L'ONU avverte: l'oceano, nostro grande alleato contro il cambiamento climatico, non riesce più ad assorbire CO₂

Per decenni, l'oceano ha fatto da cuscinetto al riscaldamento globale assorbendo parte della CO₂ che emettiamo, ma l'ONU avverte che la crisi climatica sta indebolendo questo processo naturale, fondamentale per il pianeta.

L'oceano assorbe circa un terzo della CO2 generata dall'attività umana.
L'oceano assorbe circa un terzo della CO2 generata dall'attività umana.

Il ruolo dell’oceano nella regolazione del clima è fondamentale perché assorbe circa il 30% delle emissioni di anidride carbonica generate dalle attività umane, catturando circa il 90% del calore in eccesso intrappolato dai gas serra.

Questa funzione permette di ridurre la quantità di CO₂ che rimane nell’atmosfera e di rallentare, in una certa misura, il riscaldamento del pianeta. Tuttavia, l’aumento delle temperature sta alterando i processi fisici, chimici e biologici che rendono possibile questo scambio di carbonio.

Un oceano sempre più alterato

L’aumento della temperatura superficiale del mare modifica la capacità dell’acqua di assorbire CO₂, a cui si aggiungono l’acidificazione e la deossigenazione, oltre all’inquinamento e al degrado degli ecosistemi marini.

Il riscaldamento dell’acqua e i cambiamenti nella chimica marina influenzano i processi che permettono all’oceano di assorbire e immagazzinare carbonio.
Il riscaldamento dell’acqua e i cambiamenti nella chimica marina influenzano i processi che permettono all’oceano di assorbire e immagazzinare carbonio.

Queste alterazioni incidono sui meccanismi che permettono di assorbire, trasportare e immagazzinare carbonio.

Il conseguente indebolimento del pozzo di assorbimento oceanico può alimentare un circolo preoccupante se l’oceano rimuove meno CO₂ dall’atmosfera.

Più monitoraggio per conoscere quanto carbonio immagazzina il mare

Di fronte a questa realtà, le Nazioni Unite chiedono di potenziare l’osservazione oceanica attraverso sensori e sistemi di monitoraggio, infrastrutture per i dati e modelli scientifici.

L’obiettivo è comprendere meglio come si comporta il carbonio nell’oceano e anticipare i cambiamenti che possono influire sulla sua capacità di immagazzinarlo.

L’iniziativa, denominata Ocean Carbon Intelligence, punta a integrare scienza, tecnologia, dati e conoscenze locali per migliorare le informazioni disponibili e favorire decisioni fondate su solide basi.

Mangrovie e praterie marine, alleate nell’immagazzinamento del carbonio

Il rapporto individua anche opportunità per proteggere e rafforzare la funzione climatica di determinati ecosistemi marini, soprattutto quelli legati al cosiddetto carbonio blu.

Le mangrovie, le praterie marine e le paludi salmastre costiere assorbono e immagazzinano carbonio in modo naturale. Secondo i dati riportati nel rapporto, questi ecosistemi rimuovono già circa 407 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno.

Le mangrovie, le paludi salmastre e le praterie marine sono ecosistemi di carbonio blu che contribuiscono all’immagazzinamento della CO₂.
Le mangrovie, le paludi salmastre e le praterie marine sono ecosistemi di carbonio blu che contribuiscono all’immagazzinamento della CO₂.

Vengono analizzate anche le tecnologie di rimozione dell’anidride carbonica in ambiente marino, che mirano a estrarre CO₂ e a immagazzinarla in modo duraturo.

Queste soluzioni, tuttavia, presentano ancora importanti incertezze e richiedono ulteriori ricerche, monitoraggio e regolamentazione.

Le comunità insulari in prima linea

L’indebolimento degli ecosistemi oceanici ha conseguenze che vanno oltre il clima. I piccoli Stati insulari in via di sviluppo, responsabili di meno dell’1% delle emissioni mondiali, sono tra i territori più esposti agli impatti che interessano l’oceano.

Per questo, il rapporto citato più volte nell’articolo chiede di facilitare l’accesso di questi Paesi a finanziamenti, tecnologie e formazione per sviluppare soluzioni adatte alle loro esigenze.

Fonti della notizia

Agencia SINC. (2026). L’oceano fatica sempre di più a proteggerci dalla CO₂.
Noticias ONU. (2026). https://www.un.org/es/node/249656?utm_source=chatgpt.com.