L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?

Ricorrono i 60 anni dalla una delle più catastrofiche alluvioni che colpirono l’Italia. Firenze e l’Arno, ma anche vari affluenti di destra Po e fiumi del nordest esondarono. Ripercorriamo l’analisi sinottica e previsionale. El Niño contribuì a quell’evento e cosa succederebbe oggi se si ripetesse?

Un documento veramente straordinario: la mappa sinottica in superficie originale del 4 novembre 1966. Fonte Cartello Meteorologico quotidiano del Servizio Meteorologico dell'A.M., da archivio dell'Osservatorio Geofisico di Modena.
Un documento veramente straordinario: la mappa sinottica in superficie originale del 4 novembre 1966. Fonte Cartello Meteorologico quotidiano del Servizio Meteorologico dell'A.M., da archivio dell'Osservatorio Geofisico di Modena.

Ricorrono in questi giorni i 60 anni dall’alluvione dell’Arno che colpì in particolare Firenze, ma molti altri fiumi esondarono nel resto della Toscana ed anche al nord, specie Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna. Danni anche in altre zone del centro.
Fu un evento che segnò la storia delle catastrofi idrogeologiche e idrauliche del nostro paese. La mobilitazione degli “Angeli del Fango” resta un esempio storico di intervento del volontariato, oggi organizzato bene sotto la Protezione Civile.

La situazione sinottica di quell’evento è veramente particolare. Poco noto, l’evento arrivò peraltro dopo un periodo di El Niño moderato forte. Infine la domanda d’obbligo, se si ripetesse questa situazione col clima attuale cosa succederebbe?

La sinottica: elementi chiave

A fine ottobre 1966 si struttura un anticiclone che dalla Gran Bretagna estende un promontorio alla Scandinavia. Sul suo fianco orientale una saccatura si approfondisce fino all’Italia. Il giorno 30 una ciclogenesi sul Tirreno porta piogge diffuse anche consistenti. Al suo seguito l’anticiclone si sposta più sull’Atlantico, la corrente a getto polare scava così un profondo ciclone mediterraneo.

Il 3-4 novembre 1966 il ciclone si colloca con forma stretta e allungata in prossimità della Sardegna e poi sul Medio Tirreno.

Un blocco anticiclonico a est frena il lungo sistema frontale e innesca correnti sciroccali ondulate. Elemento chiave di quella situazione fu proprio la differenza di pressione fra il minimo, 998 hPa circa, e il blocco anticiclonico sui Balcani, oltre 1032 hPa.

Il mix del trasporto di vapore con probabile fiume atmosferico e l’effetto dell’orografia fanno il resto, portando piogge torrenziali.

Retro previsioni del 3-4 novembre 1966

Impressionanti i dati pluviometrici. Nel bacino dell’Arno a Badia Agnano caddero 338.7 mm in 24 ore e 437.2 mm in 48 ore. Sull’Appennino emiliano a Monteacuto delle Alpi il pluviometro raccolse 240 mm in 24 ore. In Veneto nel Cansiglio si raggiunsero 550 mm in 24 ore e 608 mm in tre giorni.

Firenze inondata dall'esondazione dell'Arno. Fonte Wikimedia.
Firenze inondata dall'esondazione dell'Arno. Fonte Wikimedia.

Era prevedibile una tale quantità di pioggia? Capecchi e Buizza in un interessante studio di “reforecasting” hanno simulato l’evento con i moderni modelli. Il modello ECMWF fatto girare come fosse operativo all’epoca coglieva un segnale del possibile evento intenso a partire da tre giorni prima. I quantitativi sarebbero stati sottostimati, ma il rischio di evento estremo sarebbe stato comunque colto.

ECMWF fatto girare come fosse operativo all’epoca coglieva un segnale del possibile evento intenso a partire da tre giorni prima. I quantitavi sarebbero stati sottostimato, ma il rischio di evento estremo sarebbe stato comunque colto.


Sottolineano però gli autori che il modello ha girato con dati scarsi, nel 1966 non esistevano le fitte reti moderni e soprattutto i satelliti.

L’evento El Niño 1965/66

È poco noto che l’evento alluvionale del novembre 1966 in Italia arrivò dopo un periodo caratterizzato da un episodio moderato-forte de El Niño. Va subito premesso però che a quel momento era già già terminato, e che nessuna pubblicazione scientifica parla di teleconnessioni fra la catastrofe dell’Arno e di altri fiumi nel centro nord Italia.

L’evento infatti ebbe culmine a novembre-dicembre 1965, un anno prima, con una anomalia di circa +2°C nella temperatura marina nella zona Niño 3.4. El Niño terminò nella primavera 1966 e nell’autunno le condizioni ENSO erano neutre.

El Niño , la situazione aggiornata. L'alluvione del novembre 1966 fu preceduta da un episodio moderato forte, ma al momento dell'evento era già terminato e ENSO era neutro.
El Niño , la situazione aggiornata. L'alluvione del novembre 1966 fu preceduta da un episodio moderato forte, ma al momento dell'evento era già terminato e ENSO era neutro.

In bibliografia vari studi analizzano come El Niño può influenzare le piogge nel Mediterraneo. Il suo contributo a una singola alluvione italiana però è ignoto. Guimarães Nobre et al. nel 2017 hanno analizzato piogge estreme e alluvioni in Europa, trovando un’influenza ENSO in alcune aree. Tuttavia sulle precipitazioni estreme l’effetto de El Niño è molto inferiore rispetto alla NAO.

Cosa succederebbe oggi con una situazione meteo simile?

L’evento 1966 avvenne nel quadro di un clima molto più freddo di oggi, e soprattutto con temperature marine più basse. Negli ultimi anni non sono mancate situazioni con notevoli somiglianze sinottiche, fra tutte citiamo il 15–17 novembre 2019 con piene importanti di Arno, Sieve, Elsa e Ombrone Grossetano.

La situazione di Vaja, 27–29 ottobre 2018, presenta varie differenze ed ebbe effetti più per la tempesta di vento distruttice dei boschi nelle Alpi orientali e per fenomeni convettivi. E qua è proprio la probabile grande differenza dal 1966. Negli ultimi anni sempre più le perturbazioni si comportano, anche in autunno, più in modalità estiva con temporali e conseguenti precipitazioni concentrate in breve tempo e zone più ristrette.

Una sinottica bis del 1966 comunque troverebbe un ambiente atmosferico e mari più caldi e provocherebbe probabilmente precipitazioni ancora più estreme e nonostante i miglioramenti previsionali e gli allerta causerebbe danni difficilmente immaginabili, anche a causa della maggior antropizzazione del territorio.

Riferimenti scientifici

Capecchi, V., & Buizza, R. (2019). Reforecasting the flooding of Florence of 4 November 1966 with global and regional ensembles, Journal of Geophysical Research: Atmospheres, 124, 3743–3764. https://doi.org/10.1029/2018JD030231

G Guimarães Nobre et al 2017 Environ. Res. Lett. 12 084012, https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/aa7c22/meta