I dubbi e il nodo etico

Tanti i dubbi su questa vicenda, sostanziali e se veritiera, e nel caso se e quanto abbia funzionato. Di conseguenza sorgerebbero dubbi etici, in pratica si sarebbe sacrificata la Bielorussia per salvare Mosca.

Dalle informazione e notizie, e visti i tempi di allora in guerra fredda, è plausibile che si siano considerate da parte delle autorità sovietiche azioni di modifica del tempo. Da dimostrare se sono state poi messe in pratica e nel caso quanto abbiano funzionato.

Del resto dai modelli di reanalisi emerge chiaro che comunque le precipitazioni in Bielorussia in quei giorni furono presenti e importanti nella contaminazione delle regioni confinanti con l’Ucraina.

Vera o meno che sia questa vicenda, resta un dato di fatto: le condizioni meteo furono decisive nella diffusione della radioattività, ma prima ancora la colpa della contaminazione dell’Europa fu una sola: l’incidente nucleare stesso di Chernobyl.

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