L'ONU avverte: l'oceano, nostro grande alleato contro il cambiamento climatico, non riesce più ad assorbire CO₂
Per decenni, l'oceano ha fatto da cuscinetto al riscaldamento globale assorbendo parte della CO₂ che emettiamo, ma l'ONU avverte che la crisi climatica sta indebolendo questo processo naturale, fondamentale per il pianeta.

Il ruolo dell’oceano nella regolazione del clima è fondamentale perché assorbe circa il 30% delle emissioni di anidride carbonica generate dalle attività umane, catturando circa il 90% del calore in eccesso intrappolato dai gas serra.
Questa funzione permette di ridurre la quantità di CO₂ che rimane nell’atmosfera e di rallentare, in una certa misura, il riscaldamento del pianeta. Tuttavia, l’aumento delle temperature sta alterando i processi fisici, chimici e biologici che rendono possibile questo scambio di carbonio.
Un oceano sempre più alterato
L’aumento della temperatura superficiale del mare modifica la capacità dell’acqua di assorbire CO₂, a cui si aggiungono l’acidificazione e la deossigenazione, oltre all’inquinamento e al degrado degli ecosistemi marini.

Queste alterazioni incidono sui meccanismi che permettono di assorbire, trasportare e immagazzinare carbonio.
Il conseguente indebolimento del pozzo di assorbimento oceanico può alimentare un circolo preoccupante se l’oceano rimuove meno CO₂ dall’atmosfera.
Più monitoraggio per conoscere quanto carbonio immagazzina il mare
Di fronte a questa realtà, le Nazioni Unite chiedono di potenziare l’osservazione oceanica attraverso sensori e sistemi di monitoraggio, infrastrutture per i dati e modelli scientifici.
L’oceano assorbe circa il 30% delle emissioni di CO₂ prodotte dalle attività umane e il 90% del calore in eccesso generato dal cambiamento climatico. Ma fattori come il riscaldamento, l’acidificazione e l’inquinamento stanno compromettendo queste funzioni. Un nuovo rapporto @UN chiede dati migliori per orientare le tecnologie climatiche basate sull’oceano: https://t.co/iuadwCC9xR
— Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (@UNEP) 28 ottobre 2026
L’obiettivo è comprendere meglio come si comporta il carbonio nell’oceano e anticipare i cambiamenti che possono influire sulla sua capacità di immagazzinarlo.
L’iniziativa, denominata Ocean Carbon Intelligence, punta a integrare scienza, tecnologia, dati e conoscenze locali per migliorare le informazioni disponibili e favorire decisioni fondate su solide basi.
Mangrovie e praterie marine, alleate nell’immagazzinamento del carbonio
Il rapporto individua anche opportunità per proteggere e rafforzare la funzione climatica di determinati ecosistemi marini, soprattutto quelli legati al cosiddetto carbonio blu.
Le mangrovie, le praterie marine e le paludi salmastre costiere assorbono e immagazzinano carbonio in modo naturale. Secondo i dati riportati nel rapporto, questi ecosistemi rimuovono già circa 407 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno.

Vengono analizzate anche le tecnologie di rimozione dell’anidride carbonica in ambiente marino, che mirano a estrarre CO₂ e a immagazzinarla in modo duraturo.
Queste soluzioni, tuttavia, presentano ancora importanti incertezze e richiedono ulteriori ricerche, monitoraggio e regolamentazione.
Le comunità insulari in prima linea
L’indebolimento degli ecosistemi oceanici ha conseguenze che vanno oltre il clima. I piccoli Stati insulari in via di sviluppo, responsabili di meno dell’1% delle emissioni mondiali, sono tra i territori più esposti agli impatti che interessano l’oceano.
Per questo, il rapporto citato più volte nell’articolo chiede di facilitare l’accesso di questi Paesi a finanziamenti, tecnologie e formazione per sviluppare soluzioni adatte alle loro esigenze.
Fonti della notizia
Agencia SINC. (2026). L’oceano fatica sempre di più a proteggerci dalla CO₂.
Noticias ONU. (2026). https://www.un.org/es/node/249656?utm_source=chatgpt.com.